Leandro

Suo padre era un nobile visigoto di Spagna e governatore di Cartagena. I visigoti, ariani, perseguitavano i cattolici. Un nobile, Atanagildo, chiese aiuto ai bizantini e questi accorsero sbarcando proprio a Cartagena. La famiglia di Leandro fuggì a Siviglia. Qui, col tempo, la madre si fece cattolica con i figli (Fulgenzio fu vescovo di Ecija, Leandro di Siviglia, Isidoro successe a Leandro, Fiorentina divenne monaca). Nel 578 Leandro, che era monaco, fu acclamato vescovo. Intanto Ermenegildo, figlio del re Leovigildo e fratello di Recaredo, sposava Indegonda, cattolica e figlia di Sigeberto d’Austrasia. Ermenegildo fu mandato a governare Siviglia. Qui conobbe Leandro e si convinse a diventare cattolico. Il re si infuriò e ordinò al figlio di tornare a Toledo (capitale visigota). Ma Ermenegildo rifiutò e Siviglia venne assediata ed espugnata. Ermenegildo fuggì a Cordova e organizzò la riscossa, ma venne sconfitto e ucciso. Leandro riparò a Costantinopoli fino alla morte di Leovigildo nel 586. Il nuovo re, Recaredo, si fece cattolico e richiamò Leandro. Insieme lavorarono per riportare la Spagna al cattolicesimo. Leandro riuscì anche a convertire gli svevi di Galizia. Amico del papa s. Gregorio Magno, il santo morì nel 600.
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