Macrobio di Niciu

In verità si chiamava Makrawah, Macrobio era evidentemente la sua versione latina, dal momento che ci sono altri quattro santi di nome Macrobio. Era vescovo di Niciu, nel medio delta del Nilo. Proveniva da Tsmumi, nella diocesi di Psati. La sua era una famiglia cristiana e molto in vista. Macrobio divenne versato nello studio delle Scritture e, ventiquattrenne, fu ordinato diacono. Fu poi consacrato sacerdote ed era già anziano quando venne chiamato a succedere al vescovo Sarapamon, mortomartire. Durante la persecuzione di Diocleziano fu arrestato nella sua chiesa da due emissari imperiali, Teofane e Ammonio. Questi, dopo il primo interrogatorio, lo fecero torturare. Poi lo mandarono ad Alessandria davanti al magistrato Armenio. Messo in carcere, Macrobio guarì la figlia dell’alto funzionario Giulio di Aqfahs, che si convertì con tutta la famiglia (e per questo finì poi martire). A quel punto Armenio volle sbarazzarsi di Macrobio e lo deferì al governatore Galliano. Ancora una volta il vescovo venne torturato e, di fronte alla sua ostinazione, infine decapitato. Giulio di Aqfahs ne riportò il corpo a Niciuma, lungo la strada, i cavalli si fermarono a Tsmumi e rifiutarono di proseguire. Così, il corpo rimase là.
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