Toccare la concretezza della realtà (Tracce di Parola di Dio del 9.02.2018)

La storia del miracolo raccontata nel Vangelo di oggi non è semplicemente la narrazione di un fatto di cronaca registrato dal Vangelo, ma forse anche un’indicazione importante per la rilettura della nostra vita. L’uomo coinvolto non è solo un uomo afflitto da un problema, ma un uomo afflitto da un problema carico di grande valore simbolico: “Condussero da lui un sordo che parlava a stento; e lo pregarono che gli imponesse le mani”. Il problema di quest’uomo è un problema di comunicazione. Quando si ammala la nostra comunicazione siamo costretti all’isolamento. Uno dei sintomi del male della nostra vita è proprio l'isolamento. Soprattutto l'isolamento dalla realtà e dagli altri. Ci si rinchiude dentro la nostra testa, i nostri ragionamenti, le nostre autopsie celebrali e si confonde la realtà con ciò che invece è solo dentro la nostra testa. La cosa peggiore, poi, è quando non riusciamo nemmeno più a chiedere aiuto, a farci aiutare per venir fuori da questo isolamento. Il Vangelo di oggi parla esattamente di questo. Gesù riapre i sensi. Riapre, cioè, le vie di comunicazione con la realtà. Ci fa tornare con i piedi per terra. Ridà valore alle cose che esistono e non alle nostre elucumbrazioni mentali che sono la prima benzina delle nostre depressioni. Oggi Gesù pronuncia "Effata" cioè "Apriti" su tutte le nostre chiusure e isolamenti. E lo fa con una fisicità estrema: “Egli lo condusse fuori dalla folla, in disparte, gli mise le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; poi, alzando gli occhi al cielo, sospirò e gli disse: «Effatà!» che vuol dire: «Apriti!»”. Dita, saliva, lingua, toccare, sono cose di una concretezza estrema. È il contatto concreto della vita l’occasione che molto spesso il Signore ci dà per guarire. Non i ragionamenti ma il lasciarsi “toccare” concretamente nelle cose, è lì che troviamo anche guarigione. Non basta riordinare le idee a volte abbiamo bisogno dell’incontro/scontro con la concretezza della realtà. #dalvangelodioggi

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Don Luigi Maria Epicoco

Don Luigi Maria Epicoco

Luigi Maria Epicoco, nasce a MesAngeles (Mesagne per chi non parlasse inglese) nella provincia brindisina. Dopo aver litigato con la mafia locale è vincitore di un programma di copertura "testimoni". Da quel dì veste gli abiti di prete e vive a L'Aquila, beccando con tempismo perfetto il terremoto del 6 aprile 2009. Insegna filosofia confondendo le già provate intelligenze giovanili italiane e non. Parla diverse lingue sbagliando costantemente però i posti in cui parlarle. Non è sposato ma ha molti figli secondo la teoria che gli altri li fanno e lui deve crescerli. Ha un innato istinto al martirio ma nel frattempo si esercita martirizzando i suoi collaboratori e vicini di casa. Tra le sue doti uno sguardo metafisico. Tra i suoi difetti crede che il Vangelo sia un utopia possibile.

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