I turbamenti di Maria (IV domenica d’Avvento)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.


Questo consumatissimo passo del Vangelo dell'annunciazione, è tra le pagine più belle del Vangelo. Tante postazioni di visuale troviamo al suo interno, tanti spunti di riflessioni, tanti paesaggi di bellezza. Ma oggi vorrei soffermarmi sul turbamento di Maria. Questa donna riceve da Dio un annuncio che comincia con la parola "Kaire", che significa "gioisci, rallegrati, sii felice...", ma la prima reazione a questo annuncio è un turbamento. Mi permetto di usare Maria per fare un elenco dei motivi per cui molto spesso invece della "gioia" nella nostra vita c'è il "turbamento", la "paura". 1. La vita a volte c'ha dato così tante fregature, che quando arriva qualcosa di bello diciamo a noi stessi che non è vera, non è reale, e che prima o poi si rivelerà con la sua porzione di sofferenza. 2. Ci siamo convinti che la felicità non esiste e ogni volta che abbiamo creduto alla felicità siamo stati male. Così ogni volta che ci viene proposta una strada che conduce alla felicità noi abbiamo paura in partenza. 3. Ci sentiamo sproporzionati rispetto alle cose che dobbiamo vivere. Ci domandiamo spesso chi ci darà la forza, la costanza, la capacità di affrontare le cose che ci vengono proposte e ciò ci crea ansia, che altro non è che un sinonimo della paura. 4. Pensiamo che Dio lavori contro di noi, snobbando i nostri desideri, così quando la Sua volontà si manifesta a noi attraverso le cose che viviamo pensiamo che ci stia privando di noi stessi e della possibilità di realizzarci, dimenticandoci che Lui è l'unico che conosce veramente i nostrid desideri più profondi, ed è l'unico che li prende sul serio. La scelta, proposta nel Vangelo di oggi è radicale: o la gioia o la paura. Maria sceglie la gioia, ma scegliere la gioia significa rischiare, significa soffrire per averla, significa affrontare tanti imprevisti. Ma la "gioia" è l'unica cosa che vale la pena, l'unica cosa che ci fa sentire vivi. La gioia non è un sentimento ma la meta di un cammino non facile. Scegliere la paura significa scegliere i nostri calcoli, le nostre insicurezze, le nostre depressioni. Esse hanno più argomenti a favore ma non conducono a nessuna parte se non a una "mezza vita", a una vita arrancata, accontentata, frustrata, mediocre. Non possiamo preparci al Natale senza decidere di cosa vogliamo fidarci: di Dio che attraverso la realtà ci porta annunci di gioia (seppelliti anche sotto problemi e imprevisti), o alle nostre paure che per difenderci dal dolore e dalla sofferenza alla fine ci difendono dal vivere e ci costringono a sopravvivere. Maria rischia. Maria dice si alla realtà che c'ha davanti...per questo "tutte le generazioni la diranno beata". E noi? A cosa stiamo dicendo si? Alla vita o alla paura della vita?

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Don Luigi Maria Epicoco

Don Luigi Maria Epicoco

Luigi Maria Epicoco, nasce a MesAngeles (Mesagne per chi non parlasse inglese) nella provincia brindisina. Dopo aver litigato con la mafia locale è vincitore di un programma di copertura "testimoni". Da quel dì veste gli abiti di prete e vive a L'Aquila, beccando con tempismo perfetto il terremoto del 6 aprile 2009. Insegna filosofia confondendo le già provate intelligenze giovanili italiane e non. Parla diverse lingue sbagliando costantemente però i posti in cui parlarle. Non è sposato ma ha molti figli secondo la teoria che gli altri li fanno e lui deve crescerli. Ha un innato istinto al martirio ma nel frattempo si esercita martirizzando i suoi collaboratori e vicini di casa. Tra le sue doti uno sguardo metafisico. Tra i suoi difetti crede che il Vangelo sia un utopia possibile.

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