I poveri li chiama per nome, i ricchi li aggettiva (Tracce di Parola di Dio del 1.03.2018)

Il racconto del vangelo di oggi si svolge a casa di un ricco. Solitamente i ricchi sono i più conosciuti in un paese. Il loro nome passa di bocca in bocca tra la povera gente, tra i discorsi di piazza e persino tra i cortili del tempio. Ma Gesù non degna di un nome proprio questo tale ricco. Invece chiama per nome il pezzente accovacciato ai piedi della tavola di lui. Il suo nome è Lazzaro. Dio chiama i poveri per nome, e i ricchi al massimo li aggettiva, li definisce senza chiamarli, come a volerci dire che uno che vive in funzione dei suoi beni può essere chiamato solo in funzione di quei beni e non più di se stesso. In casa di questo “ricco epulone”, si sperpera e si gode a volontà, e di contrasto questo povero di nome Lazzaro, sta lì rannicchiato alla porta, in attesa che qualcuno si accorga di lui. Ma nessuno pare vederlo, nessuno pare considerarlo. Eppure il tanfo, le piaghe, i vestiti laceri non passavano di certo inosservati, dovevano certamente attirare l’attenzione almeno di qualche servo se non proprio del padrone di casa. Eppure nessuno lo vede. Tutti soffrono di cecità totale. Cecità che in gergo si chiama “indifferenza”. L’indifferenza è quella malattia che ci prende quando viviamo solo per noi stessi. Le altre cose, quelle che ci circondano, esistono solo in misura di quanto possono tornarci utili. Diversamente non esistono, non le vediamo. Fortunatamente però, ci sono i cani. Sono gli unici che prendono a cuore questo povero Lazzaro. L’unica opportunità che Dio ha per stare accanto a questo disgraziato è un manipolo di cani randagi. Non basta vestire “di porpora e di lino finissimo” per essere considerate persone umane. L’umanità di una persona non la si misura in profumi, macchine, vestiti, e case, ma in amore. Solo l’amore e l’amare ci rendono umani. Questo ricco era solo ricco, ma non aveva un grammo di umanità. Ma non basta la ricchezza per salvarsi. Non basta neppure una discendenza benedetta come quella di Abramo. Solo il ”come” abbiamo vissuto ci apre o no alla salvezza. #dalvangelodioggi

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Don Luigi Maria Epicoco

Don Luigi Maria Epicoco

Luigi Maria Epicoco, nasce a MesAngeles (Mesagne per chi non parlasse inglese) nella provincia brindisina. Dopo aver litigato con la mafia locale è vincitore di un programma di copertura "testimoni". Da quel dì veste gli abiti di prete e vive a L'Aquila, beccando con tempismo perfetto il terremoto del 6 aprile 2009. Insegna filosofia confondendo le già provate intelligenze giovanili italiane e non. Parla diverse lingue sbagliando costantemente però i posti in cui parlarle. Non è sposato ma ha molti figli secondo la teoria che gli altri li fanno e lui deve crescerli. Ha un innato istinto al martirio ma nel frattempo si esercita martirizzando i suoi collaboratori e vicini di casa. Tra le sue doti uno sguardo metafisico. Tra i suoi difetti crede che il Vangelo sia un utopia possibile.

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