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Gesù il nostro correttore! (Tracce di Parola di Dio del 17.02.2018)

Il vangelo di oggi riporta una scena repentina: “Egli uscì e notò un pubblicano, di nome Levi, che sedeva al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli, lasciata ogni cosa, si alzò e si mise a seguirlo”. Perché proprio lui? perché questa proposta? Perché questa risposta immediata? Il Vangelo non ci dice nulla rispetto a queste domande. Eppure non sono domande da gossip, sono domande serie che potrebbero gettare luce nuova anche sulla nostra vita. Credo che tutti vorremmo sapere perché tra infinite possibilità siamo nati proprio noi. Perché abbiamo la fede? O perché ci è accaduto qualcosa? Perché è accaduto proprio a noi e non a qualcun altro? Dobbiamo con molta umiltà arrestarci dinanzi a un simile mistero e prenderci ciò che possiamo, e cioè il fatto nella sua nudità più essenziale. Gesù fissa quest’uomo, lo chiama, gli dice di seguirlo e lui si alza, lascia tutto e lo segue. Ma quest’uomo non è un uomo qualunque, è un pubblicano, un peccatore, un collaborazionista dei romani. Magari Gesù lo chiama per tirarlo fuori proprio da una simile contraddizione. Ma allora perché compie l’imprudenza di accettare un invito a pranzo sedendo non solo con lui ma con tutta una combriccola di peccatori? “I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai discepoli di Gesù: Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?”. Appunto, perché? Perché Gesù non valorizza la nostra parte migliore invece di venirci a incontrare proprio nella nostra parte peggiore? “Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, bensì i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori a ravvedimento»”. Gesù ricollega i fili scollegati dei nostri peccati attraverso una relazione che ci salva. Ci vuole incontrare e vuole entrare in relazione con noi per darci l’opportunità di ripartire. Non è preoccupato che abbiamo sbagliato. È preoccupato che ciò che di male abbiamo fatto può diventare la parola ultima sulla nostra vita, il nostro destino. I moralisti passano con la penna rossa gli errori, Gesù invece li corregge. #dalvangelodioggi

Toccare la concretezza della realtà (Tracce di Parola di Dio del 9.02.2018)

La storia del miracolo raccontata nel Vangelo di oggi non è semplicemente la narrazione di un fatto di cronaca registrato dal Vangelo, ma forse anche un’indicazione importante per la rilettura della nostra vita. L’uomo coinvolto non è solo un uomo afflitto da un problema, ma un uomo afflitto da un problema carico di grande valore simbolico: “Condussero da lui un sordo che parlava a stento; e lo pregarono che gli imponesse le mani”. Il problema di quest’uomo è un problema di comunicazione. Quando si ammala la nostra comunicazione siamo costretti all’isolamento. Uno dei sintomi del male della nostra vita è proprio l'isolamento. Soprattutto l'isolamento dalla realtà e dagli altri. Ci si rinchiude dentro la nostra testa, i nostri ragionamenti, le nostre autopsie celebrali e si confonde la realtà con ciò che invece è solo dentro la nostra testa. La cosa peggiore, poi, è quando non riusciamo nemmeno più a chiedere aiuto, a farci aiutare per venir fuori da questo isolamento. Il Vangelo di oggi parla esattamente di questo. Gesù riapre i sensi. Riapre, cioè, le vie di comunicazione con la realtà. Ci fa tornare con i piedi per terra. Ridà valore alle cose che esistono e non alle nostre elucumbrazioni mentali che sono la prima benzina delle nostre depressioni. Oggi Gesù pronuncia "Effata" cioè "Apriti" su tutte le nostre chiusure e isolamenti. E lo fa con una fisicità estrema: “Egli lo condusse fuori dalla folla, in disparte, gli mise le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; poi, alzando gli occhi al cielo, sospirò e gli disse: «Effatà!» che vuol dire: «Apriti!»”. Dita, saliva, lingua, toccare, sono cose di una concretezza estrema. È il contatto concreto della vita l’occasione che molto spesso il Signore ci dà per guarire. Non i ragionamenti ma il lasciarsi “toccare” concretamente nelle cose, è lì che troviamo anche guarigione. Non basta riordinare le idee a volte abbiamo bisogno dell’incontro/scontro con la concretezza della realtà. #dalvangelodioggi

Il cristianesimo è l’intima certezza che ciò che mi manca esiste (Tracce di Parola di Dio del 5.02.2018)

C’è una constatazione che dobbiamo fare senza troppi giri di parole: ovunque c’è Gesù c’è sempre un’alta concentrazione di malati, poveri, bisognosi. “Come furono sbarcati, subito la gente, riconosciutolo, corse per tutto il paese e cominciarono a portare qua e là i malati sui loro lettucci, dovunque si sentiva dire che egli si trovasse. Dovunque egli giungeva, nei villaggi, nelle città e nelle campagne, portavano gli infermi nelle piazze e lo pregavano che li lasciasse toccare almeno il lembo della sua veste”. Sarebbe troppo riduttivo vedere in questo atteggiamento solo una relazione di tipo taumaturgico. C’è forse una verità più profonda davanti a questo tipo di narrazione così diffusa nel vangelo. Ovunque c’è una situazione strutturalmente di bisogno (materiale, fisico, spirituale), lì c’è anche un’attrazione infinita per Cristo. E questo perché la Grazia che Egli porta può essere incontrata solo nel nostro bisogno. In parole povere è quando “ci manca qualcosa” che ci accorgiamo di non bastare a noi stessi, di non riuscire da soli a darci ciò che conta, di non trovare autonomamente la risposa alla domanda. Un uomo è tale perché è strutturalmente un “vuoto che cerca una pienezza”. È la coscienza di questo vuoto, è la consapevolezza di non bastare a noi stessi che ci dispone ad incontrare Gesù. Sazi, presunti sani, saccenti, superbi, manovratori non riescono quasi mai a incontrare Cristo o per lo meno a capirlo fino in fondo, perché in loro non agisce la loro mancanza, ma l’illusione del non avere bisogno. Viene da sé allora il perché Gesù spesso dice di essere venuto per i malati, e non per i sani. Ma per coloro che si lasciano toccare nella loro mancanza, nel loro bisogno, nella loro malattia, accade allora qualcosa di radicalmente diverso: “E tutti quelli che lo toccavano erano guariti”. Il Vangelo ce lo ricorda affinché nessuno di noi viva con l’idea sbagliata che il cristianesimo è la predica della rassegnazione. Il cristianesimo è l’intima certezza che ciò che mi manca esiste. #dalvangelodioggi

Gesù non vuole miracoli da noi ma prodigi (Tracce di Parola di Dio del 1.02.2018)

C’è un momento nella vita cristiana che diventa decisivo perché è un momento di svolta. Se inizialmente il cristianesimo è innanzitutto incontrare Cristo. La seconda cosa importante nel cristianesimo è sentire che questo incontro non ci “trattiene” ma ci “manda”: “Poi chiamò a sé i dodici e cominciò a mandarli a due a due”. È un dettaglio non di poco conto nella crescita spirituale di ciascuno di noi. La verità di quello che abbiamo incontrato si manifesta in un atteggiamento di apertura, non di chiusura. In un atteggiamento inclusivo, non esclusivo. In un “andare”, e non in un “fermarsi”. Ma questo verbo di movimento che il Signore mette nel cuore di ciascuno non è innocuo. È un verbo di movimento carico di conseguenze: “e diede loro potere sugli spiriti immondi”. Il cristianesimo per sua natura è contrapposizione al male e a tutto ciò che esso riguarda. Per questo la presenza di un vero cristiano deve sempre essere principio di cambiamento, di differenza. La sua presenza deve essere sempre scomoda, specie lì dove le logiche del buio sembrano dominare. È il valore della testimonianza. È il valore di diventare con la nostra stessa vita un esorcismo vivente ma alla maniera che ci ha insegnato San Francesco: “dove è odio, fa ch'io porti amore, dove è offesa, ch'io porti il perdono, dove è discordia, ch'io porti la fede, dove è l'errore, ch'io porti la Verità, dove è la disperazione, ch'io porti la speranza. Dove è tristezza, ch'io porti la gioia, dove sono le tenebre, ch'io porti la luce.
Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto: Ad essere compreso, quanto a comprendere. Ad essere amato, quanto ad amare. Poiché se è dando, che si riceve. Perdonando che si è perdonati. Morendo che si risuscita a Vita Eterna”. Non troviamo parole più belle per spiegare il valore di essere mandati così come ce lo racconta il Vangelo di oggi. Non siamo chiamati a fare fuochi d’artificio ma a compiere prodigi. È il prodigio di chi crede e per questo ama in un mondo che ti dice spesso che non conviene amare. #dalvangelodioggi