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Luce e ombra

Un albero, grande, ricco di fiori e frutti, illuminato dal sole splendente è bello a vedersi e da gioia…ma ha un difetto….fa ombra!Quest’immagine è simile ad un uomo, ad ogni uomo che viene nel mondo.Illuminato da Cristo, vera luce e Vita è grande, bello e fecondo di opere buone ma conserva però le sue fragilità….

Luce e ombra

Il Natale non è solo misticismo o romanticismo: Gesù è venuto per prendere sullle sue spalle il dolore del mondo (Tracce di Parola di Dio del 28.12.2017)

Sarà arrivato anche il Natale ma non sono finiti i guai per Maria e Giuseppe, anzi, la nascita di Gesù ha peggiorato lungamente la situazione. I Vangeli di questi giorni ce ne offrono ampi squarci per donarci tutto il realismo degli eventi che hanno riguardato da vicino Gesù. Se prima infatti il problema erano le malelingue della gente del paese, adesso il problema è la collera dei potenti, di Erode soprattutto: “Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo". Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto”. Così Gesù è costretto a diventare profugo assieme alla sua famiglia. Anche lui deve iniziare quei viaggi della speranza di cui anche oggi le vie di mare e di terra dei paesi flagellati dalle guerre ne sono testimoni. Gesù sperimenta l’amaro destino dei profughi, degli esuli, di chi deve sradicarsi per cercare di tenere salva la vita. La sua condizione non è di privilegio ma di profonda condivisione dell’ingiustizia del mondo, dell’ingiustizia della storia, soprattutto dell’ingiustizia che riguarda gli ultimi, i poveri, coloro che consideriamo masse prima ancora che persone. Il problema vero però è che Erode non si arrende davanti al fatto di non riuscire a individuare questo bambino di cui gli avevano parlato i Magi, e così scatta quel gesto così disumano della strage degli innocenti, di cui oggi facciamo memoria liturgica: “Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi”. Il Natale è anche questo: è il dolore degli innocenti che Cristo è venuto a prendere sulle sue spalle. Il Natale è anche il grido delle madri che piangono i propri figli che non sono più. #dalvangelodioggi

I turbamenti di Maria (IV domenica d’Avvento)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.


Questo consumatissimo passo del Vangelo dell'annunciazione, è tra le pagine più belle del Vangelo. Tante postazioni di visuale troviamo al suo interno, tanti spunti di riflessioni, tanti paesaggi di bellezza. Ma oggi vorrei soffermarmi sul turbamento di Maria. Questa donna riceve da Dio un annuncio che comincia con la parola "Kaire", che significa "gioisci, rallegrati, sii felice...", ma la prima reazione a questo annuncio è un turbamento. Mi permetto di usare Maria per fare un elenco dei motivi per cui molto spesso invece della "gioia" nella nostra vita c'è il "turbamento", la "paura". 1. La vita a volte c'ha dato così tante fregature, che quando arriva qualcosa di bello diciamo a noi stessi che non è vera, non è reale, e che prima o poi si rivelerà con la sua porzione di sofferenza. 2. Ci siamo convinti che la felicità non esiste e ogni volta che abbiamo creduto alla felicità siamo stati male. Così ogni volta che ci viene proposta una strada che conduce alla felicità noi abbiamo paura in partenza. 3. Ci sentiamo sproporzionati rispetto alle cose che dobbiamo vivere. Ci domandiamo spesso chi ci darà la forza, la costanza, la capacità di affrontare le cose che ci vengono proposte e ciò ci crea ansia, che altro non è che un sinonimo della paura. 4. Pensiamo che Dio lavori contro di noi, snobbando i nostri desideri, così quando la Sua volontà si manifesta a noi attraverso le cose che viviamo pensiamo che ci stia privando di noi stessi e della possibilità di realizzarci, dimenticandoci che Lui è l'unico che conosce veramente i nostrid desideri più profondi, ed è l'unico che li prende sul serio. La scelta, proposta nel Vangelo di oggi è radicale: o la gioia o la paura. Maria sceglie la gioia, ma scegliere la gioia significa rischiare, significa soffrire per averla, significa affrontare tanti imprevisti. Ma la "gioia" è l'unica cosa che vale la pena, l'unica cosa che ci fa sentire vivi. La gioia non è un sentimento ma la meta di un cammino non facile. Scegliere la paura significa scegliere i nostri calcoli, le nostre insicurezze, le nostre depressioni. Esse hanno più argomenti a favore ma non conducono a nessuna parte se non a una "mezza vita", a una vita arrancata, accontentata, frustrata, mediocre. Non possiamo preparci al Natale senza decidere di cosa vogliamo fidarci: di Dio che attraverso la realtà ci porta annunci di gioia (seppelliti anche sotto problemi e imprevisti), o alle nostre paure che per difenderci dal dolore e dalla sofferenza alla fine ci difendono dal vivere e ci costringono a sopravvivere. Maria rischia. Maria dice si alla realtà che c'ha davanti...per questo "tutte le generazioni la diranno beata". E noi? A cosa stiamo dicendo si? Alla vita o alla paura della vita?

Le gambe sono solo un segno della felicità (Tracce di Parola di Dio del 11.12.2017)

Il Vangelo di oggi si apre con una descrizione dettagliata: “Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza. Vedendo la loro fede, disse: "Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati"”. Mi commuove sempre questa scena raccontata dal Vangelo. Se io dovessi pensare a cosa sia davvero la Chiesa, non potrei pensare ad altro se non a questi amici che si caricano sulle spalle quest’uomo paralizzato. È un uomo che non domanda, non prega, e forse non spera nemmeno più. È un uomo così che viene portato davanti a Gesù. Ed è a causa della loro fede che questo stesso uomo viene perdonato. Si, perdonato, perché il perdono è una faccenda più profonda anche della paralisi delle gambe. Il perdono è quel miracolo che ti guarisce dalla paralisi del cuore che hai, perché tu non riesci a perdonare te stesso. Tutti possono pensare che la cosa più difficile sia trovare qualcuno disposto a perdonarti, ma forse la cosa più difficile e accogliere il perdono, lasciarsi perdonare. I peggiori giudici delle volte siamo noi stessi non gli altri. Ecco perché dobbiamo domandarci: chi può salvarci da una paralisi simile se non la fede degli amici? È proprio vero: “extra Ecclesiam nulla salus”, “fuori dalla Chiesa non c’è salvezza”, cioè senza degli amici così siamo letteralmente spacciati, perché può capitare a tutti di rimanere senza più un briciolo di fede, senza più una preghiera, una parola, un desiderio degno della vita. Gli amici/chiesa servono a questo. Ma ci è più facile credere alla guarigione di un paralitico che al perdono profondo che Cristo ci viene a portare. Così Cristo fa camminare quel l’uomo per mostrare a tutti gli effetti del perdono vero. Ma è il cuore che è cambiato, non le gambe. Le gambe che funzionano sono segno, non condizione di felicità. #dalvangelodioggi

Se stare in pace significa non essere uomini (Tracce di Parola di Dio del 29.12.2017)

“Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza”. Vorrei dire a Gesù che magari questa soffiata su ciò che ci aspetta non è un’occasione per dare testimonianza ma un’occasione per scappare in tempo. Infatti è un po’ da pazzi essere cristiani sapendo che esserlo comporta un rischio di “controtendenza” così alto. A noi non ci piace dare testimonianza. A noi piace stare in pace con tutti, e se per stare in pace dobbiamo anche tacere la verità, allora taceremo la Verità. Ma che persone siamo se tacciamo la Verità? Siamo degli quaquaraquà! Ma a quanto pare per essere cristiani bisogna essere uomini innanzitutto. Eppure ci scopriamo così paurosi, impreparati, insicuri.Ma è ancora il Vangelo a rassicurarci: “Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere”. Noi siamo forti non di una nostra forza, ma di una forza che ci viene dall’alto e che accade in noi nella misura in cui ci fidiamo restando, resistendo, non indietreggiando, anche se la nostra paura ci dice di scappare. Anche quando diventa incomprensione da parte di chi ami, o estrema esigenza di dare la vita: “Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”. #dalvangelodioggi