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Luce e ombra

Un albero, grande, ricco di fiori e frutti, illuminato dal sole splendente è bello a vedersi e da gioia…ma ha un difetto….fa ombra!Quest’immagine è simile ad un uomo, ad ogni uomo che viene nel mondo.Illuminato da Cristo, vera luce e Vita è grande, bello e fecondo di opere buone ma conserva però le sue fragilità….

Luce e ombra

l'amore è sempre una questione di eccezioni (Tracce di Parola di Dio del 17.01.2018)

“C'era un uomo che aveva una mano inaridita”. È così che inizia la scena del Vangelo di oggi. In realtà il soggetto principale dovrebbe essere quest’uomo, il suo volto, la sua sofferenza, il suo bisogno di essere preso a cuore, ma tutto si sposta su Gesù in una maniera malata: “e lo osservavano (Gesù) per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo”. Sembra che la priorità della gente presente non sia la sofferenza di quell’uomo in difficoltà, ma il bisogno di trovare valide ragioni per avere ragione. Capita spesso anche a noi di perdere di vista ciò che conta perché siamo preoccupati non tanto a cercare la verità ma a trovare un modo per avere ragione. Avere ragione e vivere per una cosa vera non sempre coincidono. È Gesù che deve compiere un gesto forte per ristabilire il centro scenico vero di quello che sta accadendo: “Egli disse all'uomo che aveva la mano inaridita: «Mettiti nel mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?». Ma essi tacevano”. In realtà la domanda è semplice: è più importante la sofferenza di quest’uomo o il fatto che oggi è sabato? Amare significa ricordarsi che le persone valgono sempre quell’eccezione che conferma e non annulla la regola. L’amore è sempre una questione di eccezione e non di semplice applicazione di una giustizia. Un figlio vuole essere amato non per giustizia distributiva (uguale a tutti), ma di amore preferenziale, come se fosse l’unico, come se avesse diritto a un’eccezione. Ma certe finezze non le possono comprendere quelli che pensano che basta dosare bene gli ingredienti per far venire fuori una torta buona. Cucinare è un’arte non una tecnica. Esige cuore non solo giuste misurazioni. E solo il cuore sa ciò che serve essenzialmente affinché la torta riesca. Solo il cuore intuisce ciò che conta: “E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell'uomo: «Stendi la mano!». La stese e la sua mano fu risanata”. #dalvangelodioggi

Giusti ed infelici? (Tracce di Parola di Dio del 15.01.2018)

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».



“Perché non fate come noi?”. È una di quelle espressioni che sovente si sente ripetere ovunque, dentro e fuori la Chiesa. La cosa che ci risulta insopportabile è vedere gente che vive e fa cose diverse da ciò che noi pensiamo essere giusto e vero. È un po’ quello che accade nella narrazione del vangelo di Marco di oggi: “Ora i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?»”. Ci sentiamo rassicurati quando tutti facciamo le stesse cose, eppure ciò che conta non è fare le stesse cose ma preservare il cuore della vita nel suo significato più profondo. Possiamo fare un esempio apparentemente banale: a qualcuno aiuta molto svegliarsi presto la mattina e fare mezzora di corsa. A qualcun altro aiuta iniziare la giornata con mezzora di silenzio. Ad altri aiuta fare colazione con le persone che gli vogliono bene. Ad altri pregare fin da subito leggendo la Parola di Dio. Chi di questi fa la cosa giusta? Saremmo portati a credere che quelli che iniziano pregando sono quelli che fanno la cosa giusta, ma Gesù nel vangelo rettifica il nostro metro di giudizio perché ci dice che una cosa va fatta non perché è buona in se, ma se è opportuna rispetto a ciò che sono e vivo adesso nella mia vita. Perché ognuna delle scelte delle persone descritte prima, fa ciò che fa perché lo aiuta a stare bene, a sentire il bene della vita, a prendersene il buono per affrontare la giornata. E non è forse in ultima istanza Dio stesso questo bene? Allora non è forse quindi una preghiera fare sport se lo sport mi ricollega al bene della vita? Non è preghiera passare del tempo con persone che mi vogliono bene se quelle persone mi ricollegano al bene della vita? Non è bene il silenzio o la Parola di Dio se mi ricollegano al bene della vita? Noi invece facciamo magari cose giuste ma non ne capiamo più il bene. E a che serve quindi essere giusti e infelici? Dovremmo scorgere Dio in ogni cosa, non solo in una cosa. #dalvangelodioggi

Felici oggi anche nell'imperfezione delle cose o degli eventi (Tracce di Parola di Dio del 8.01.2018)

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». Una delle più grandi rivoluzioni esistenziali che il cristianesimo introduce nella nostra vita la potremmo sintetizzare in una sorta di “ritorno al presente”. Viviamo immersi nel contrario. Cioè pensiamo sempre che la cosa più decisiva per la nostra vita accadrà domani, la settimana prossima, in un futuro prossimo indefinito. Gesù è come se ci dicesse: “domani è già qui, adesso”. Il regno di Dio è una cittadinanza completamente nuova del presente. È la presa di coscienza e di responsabilità che abbiamo il dovere/diritto di scoprirci felici ora, mentre siamo immersi nell’imperfezione delle cose e degli eventi. Questo ovviamente è un dono. È il dono della fede. Ma uno può ricevere un dono se fa spazio dentro di sé alla possibilità che questo dono ci sia davvero e sia così. Solo così si comprende la reazione dei primi discepoli: “Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito, lasciate le reti, lo seguirono”. “E subito” è la risposta più vera al riappropriarsi del presente. La nostra mancanza di fede la si vede nel temporeggiare, nel prendere costantemente tempo, nel ragionare compulsivamente per non prendere poi nessuna decisione. I discepoli colgono l’opportunità del presente, perché Dio ci fa sempre visita nel qui ed ora. Con Cristo la promessa, la salvezza, la redenzione non è più spostata in avanti ma è ora. “Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono”. Lasciare qualcosa, anche di importante, e mettersi a seguire qualcos’altro è la prova che sta accadendo davvero qualcosa di decisivo. Se la fede non cambia le carte in tavola allora è solo hobby da fine settimana. #dalvangelodioggi