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Luce e ombra

Un albero, grande, ricco di fiori e frutti, illuminato dal sole splendente è bello a vedersi e da gioia…ma ha un difetto….fa ombra!Quest’immagine è simile ad un uomo, ad ogni uomo che viene nel mondo.Illuminato da Cristo, vera luce e Vita è grande, bello e fecondo di opere buone ma conserva però le sue fragilità….

Luce e ombra

Gesù non vuole miracoli da noi ma prodigi (Tracce di Parola di Dio del 1.02.2018)

C’è un momento nella vita cristiana che diventa decisivo perché è un momento di svolta. Se inizialmente il cristianesimo è innanzitutto incontrare Cristo. La seconda cosa importante nel cristianesimo è sentire che questo incontro non ci “trattiene” ma ci “manda”: “Poi chiamò a sé i dodici e cominciò a mandarli a due a due”. È un dettaglio non di poco conto nella crescita spirituale di ciascuno di noi. La verità di quello che abbiamo incontrato si manifesta in un atteggiamento di apertura, non di chiusura. In un atteggiamento inclusivo, non esclusivo. In un “andare”, e non in un “fermarsi”. Ma questo verbo di movimento che il Signore mette nel cuore di ciascuno non è innocuo. È un verbo di movimento carico di conseguenze: “e diede loro potere sugli spiriti immondi”. Il cristianesimo per sua natura è contrapposizione al male e a tutto ciò che esso riguarda. Per questo la presenza di un vero cristiano deve sempre essere principio di cambiamento, di differenza. La sua presenza deve essere sempre scomoda, specie lì dove le logiche del buio sembrano dominare. È il valore della testimonianza. È il valore di diventare con la nostra stessa vita un esorcismo vivente ma alla maniera che ci ha insegnato San Francesco: “dove è odio, fa ch'io porti amore, dove è offesa, ch'io porti il perdono, dove è discordia, ch'io porti la fede, dove è l'errore, ch'io porti la Verità, dove è la disperazione, ch'io porti la speranza. Dove è tristezza, ch'io porti la gioia, dove sono le tenebre, ch'io porti la luce.
Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto: Ad essere compreso, quanto a comprendere. Ad essere amato, quanto ad amare. Poiché se è dando, che si riceve. Perdonando che si è perdonati. Morendo che si risuscita a Vita Eterna”. Non troviamo parole più belle per spiegare il valore di essere mandati così come ce lo racconta il Vangelo di oggi. Non siamo chiamati a fare fuochi d’artificio ma a compiere prodigi. È il prodigio di chi crede e per questo ama in un mondo che ti dice spesso che non conviene amare. #dalvangelodioggi

Sofferenza e fede: due strade che portano ad incontrare Gesù (Tracce di Parola di Dio del 30.01.2018)

C’è una donna che da dodici anni soffre di una malattia inguaribile. E poi c’è una bambina di dodici anni che a causa di una malattia muore. Il tempo della vita di questa bambina è proporzionale al dolore che quella donna ha passato nel tentativo vano di guarire. C’è un papà disperato, Giairo, che si butta ai piedi di Gesù: “«La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva». Gesù andò con lui”. Poi c’è la fede di questa donna: “«Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male”. Ma il miracolo non è guarire, il vero miracolo è incontrare Cristo attraverso quella malattia: “Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi mi ha toccato il mantello?». (…) Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Gesù rispose: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male»”. La lezione è immensa: ciò che conta è non sprecare quella sofferenza, perché potrebbe diventare il motivo per cui si incontra il senso stesso della vita, che per un credente ha un nome e un cognome: Gesù Cristo. Quei dodici anni non sono stati inutili, ma in una maniera misteriosa hanno condotto questa donna a trovare il volto del senso della vita stessa. Questo insegnamento però ha un alto prezzo: la figlia di Giairo muore senza che Gesù sia riuscito ad arrivare in tempo: “«Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!»”. Giairo si fida, Gesù le ridà la figlia viva, e così è chiara anche la seconda lezione: credere è saper disobbedire all’evidenza della morte. Chi ci manca non lo abbiamo perduto per sempre, a patto però che nel frattempo (di questa vita) ci fidiamo di Gesù che fa quel tratto di strada mancante con noi. #dalvangelodioggi

Fede è disobbedire alla paura, è ricordarsi di ciò che si crede anche quando non lo si sente (Tracce di Parola di Dio del 27.01.2018)

È di grande effetto il racconto di Marco del Vangelo di oggi. La narrazione della tempesta restituisce in una maniera quasi plastica la situazione interiore che molti di noi vivono costantemente senza trovare mai davvero il coraggio di dirlo ad alta voce, o senza trovare quasi mai le parole giuste per esprimerla. C’è una barca, i discepoli e Gesù. Egli non è altrove come in altri racconti. Non è sulla riva mentre i discepoli sono nella barca. Questa volta Gesù è lì, nella barca insieme ai suoi discepoli. Si scatena una tempesta, e nei discepoli si affaccia la possibilità che sia la fine: “Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che moriamo?»”. Sembra quasi paradossale, ma alla situazione di difficoltà, paura e sofferenza dei discepoli si contrappone un Gesù presente ma dormiente. Dorme, come se non gli importasse, o perlomeno è questa la sensazione che hanno i discepoli. In grande sincerità dovremmo dire che non di rado abbiamo anche noi la stessa sensazione. Ci accadono cose che non ci siamo scelti, situazioni troppo grandi per le nostre piccole forze, e la barca della nostra vita è così sballottolata da una parte e dall’altra che ci sorge il dubbio che Dio esiste ma dorme. La lezione dei discepoli è bellissima: trovano il coraggio di dirlo. Pregano con sincerità. Dovremmo anche noi imparare la parresia con cui dicono a Gesù quello che sentono dentro di loro. Ma come loro dobbiamo essere disposti ad accettare anche la lezione che Gesù impartisce proprio a partire da questa sensazione: “Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?»”. Ci è difficile ragionare se non a partire sempre da ciò che sentiamo. Se sentiamo paura ragioniamo con paura. Gesù dice che la fede è disobbedire alla paura e ricordarsi di ciò che si crede anche quando non lo si sente. Credere è fidarsi di Gesù non della tempesta. #dalvangelodioggi

L'Eccomi che ci lega a Gesù (Tracce di Parola di Dio del 23.01.2018)

Che cos’è che ci lega a Gesù in maniera intima? Il sangue, lo stesso cognome, la razza, il colore della pelle, la lingua? Se così fosse noi non potremmo mai avere davvero dei legami profondi con Lui. La pagina del vangelo di oggi viene incontro proprio all’intimo desiderio che abbiamo di “essere suoi”, come una madre, un fratello, una sorella. Di sentirci familiari con Lui. Nell’episodio raccontato arrivano proprio loro a cercarlo, i suoi veri parenti: “Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano”. Ma Gesù è circondato da una folla che lo sta ascoltando. Ci verrebbe da dire che non accoglie l’invito a uscire perché è impegnato, ma Gesù non dice di essere impegnato, dice semplicemente che non ha bisogno di uscire da lì per incontrare una madre, un fratello, una sorella: “Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre»”. È capovolta così la definizione di appartenenza familiare a Lui. Si è di Cristo quando si decide di voler vivere facendo la volontà di Dio. E si è estranei quando si decide di seguire altre volontà, fosse anche la propria. Si deduce quindi che la risposta di Gesù non è un atto di mancanza di rispetto nei confronti di Maria Sua Madre, o del manipolo di cugini che lo cerca (questo significa l’espressione “fratello-sorella” nel Vangelo). È un po’ come se avesse voluto dire che Maria è davvero la Madre non perché l’ha solo portato nel grembo per nove mesi, ma perché ogni singolo istante della Sua vita ha sempre voluto ripetere il suo “Eccomi” al Signore, il suo fare la volontà di Dio. In questo senso dovremmo imparare tutti a divenire discepoli alla maniera di Maria, la più perfetta tra tutti i discepoli, l’immagine più nitida di ogni credente. Imitare Maria non significa cambiare il nostro DNA, ma cambiare le nostre scelte. #dalvangelodioggi