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Luce e ombra

Un albero, grande, ricco di fiori e frutti, illuminato dal sole splendente è bello a vedersi e da gioia…ma ha un difetto….fa ombra!Quest’immagine è simile ad un uomo, ad ogni uomo che viene nel mondo.Illuminato da Cristo, vera luce e Vita è grande, bello e fecondo di opere buone ma conserva però le sue fragilità….

Luce e ombra

XXIII Domenica del tempo Ordinario/A

XXIII Domenica del tempo Ordinario/A

I

n quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

 

La sintesi del Vangelo di oggi è straordinariamente chiara, è la risposta giusta che Caino non seppe dare quando Dio gli domandò dov'era il fratello: "Caino dov'è tuo fratello? e lui rispose: sono forse io il custode di mio fratello?"; in realtà lo aveva ucciso e tentava di farla franca. Il Vangelo di oggi ci dice di si, ci dice che siamo noi i custodi dei nostri fratelli. Il Vangelo bandisce l'indifferenza dalla nostra vita. Per Cristo noi siamo infinitamente responsabili delgi altri e non possiamo trincerarci dietro la retorica della libertà per mascherare la nostra indifferenza nei confronti del bene o del mal nella vita degli altri. Tutto ciò che possiamo fare dobbiamo farlo. Rispettare la libertà degli altri non significa abbandonarli al loro destino, ma tentare tutto ciò che è lecito, affinchè quel destino sia buono. Il segreto vero del cristianesimo è la presenza di Cristo che si manifesta non nella nostra solitudine ma nell'unità con gli altri. Quando tu ami qualcuno, quando vuoi sinceramente bene a qualcuno, allora quel bene è il nome di Dio, quel bene è il luogo dove Cristo abita, quel bene è efficace, strappa miracoli al cielo, strappa miracoli possibili solo a chi ama sinceramente: "Perchè dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro".

(La vignetta è di don Giovanni Berti )

© http://www.parrocchiauniversitaria.it

Sesta Domenica di Pasqua Ciclo A

Deus absconditus - estratto dal sito http://www.egioiasia.com

Sesta Domenica di Pasqua Ciclo A

I

n quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

“Non vi lascerò orfani”: la promessa di Gesù squarcia la solitudine che tante volte sperimentiamo. Distrugge quelle disperazioni che non ci fanno vedere più nulla. Dissipa quelle emozioni forti che oscurano il cielo sopra la nostra testa quando il mondo non gira per il verso giusto. Ma questa promessa ha una modalità di accadere. Essa accade attraverso e per opera dello Spirito Santo, il grande nascosto/presente, Colui che notte e giorno, in maniera sotterranea scava in noi e negli eventi della nostra vita, vie di luce, di libertà, di verità. Lo Spirito Santo è come l’aria per la musica: attraverso di essa i suoni ci giungono e ci riempiono di diletto, di gioia. Senza questo invisibile ponte, la musica sarebbe una bellezza muta, chiusa in se stessa. Lo Spirito Santo è quest’aria trasparente che apre i passaggi al dito di Dio, essendo quest’aria stessa Dio. E il nome altro per chiamarlo è Paraclito, cioè avvocato difensore. E ci difende da chi e da cosa? Dal male innanzitutto, ma anche da noi stessi, dalle nostre cadute, dalle nostre chiusure, dai nostri balordi tentativi di autosufficienza. Come se essere liberi significhi essere soli.

“Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. Lo Spirito è tutta questa sovrabbondanza di Amore che sgorga e rifluisce dal Padre al Figlio, e dal Figlio a noi…Anche se questa Verità possiamo solo sperare di viverla più che capirla fino in fondo.

Oggi, Gesù ci dice che la Sua presenza non diventerà mai assenza per chi lo segue, cambierà solo modalità, e questa modalità è lo Spirito Santo.

Vieni Spirito Santo, Vieni per Maria

Quinta Domenica di Pasqua - Ciclo A

Io sono la via, la verità e la vita

Quinta Domenica di Pasqua - Ciclo A

I

n quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Leggere il Vangelo di Giovanni a volte è un’esperienza faticosa. Ti ritrovi davanti a paesaggi che non riesci ad addomesticare con le parole, a renderli pratici, utili per la vita di ogni giorno. Ma essendo Parola di Dio, essa non rimane mai senza frutto, senza conseguenze, anche quando non dissipa immediatamente la confusione che crea nella testa. Ma nel Vangelo di oggi non si parla di testa ma di cuore. “Non sia turbato il vostro cuore”, dice Gesù ai discepoli che intuendo che Gesù sta per lasciarli, affogano nella tristezza, nella nostalgia, nella confusione. La vita, a volte, cambia. E cambiando ci mette in crisi perchè non è più come l’abbiamo vissuta per anni, per giorni, per mesi. E quando cambia sembra che in qualche maniera ci tradisca. A volte cambia perchè muore qualcuno che ami, perchè perdi il lavoro, perchè ti accorgi che è finita l’infanzia, o la giovinezza. O perchè è finita una stagione della tua storia. Di certo essa cambia. Ma c’è una cosa che non cambia mai: Chi ci ha fatto fare questo viaggio così imprevedibile della vita, cioè Dio.

“Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Che tradotto significa : “fidatevi”. Fidatevi di ciò che non comprendete fino in fondo (Dio Padre), e fidatevi di ciò che avete davanti ai vostri occhi (Gesù), cioè la realtà che vi sta davanti. Una doppia dose di fiducia nel mistero della vita e in ciò che vediamo e che molto spesso si mostra contraddittorio, non risolutivo, troppo umano.

“Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Gesù rispondendo all’interrogativo infuocato di Tommaso indica davvero una strada. La casa del Padre la si raggiunge non nel distacco dalla realtà ma attraverso la realtà. Il cristianesimo non è una via ascetica di presa di distanza dal reale, da ciò che esiste davanti a noi. Ma è un cammino che ti chiede di passare seriamente, appassionatamente, totalmente nelle cose che hai davanti, con la continua consapevolezza che prendendo sul serio la realtà, prenderai sul serio Dio. Chi vive cercando di non scappare dalla sua vita, da ciò che è a volte è costretto a vivere, ma affrontando, allora sperimenta la Verità, sperimenta veramente la Vita, e percorre una Via di senso che lo conduce verso un destino buono.

Seguire Gesù non significa fuggire dal mondo. Non significa rinchiudersi nella propria testa. Non significa semplicemente sopportare la vita. Seguire Gesù significa entrare nel mondo, immergersi dentro la realtà che ci circonda e fare una cosa che solo noi possiamo fare: amare. E chi ama lascia il segno, non lascia mai il mondo come l’ha trovato, lo lascia migliore. Questo è il motivo per cui si fraintende la vita contemplativa o di clausura dei monaci e delle monache, perchè pochi riescono a capire che la distanza apparente che creano da ciò che li circonda non è una via di fuga ma un’immersione ancora più profonda nel cuore della realtà.

Non basta desiderare di arrivare da qualche parte, bisogna trovare il coraggio di percorrere la strada che ci porta fin lì, altrimenti il viaggio altro non è che un sogno vuoto dentro la nostra testa. E non saranno certo i sogni a renderci felici, ma bensì i tentativi di realizzarli.

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Quarta Domenica di Pasqua - Ciclo A

Io sono la porta! - http://www.egioiasia.com

Quarta Domenica di Pasqua - Ciclo A

I

n quel tempo, Gesù disse: 
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Vorrei iniziare questi appunti sul vangelo della domenica a partire dalla fine: “ladri e briganti”. E’ così che Gesù chiama tutti coloro che entrano nella nostra vita con la pretesa di rispondere alla domanda di senso e di felicità che ci portiamo dentro. Nessuno può fingere di essere il sole. Il meglio che qualcuno possa fare è riflettere la luce del sole e indirizzarcela addosso. Ma chi si sostituisce al sole in realtà ci inganna. Chi ci ama, invece è come un riflesso luminoso del sole. Un marito, una moglie, un figlio, un lavoro, una vocazione, sono davvero veri solo se riflettono una luce che non è solo la loro, ma è in realtà la luce di Cristo. E questo accade ogni qualvolta che qualcuno ama appassionatamente e con l’unica gioia di amare senza tornaconti nascosti. Una madre non chiede il conto al figlio per la sua dedizione, ma a volte capita che il possesso abbia la meglio sull’amore e così una cosa meravigliosa come la maternità diventa una cambiale. Solo Cristo non dà fregature, e amare veramente significa fare come Egli ha fatto, amare come Egli ha amato.  Imparare l’amore significa smettere di essere “ladri e briganti” nella vita degli altri, con le false vesti di amici e parenti. Noi stiamo con Cristo perchè vogliamo imparare una qualità d’amore che solo Lui sà dare e sà insegnare. Non andiamo a Messa la domenica per hobby o per abitudine, ma per necessità. E’ la necessità di chi vuole imparare a stare al mondo così come ha fatto Lui.

Ma Lui, per questo motivo, è l’unico porta d’ingresso a una vita diversa. Nessun altro può darci una vita diversa. Il male cerca di ingannarci, suggerisce scorciatoie, e ingressi alternativi che portano solo a vicoli ciechi. Quante volte pensavamo che qualcuno o qualcosa ci avrebbe fatto felici e invece siamo rimasti traditi e devastati. Niente che non si fondi su Cristo, cioè su un’Amore che Gli somiglia, può reggere veramente.

Ma qual’è la strada da percorrere? Chi ci guiderà in questo apprendistato? Lui stesso, poichè, come ci ha ricordato il Vangelo di oggi, Egli “cammina davanti ad esse (le sue pecore)”, attraverso la riflessione sulla Parola di Dio, la preghiera, l’Eucarestia, la passione per le cose di ogni giorno. Peccare allora è smettere di seguirlo e metterci noi stessi in pole position, improvvisando direzioni e scegliendo casualmente o con criteri di giudizio troppo miopi. E peccare significa smettere di vivere veramente una vita degna di essere vissuta, poichè solo Lui dà una vita carica di senso e la dà non risicata ma “in abbondanza”.