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Luce e ombra

Un albero, grande, ricco di fiori e frutti, illuminato dal sole splendente è bello a vedersi e da gioia…ma ha un difetto….fa ombra!Quest’immagine è simile ad un uomo, ad ogni uomo che viene nel mondo.Illuminato da Cristo, vera luce e Vita è grande, bello e fecondo di opere buone ma conserva però le sue fragilità….

Luce e ombra

Nona Domenica del Tempo Ordinario Ciclo A

Don Luigi Maria Epicoco - http://www.egioiasia.com

Nona Domenica del Tempo Ordinario Ciclo A

I

n quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
In quel giorno molti mi diranno: Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi? Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

 

Commento

Dopo aver letto il Vangelo di oggi ci sembra abbastanza chiaro che alla fine della nostra vita Dio non ci domanderà spiegazioni ma fatti. Non ci salveranno le scuse, i discorsi, i ragionamenti, ma solo la nuda e cruda conta dei fatti, quelli che molto spesso sono sgangherati, bagnati di sudore, zeppi anche di fallimenti, ma pur sempre fatti. Ma anche nella conta dei fatti, non conteranno tutti. Conteranno solo quelli fatti gratuitamente per amore Suo, e quindi per amore del prossimo. Non conteranno quei fatti verniciati di buone intenzioni, incorniciati con l’etichetta di cristiani, ma invece altro non erano che gesti e opere fatte per celebrare solo noi stessi e la nostra voglia di essere applauditi, riconosciuti, elogiati, amati. Certi fatti distolgono l’attenzione dall’essenziale per accendere invece riflettori su noi stessi. Quei fatti grideranno contro di noi.

Fare la mamma per sentirsi dire grazie. Lavorare onestamente perchè tutti ci elogino. Dire la verità per riceverne un merito. Sono cose che funzionano solo dentro le nostre ipotesi ma molto spesso nella realtà non è così. Eppure vale comunque la pena amare un figlio, o essere onesti, o dire la verità, perchè quello che facciamo seppur non ci porta indietro un tornaconto, crea una credibilità davanti agli occhi di Dio. Il Signore sa quanto è difficile mettere in pratica le cose a cui crediamo in un mondo irriconoscente, in un mondo che va alla rovescia. Per questo suggerisce di costruire tutto non sulle sabbie mobili di situazioni e aspettative che sicuramente deludono, ma sulla roccia di certezze che seppur rimangono non totalmente comprensibili, creano comunque i presupposti affinchè nonostante le prove della vita (che succedono sia ai buoni che ai cattivi), riusciamo a rimanere in piedi. Questa roccia è Dio, e il Suo incontrovertibile amore per ciascuno di noi. Ma questo amore non è una cosa da appendere ad un muro ma un fondamento a cui aggrapparsi ogni mattina. E aggrapparsi significa ascoltare, interrogarsi, chiedere, ringraziare, offrire, cibarsi, confidare. Non è un aggrapparsi di dipednenza, ma un tenersi saldi per rimanere in piedi nonostante tutto. Ecco perchè un cristianesimo senza l’ascolto della parola di Dio, senza sacramenti, senza vita spirituale, senza carità, senza interesse per gli ultimi, senza ricerca di risposte, non è un cristianesimo ma solo un etichetta che non ci salverà nell’ultima ora…“Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.

Ottava Domenica del Tempo Ordinario Ciclo A

dal sito http://www.egioiasia.com, Don Luigi Maria Epicoco

Ottava Domenica del Tempo Ordinario Ciclo A

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I

n quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

 

Non credo che gli altri possano capire bene questo Vangelo come lo capisco io che soffro di vertigini. Quando uno soffre di vertigini e si avvicina a un posto alto, o si affaccia da un dirupo, non riesce a non aggrapparsi a qualcosa che lo rassicuri. Ha bisogno di stringere forte un punto d’appoggio saldo, e molto spesso tiene gli occhi chiusi per non vedere. Preso da quella paura è in ansia, non vede nulla, non gode nulla del paesaggio. Quel terrore incontrollato dentro di lui è quasi totalizzante. 

 

Io soffro di veritigini e sò quanto è terribile quella sensazione.

Gesù nel Vangelo di oggi parla in termini diversi della stessa cosa. A volte abbiamo così tante preoccupazioni per la vita, così tanta paura di sbagliare, così tante vertigini esistenziali, da aggrapparci a qualcosa di immediato che ci dia sicurezza, che addomestichi questa paura. Certe volte questo punto d’appoggio è il denaro, un rapporto sbagliato, la carriera, qualsiasi altra cosa che comunque risolva quell’ansia che non ci permette di vivere bene. Ma aggrapparsi a un punto d’appoggio improvvisato significa comunque non godere del paesaggio, cioè non godere a pieno della vita, non avere la serenità di stare davanti alle cose senza sentirne l’intimo terrore.

Il vangelo di oggi è un invito a mollare la presa. E’ un invito a lasciare questi “punti d’appoggio” e rimanere autonomamente in piedi e a occhi aperti davanti all’infinito paesaggio. E’ una sorta di rivoluzione esistenziale. Una sorta di capovolgimento di posizione.

Dentro ciascuno di noi risuona continuamente questa domanda “che ne sarà di noi?”. Gesù risponde correggendo la nostra paura: “Smetti di preoccuparti della vita e comincia solo a occuparti di vivere. Perchè  le preoccupazioni paralizzano la vita, e invece di vivere rimani solo bloccato sempre allo stesso punto, aggrappato a qualcosa che non ti renderà felice e che ti distrae da quel paesaggio meraviglioso che se tu guardassi veramente ti riempirebbe il cuore di gioia”.

L’ottimismo non è lo sguardo degli ingenui ma degli intelligenti. I cristiani sono chiamati all’intelligenza dell’ottimismo, cioè a guardare le cose non con lo sguardo delle vertigini, ma con la prospettiva di chi sà rischiare e sà godere dell’adrenalina  che certe volte crea il vuoto sotto di te e il cielo sopra di te. Cioè vivere a occhi aperti nonostante la paura.

Rileggiamo la seconda lettura - VII Domenica Tempo Ordinario Ciclo A

seconda lettura - Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Rileggiamo la seconda lettura - VII Domenica Tempo Ordinario Ciclo A

Questa settimana vogliamo offrivi la possibilità, in questo piccolo angolo del sito dedicato ai commenti della Parola di Dio domenicale, di rileggere e meditare con attenzione la seconda lettura.

Magari copiamola e stampiamola su di un foglio in modo da poterla rileggere quando abbiamo tempo durante la settimana.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.
Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».
Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Sesta Domenica del Tempo Ordinario Ciclo A

13 febbraio 2011 - Gesù ci spiega la nuova legge dell’Amore

Sesta Domenica del Tempo Ordinario Ciclo A

Dal Vangelo di Matteo 5,17-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio". Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: "Non commetterai adulterio". Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: "Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto del ripudio". Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all'adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: "Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti". Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: "sì, sì", "no, no"; il di più viene dal Maligno».

Gesù, nuovo Mosè, conferma, nel Vangelo odierno, la nuova legge dell’Amore, legge perfetta, la sola degna dei Figli di Dio.
Inoltre Gesù, che è esigente, vuole che viviamo come lui, santi e gioiosi nel seguire la volontà del Padre. Gesù, il Maestro, ci dà la vera sapienza e ci spiega come vivere, nell’intimità del cuore, la sua legge d’Amore.
La legge di Dio sono i “10 comandamenti” – Non sono imposizioni gravose sono invece parole e mezzi per vivere in libertà: non dobbiamo essere schiavi del demonio.
Viviamo da Figli di Dio, come Gesù:” Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”
Vivere liberi dal peccato, dall’egoismo, amare tutti, anche i nemici è facile ed è fonte di gioia. Il segreto è restare uniti a Cristo Gesù:” Senza di me non potete fare nulla” “Chi resta in me, ed io in lui porta molto frutto”. Di quali frutti si parla? La pienezza di vita , la pace del cuore e la vera gioia, quella cioè che nasce dal nostro cuore. Valorizzare i sentimenti e le persone che incontriamo: amare Dio e amare il prossimo, questo è il vero fondamento della legge cristiana dell’amore.
L’agire di ogni uomo deriva da un atto libero della volontà: Dio c’ha fatto liberi. Sta a ciascuno di noi interpretare al meglio la libertà che Dio ci dona. Gesù ci aiuta con la sua Grazia divina che riceviamo nella preghiera e attraverso i Sacramenti, specialmente con la Confessione e la Comunione.
La Vergine Santa, nostra Madre e Regina ci aiuti ad amarci di più. Il vero amore e la gioia di Gesù siano in tutte le famiglie e tra i veri innamorati della vita…
Preghiera: O Dio, nostro Padre, che hai promesso di essere presente in quelli che ti amano con cuore sincero, rendici degni di diventare tua stabile dimora.
Amen