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Luce e ombra

Un albero, grande, ricco di fiori e frutti, illuminato dal sole splendente è bello a vedersi e da gioia…ma ha un difetto….fa ombra!Quest’immagine è simile ad un uomo, ad ogni uomo che viene nel mondo.Illuminato da Cristo, vera luce e Vita è grande, bello e fecondo di opere buone ma conserva però le sue fragilità….

Luce e ombra

Terza Domenica di Avvento B - 11 dicembre 2011

domenica gaudete

Terza Domenica di Avvento B - 11 dicembre 2011

 Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,6-8.19-28 

V

enne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. 

Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 

Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. 

E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». 

Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». 

Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No». 

Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 

Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia». 

Essi erano stati mandati da parte dei farisei. 

Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 

Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 

uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo». 

Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. 

Parola del Signore 

Meditazione del giorno, San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa -   «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me»   "Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete». Non è con lo spirito, ma con l'acqua che Giovanni battezza. Impotente a perdonare i peccati, lava con l'acqua il corpo dei battezzati, ma non lava lo spirito col perdono. Allora perché battezza, se non può rimettere i peccati col suo battesimo? Perché, se non per restare nel ruolo di precursore? Nascendo aveva preceduto il Signore che stava per nascere e, allo stesso modo, battezzando precedeva il Signore che stava per battezzare. Precursore di Cristo con la predicazione, lo diventava parimenti amministrando un battesimo ad immagine del sacramento a venire. Giovanni ha annunciato un mistero quando ha dichiarato che Cristo era in mezzo agli uomini e che non era da loro conosciuto, poiché il Signore, mostrandosi nella carne, era visibile nel corpo, ma invisibile nella sua maestà. E Giovanni aggiunge: «Colui che viene dopo di me mi è passato avanti» (Gv 1,15)...; spiega il motivo della superiorità di Cristo precisando: «Perché era prima di me», come per dire esplicitamente: «Se è più forte di me, benché sia nato dopo di me, è perché il tempo della nascita non lo chiude entro dei limiti. Nato da una madre nel tempo, è stato generato dal Padre fuori del tempo». Giovanni manifesta l'umile rispetto che gli deve continuando: «Io non son degno di sciogliere il legaccio del suo sandalo». Tradizionalmente, presso gli antichi, se qualcuno rifiutava di sposare una giovane che gli era stata promessa, scioglieva il sandalo a colui che veniva designato sposo. Cristo non si è forse manifestato come Sposo della santa Chiesa? ... Ma poiché la gente ha pensato che Giovanni fosse Cristo – cosa che Giovanni nega – egli si dichiara indegno di sciogliere il legaccio del suo sandalo. E' come se dicesse chiaramente...: «Non mi attribuisco erroneamente il nome di sposo» (cfr Gv 3,29).

Seconda Domenica di Avvento B - 4 dicembre 2011

+ Dal Vangelo secondo Marco (1, 1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Prima Domenica di Avvento B - 27 novembre 2011

Portieri a tempo pieno © http://www.parrocchiauniversitaria.it

Prima Domenica di Avvento B - 27 novembre 2011

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Il Vangelo di oggi non ha bisogno di grandi spiegazioni. Ripete così tante volte il succo della questione che è quasi impossibile non ricordarsi di "rimanere svegli" perchè certe volte ci assopiamo con la vita. Ma permettetemi di lasciare una piccola suggestione che mi è sembrata bellissima. Ad un certo punto del discorso Gesù dice: "...ha ordinato al portiere di vegliare". Credo che questa espressione sia tra le più belle definizioni del cristiano. Il cristiano è un portiere che non deve addormentarsi. Cioè è uno che per vocazione sta vicino alla porta, vicino agli ingressi e alle uscite, vicino a quel luogo dove tutti passano, e ha gli occhi aperti affinchè tutto sia a posto nel grande condominio della storia. Più di tutti gli altri deve avere gli occhi aperti affinchè non entrino malintenzionati, ladri, imbroglioni. Sta attento a togliere ogni foglia secca, e ogni cartaccia che il vento spinge nell'atrio. E giorno e notte è a disposizione di ogni problema che ha qualsiasi inquilino. In pratica si è cristiani non per se stessi, ma principalmente per gli altri. Il Signore c'ha dato la fede come un posto di lavoro. L'utilità della fede non la si vede tanto quando la esercitiamo nella solitudine, ma quando diventa servizio agli altri, responsabilità nei confronti della storia. Ognuno di noi dovrebbe domandarsi: "perchè ho la fede?" "Di chi mi dovrei occupare attraverso questo dono?". "Qual'è il mio condominio?" "Chi sono gli inquilini affidati alle mie cure?" Ci accorgeremo ad un tratto che nostra moglie, nostro marito, i nostri figli, i nostri colleghi, i nostri vicini di casa, quella situazione, quel problema, non sono casuali, ma sono solo un grande condominio in cui il Signore c'ha messo a guardia, a lavoro. La fede la si capisce solo quando la si usa per gli altri. E noi a nostra volta siamo affidati alle cure di qualcun'altro. "Gli uni gli altri"! Questa è la parola d'ordine. "Ognuno per se stesso" è la parola d'ordine del mondo... Ma un portiere addormentato non è utile...è persino pericoloso.

Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo

Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo

© http://www.parrocchiauniversitaria.it

I

n quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

 

Tutto andrà a a finire davanti al "trono della sua gloria" così come il Vangelo di oggi ci racconta. Che tradotto significa che alla fine della storia (e anche della nostra) saremo condotti davanti all'interruttore della luce, e quell'interruttore sarà finalmente accesso. E con la luce accesa si vedrà tutto. Vedremo finalmente la nostra vera faccia. Daremo finalmente un nome a tutti i nodi che ci sono rimasti in gola. Nodi creati dal dolore, dall'indigestione di vita, dalle sbornie anche delle cose belle. Guardare Dio in faccia significherà per noi capire fino in fondo noi stessi, la nostra storia, la gente amata, e riavere tutto nuovamente nelle nostre mani, però in maniera definitiva. Non ci sarà più notte. Non ci saranno più lacrime a filtrare i nostri orizzonti. E respireremo di nuovo a pieni polmoni come ci capitava da bambini quando eravamo nelle braccia di nostra madre o di chiunque c'abbia veramente amato. Sarà bandito l'affanno, e i respiri corti della paura e dell'ansia. E i sorrisi adorneranno di rughe benedette i nostri occhi arricciati di gioia. Perchè abbiamo creduto alla "Luce accesa" quando era "buio fitto", cioè quando non potevamo accorgerci che chiunque sfamavamo, accoglievamo, amavano, curavamo, ascoltavamo era Dio stesso mescolato di povertà, di ingiustizia, di dolore, di peccato, persino di noi stessi. Nel Vangelo di oggi Cristo ci fa sbirciare il finale perchè possiamo trovare il tempo e il coraggio di cambiare il copione degli eventi consegnati alla nostra vita. Non vuole rovinarci la suspence, ma assicurarsi di procedere secondo rotte sicure, e amare (senza tornaconti) è una rotta sicura...anche al buio, quando Dio non lo si riconosce.