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Luce e ombra

Un albero, grande, ricco di fiori e frutti, illuminato dal sole splendente è bello a vedersi e da gioia…ma ha un difetto….fa ombra!Quest’immagine è simile ad un uomo, ad ogni uomo che viene nel mondo.Illuminato da Cristo, vera luce e Vita è grande, bello e fecondo di opere buone ma conserva però le sue fragilità….

Luce e ombra

Prima Domenica di Quaresima Ciclo A

Non di solo pane vivrà l'uomo - 13 marzo 2011

Prima Domenica di Quaresima Ciclo A

I

n quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

 

Verso la pasqua
Abbiamo iniziato un cammino che ci condurrà a una grande Festa. Con la cenere sul capo (mercoledì scorso) abbiamo compreso che questo è per noi tempo di rinnovamento spirituale, tempo favorevole “ricordati, o uomo che sei polvere e in polvere ritornerai”. Un antico autore cristiano aggiunge alla frase terribile della liturgia: “Ricordati, o polvere, che sei splendore”.Attraverso la penitenza, l’anima del cristiano, e di ogni uomo di buona volontà si purifica, ottenendo il perdono dei peccati e la gioia che solo Gesù può dare.
Gesù, vero Dio e vero uomo, ci ha redenti,ci salva, liberandoci dalle nostre miserie morali e da ogni male. Egli per questo si è incarnato per la nostra salvezza, è morto per amore nostro, al posto nostro, ed è risorto. Gesù ci ha rivelato che Dio è (Abba, cioè “papà”) misericordioso e d’infinita tenerezza. Noi siamo miseria, peccato, ma Gesù ci dice “Abbiate fede in me”. Il Padre ci ama… Egli è misericordia, e noi siamo miseria.
Come l’albero che viene potato per essere più forte e rigoglioso e porterà poi più frutti, cosi noi in Quaresima, cammino di 40giorni, con Gesù maestro e Salvatore, ci mortificano, con la penitenza, con la preghiera più ardente, con la carità operosa. È tempo di primavera per il nostro spirito che amerà alla vera gioia. Gesu che muore e risorge, ci chiama a seguirlo. Egli attirandoci al suo cuore divino ci assicura la vera felicita: Venite a me, voi tutti che siete affaticati, stanchi, appesantiti dalle vostre colpe, venite a me, imparate da me, che sono mite e umile di cuore. Troverete ristoro, pace, conforto…” (MT 11,30.)
CON GESU LA NOSTRA VITA DIVENTERA' PIU' BELLA!


di Don Luigi Maria Epicoco

Il tempo di quaresima si apre quest’anno con il racconto conosciutissimo delle tentazioni di Gesù nel deserto.

A volte stringiamo talmente tanto l’obiettivo della nostra attenzione da perdere la panoramica dei fatti raccontata dal Vangelo.

E’ lo Spirito che conduce Gesù nel deserto. E’ in qualche maniera Dio stesso a consegnarlo a questo test d’ingresso.

Ovviamente il male non comprende le logiche di Dio e pur facendo bene il proprio mestiere non si accorge di lavorare per lo stesso padrone. E ciò è importante ricordarselo, specie quando sembra così brutto sentirsi affamati, deboli e soli davanti ai duri colpi della tentazione. Ma cos’è la tentazione?

La tentazione è una provocazione della libertà fatta con tutti i mezzi a disposizione. A volte tramite ragionamento. A volte tramite i sensi. A volte attraverso le emozioni.

E’ una sorta di commercio in cui mercanteggiamo le nostre scelte. Io ti dò il potere e tu ti prostri a me. Io ti dò il piacere e tu smetti di amare veramente. Io ti dò la soddisfazione e tu in cambio rinnega ciò in cui credi veramente.

Al di là degli esiti di questo commercio, rimane una verità importante: alla tentazione si risponde colpo su colpo. Perchè se non rispondiamo è come se acconsentissimo.

Non basta resistere, bisogna reagire facendo altre scelte, altri ragionamenti, altri indirizzi.

In questa fatica, però, noi diventiamo veramente ciò che siamo. Perchè attraverso le prove e le tentazioni si chiarisce sempre più alla nostra mente e al nostro cuore le motivazioni e le cose che veramente vogliamo per la nostra vita. Le tentazioni ci costringono o a perdere o a prendere posizione, a  diventare protagonisti, a compromettersi personalmente con le cose che ci sono davanti.

Il male questo non lo sa. Ma chi crede sà usare anche il male per trasformarlo in bene.

Nona Domenica del Tempo Ordinario Ciclo A

Don Luigi Maria Epicoco - http://www.egioiasia.com

Nona Domenica del Tempo Ordinario Ciclo A

I

n quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
In quel giorno molti mi diranno: Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi? Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

 

Commento

Dopo aver letto il Vangelo di oggi ci sembra abbastanza chiaro che alla fine della nostra vita Dio non ci domanderà spiegazioni ma fatti. Non ci salveranno le scuse, i discorsi, i ragionamenti, ma solo la nuda e cruda conta dei fatti, quelli che molto spesso sono sgangherati, bagnati di sudore, zeppi anche di fallimenti, ma pur sempre fatti. Ma anche nella conta dei fatti, non conteranno tutti. Conteranno solo quelli fatti gratuitamente per amore Suo, e quindi per amore del prossimo. Non conteranno quei fatti verniciati di buone intenzioni, incorniciati con l’etichetta di cristiani, ma invece altro non erano che gesti e opere fatte per celebrare solo noi stessi e la nostra voglia di essere applauditi, riconosciuti, elogiati, amati. Certi fatti distolgono l’attenzione dall’essenziale per accendere invece riflettori su noi stessi. Quei fatti grideranno contro di noi.

Fare la mamma per sentirsi dire grazie. Lavorare onestamente perchè tutti ci elogino. Dire la verità per riceverne un merito. Sono cose che funzionano solo dentro le nostre ipotesi ma molto spesso nella realtà non è così. Eppure vale comunque la pena amare un figlio, o essere onesti, o dire la verità, perchè quello che facciamo seppur non ci porta indietro un tornaconto, crea una credibilità davanti agli occhi di Dio. Il Signore sa quanto è difficile mettere in pratica le cose a cui crediamo in un mondo irriconoscente, in un mondo che va alla rovescia. Per questo suggerisce di costruire tutto non sulle sabbie mobili di situazioni e aspettative che sicuramente deludono, ma sulla roccia di certezze che seppur rimangono non totalmente comprensibili, creano comunque i presupposti affinchè nonostante le prove della vita (che succedono sia ai buoni che ai cattivi), riusciamo a rimanere in piedi. Questa roccia è Dio, e il Suo incontrovertibile amore per ciascuno di noi. Ma questo amore non è una cosa da appendere ad un muro ma un fondamento a cui aggrapparsi ogni mattina. E aggrapparsi significa ascoltare, interrogarsi, chiedere, ringraziare, offrire, cibarsi, confidare. Non è un aggrapparsi di dipednenza, ma un tenersi saldi per rimanere in piedi nonostante tutto. Ecco perchè un cristianesimo senza l’ascolto della parola di Dio, senza sacramenti, senza vita spirituale, senza carità, senza interesse per gli ultimi, senza ricerca di risposte, non è un cristianesimo ma solo un etichetta che non ci salverà nell’ultima ora…“Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.

Ottava Domenica del Tempo Ordinario Ciclo A

dal sito http://www.egioiasia.com, Don Luigi Maria Epicoco

Ottava Domenica del Tempo Ordinario Ciclo A

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I

n quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

 

Non credo che gli altri possano capire bene questo Vangelo come lo capisco io che soffro di vertigini. Quando uno soffre di vertigini e si avvicina a un posto alto, o si affaccia da un dirupo, non riesce a non aggrapparsi a qualcosa che lo rassicuri. Ha bisogno di stringere forte un punto d’appoggio saldo, e molto spesso tiene gli occhi chiusi per non vedere. Preso da quella paura è in ansia, non vede nulla, non gode nulla del paesaggio. Quel terrore incontrollato dentro di lui è quasi totalizzante. 

 

Io soffro di veritigini e sò quanto è terribile quella sensazione.

Gesù nel Vangelo di oggi parla in termini diversi della stessa cosa. A volte abbiamo così tante preoccupazioni per la vita, così tanta paura di sbagliare, così tante vertigini esistenziali, da aggrapparci a qualcosa di immediato che ci dia sicurezza, che addomestichi questa paura. Certe volte questo punto d’appoggio è il denaro, un rapporto sbagliato, la carriera, qualsiasi altra cosa che comunque risolva quell’ansia che non ci permette di vivere bene. Ma aggrapparsi a un punto d’appoggio improvvisato significa comunque non godere del paesaggio, cioè non godere a pieno della vita, non avere la serenità di stare davanti alle cose senza sentirne l’intimo terrore.

Il vangelo di oggi è un invito a mollare la presa. E’ un invito a lasciare questi “punti d’appoggio” e rimanere autonomamente in piedi e a occhi aperti davanti all’infinito paesaggio. E’ una sorta di rivoluzione esistenziale. Una sorta di capovolgimento di posizione.

Dentro ciascuno di noi risuona continuamente questa domanda “che ne sarà di noi?”. Gesù risponde correggendo la nostra paura: “Smetti di preoccuparti della vita e comincia solo a occuparti di vivere. Perchè  le preoccupazioni paralizzano la vita, e invece di vivere rimani solo bloccato sempre allo stesso punto, aggrappato a qualcosa che non ti renderà felice e che ti distrae da quel paesaggio meraviglioso che se tu guardassi veramente ti riempirebbe il cuore di gioia”.

L’ottimismo non è lo sguardo degli ingenui ma degli intelligenti. I cristiani sono chiamati all’intelligenza dell’ottimismo, cioè a guardare le cose non con lo sguardo delle vertigini, ma con la prospettiva di chi sà rischiare e sà godere dell’adrenalina  che certe volte crea il vuoto sotto di te e il cielo sopra di te. Cioè vivere a occhi aperti nonostante la paura.

Rileggiamo la seconda lettura - VII Domenica Tempo Ordinario Ciclo A

seconda lettura - Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Rileggiamo la seconda lettura - VII Domenica Tempo Ordinario Ciclo A

Questa settimana vogliamo offrivi la possibilità, in questo piccolo angolo del sito dedicato ai commenti della Parola di Dio domenicale, di rileggere e meditare con attenzione la seconda lettura.

Magari copiamola e stampiamola su di un foglio in modo da poterla rileggere quando abbiamo tempo durante la settimana.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.
Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».
Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.