• Home
  • Rubriche
  • Commento al Vangelo

Luce e ombra

Un albero, grande, ricco di fiori e frutti, illuminato dal sole splendente è bello a vedersi e da gioia…ma ha un difetto….fa ombra!Quest’immagine è simile ad un uomo, ad ogni uomo che viene nel mondo.Illuminato da Cristo, vera luce e Vita è grande, bello e fecondo di opere buone ma conserva però le sue fragilità….

Luce e ombra

Prepariamoci al Natale con la Parola di Dio - 21 dicembre 2011

Prepariamoci al Natale con la Parola di Dio - 21 dicembre 2011

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Dopo che Maria pronuncia il suo Si, il vangelo registra un suo silenzio. E' il silenzio di chi non trova le parole per raccontare anche a se stessa ciò che le sta accadendo. Ci sono cose nella vita che ti rimangono bloccate dentro e non trovi le parole per sturare la mente e il cuore dalle indigestioni di gioia, di dolore o di amore. Elisabetta è colei che aiuta Maria a fare questa operazione. Elisabetta presta a Maria le parole che le mancano. Sono sempre le persone che ci vogliono veramente bene ad aiutarci ad interpretare correttamente quello che viviamo. Senza queste persone la vita rimane indigesta. Maria, dopo queste parole pronuncerà tutto d'un fiato il "Magnificat", uno degli inni più belli di tutto il Nuovo testamento. Un groviglio di parole che raccontano la sua storia mescolata alla grande Storia della salvezza. Auguro a me stesso e agli altri di poter un giorno anche noi pronunciare i nostri Magnificat...dopo aver incontrato qualche indispensabile Elisabetta.

Quarta Domenica di Avvento B - 18 dicembre 2011

i turbamenti di Maria - Scampoli d'omelia nella IV domenica d'avvento - http://www.parrocchiauniversitaria.it

Quarta Domenica di Avvento B - 18 dicembre 2011

I

n quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Q

uesto consumatissimo passo del Vangelo dell'annunciazione, è tra le pagine più belle del Vangelo. Tante postazioni di visuale troviamo al suo interno, tanti spunti di riflessioni, tanti paesaggi di bellezza. Ma oggi vorrei soffermarmi sul turbamento di Maria. Questa donna riceve da Dio un annuncio che comincia con la parola "Kaire", che significa "gioisci, rallegrati, sii felice...", ma la prima reazione a questo annuncio è un turbamento. Mi permetto di usare Maria per fare un elenco dei motivi per cui molto spesso invece della "gioia" nella nostra vita c'è il "turbamento", la "paura".

1. La vita a volte c'ha dato così tante fregature, che quando arriva qualcosa di bello diciamo a noi stessi che non è vera, non è reale, e che prima o poi si rivelerà con la sua porzione di sofferenza.

2. Ci siamo convinti che la felicità non esiste e ogni volta che abbiamo creduto alla felicità siamo stati male. Così ogni volta che ci viene proposta una strada che conduce alla felicità noi abbiamo paura in partenza.

3. Ci sentiamo sproporzionati rispetto alle cose che dobbiamo vivere. Ci domandiamo spesso chi ci darà la forza, la costanza, la capacità di affrontare le cose che ci vengono proposte e ciò ci crea ansia, che altro non è che un sinonimo della paura.

4. Pensiamo che Dio lavori contro di noi, snobbando i nostri desideri, così quando la Sua volontà si manifesta a noi attraverso le cose che viviamo pensiamo che ci stia privando di noi stessi e della possibilità di realizzarci, dimenticandoci che Lui è l'unico che conosce veramente i nostrid desideri più profondi, ed è l'unico che li prende sul serio.

La scelta, proposta nel Vangelo di oggi è radicale: o la gioia o la paura. Maria sceglie la gioia, ma scegliere la gioia significa rischiare, significa soffrire per averla, significa affrontare tanti imprevisti. Ma la "gioia" è l'unica cosa che vale la pena, l'unica cosa che ci fa sentire vivi. La gioia non è un sentimento ma la meta di un cammino non facile. Scegleire la paura singifica scegliere i nostri calcoli, le nostre insicurezze, le nostre depressioni. Esse hanno più argomenti a favore ma non conducono a nessuna parte se non a una "mezza vita", a una vita arrancata, accontentata, frustrata, mediocre.

Non possiamo preparci al Natale senza decidere di cosa vogliamo fidarci: di Dio che attraverso la realtà ci porta annunci di gioia (seppelliti anche sotto problemi e imprevisti), o alle nostre paure che per difenderci dal dolore e dalla sofferenza alla fine ci difendono dal vivere e ci costringono a sopravvivere.

Maria rischia. Maria dice si alla realtà che c'ha davanti...per questo "tutte le generazioni la diranno beata". E noi? A cosa stiamo dicendo si? Alla vita o alla paura della vita?

Terza Domenica di Avvento B - 11 dicembre 2011

domenica gaudete

Terza Domenica di Avvento B - 11 dicembre 2011

 Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,6-8.19-28 

V

enne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. 

Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 

Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. 

E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». 

Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». 

Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No». 

Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 

Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia». 

Essi erano stati mandati da parte dei farisei. 

Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 

Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 

uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo». 

Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. 

Parola del Signore 

Meditazione del giorno, San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa -   «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me»   "Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete». Non è con lo spirito, ma con l'acqua che Giovanni battezza. Impotente a perdonare i peccati, lava con l'acqua il corpo dei battezzati, ma non lava lo spirito col perdono. Allora perché battezza, se non può rimettere i peccati col suo battesimo? Perché, se non per restare nel ruolo di precursore? Nascendo aveva preceduto il Signore che stava per nascere e, allo stesso modo, battezzando precedeva il Signore che stava per battezzare. Precursore di Cristo con la predicazione, lo diventava parimenti amministrando un battesimo ad immagine del sacramento a venire. Giovanni ha annunciato un mistero quando ha dichiarato che Cristo era in mezzo agli uomini e che non era da loro conosciuto, poiché il Signore, mostrandosi nella carne, era visibile nel corpo, ma invisibile nella sua maestà. E Giovanni aggiunge: «Colui che viene dopo di me mi è passato avanti» (Gv 1,15)...; spiega il motivo della superiorità di Cristo precisando: «Perché era prima di me», come per dire esplicitamente: «Se è più forte di me, benché sia nato dopo di me, è perché il tempo della nascita non lo chiude entro dei limiti. Nato da una madre nel tempo, è stato generato dal Padre fuori del tempo». Giovanni manifesta l'umile rispetto che gli deve continuando: «Io non son degno di sciogliere il legaccio del suo sandalo». Tradizionalmente, presso gli antichi, se qualcuno rifiutava di sposare una giovane che gli era stata promessa, scioglieva il sandalo a colui che veniva designato sposo. Cristo non si è forse manifestato come Sposo della santa Chiesa? ... Ma poiché la gente ha pensato che Giovanni fosse Cristo – cosa che Giovanni nega – egli si dichiara indegno di sciogliere il legaccio del suo sandalo. E' come se dicesse chiaramente...: «Non mi attribuisco erroneamente il nome di sposo» (cfr Gv 3,29).

Seconda Domenica di Avvento B - 4 dicembre 2011

+ Dal Vangelo secondo Marco (1, 1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».