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Luce e ombra

Un albero, grande, ricco di fiori e frutti, illuminato dal sole splendente è bello a vedersi e da gioia…ma ha un difetto….fa ombra!Quest’immagine è simile ad un uomo, ad ogni uomo che viene nel mondo.Illuminato da Cristo, vera luce e Vita è grande, bello e fecondo di opere buone ma conserva però le sue fragilità….

Luce e ombra

Felici oggi anche nell'imperfezione delle cose o degli eventi (Tracce di Parola di Dio del 8.01.2018)

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». Una delle più grandi rivoluzioni esistenziali che il cristianesimo introduce nella nostra vita la potremmo sintetizzare in una sorta di “ritorno al presente”. Viviamo immersi nel contrario. Cioè pensiamo sempre che la cosa più decisiva per la nostra vita accadrà domani, la settimana prossima, in un futuro prossimo indefinito. Gesù è come se ci dicesse: “domani è già qui, adesso”. Il regno di Dio è una cittadinanza completamente nuova del presente. È la presa di coscienza e di responsabilità che abbiamo il dovere/diritto di scoprirci felici ora, mentre siamo immersi nell’imperfezione delle cose e degli eventi. Questo ovviamente è un dono. È il dono della fede. Ma uno può ricevere un dono se fa spazio dentro di sé alla possibilità che questo dono ci sia davvero e sia così. Solo così si comprende la reazione dei primi discepoli: “Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito, lasciate le reti, lo seguirono”. “E subito” è la risposta più vera al riappropriarsi del presente. La nostra mancanza di fede la si vede nel temporeggiare, nel prendere costantemente tempo, nel ragionare compulsivamente per non prendere poi nessuna decisione. I discepoli colgono l’opportunità del presente, perché Dio ci fa sempre visita nel qui ed ora. Con Cristo la promessa, la salvezza, la redenzione non è più spostata in avanti ma è ora. “Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono”. Lasciare qualcosa, anche di importante, e mettersi a seguire qualcos’altro è la prova che sta accadendo davvero qualcosa di decisivo. Se la fede non cambia le carte in tavola allora è solo hobby da fine settimana. #dalvangelodioggi

Il Natale non è solo misticismo o romanticismo: Gesù è venuto per prendere sullle sue spalle il dolore del mondo (Tracce di Parola di Dio del 28.12.2017)

Sarà arrivato anche il Natale ma non sono finiti i guai per Maria e Giuseppe, anzi, la nascita di Gesù ha peggiorato lungamente la situazione. I Vangeli di questi giorni ce ne offrono ampi squarci per donarci tutto il realismo degli eventi che hanno riguardato da vicino Gesù. Se prima infatti il problema erano le malelingue della gente del paese, adesso il problema è la collera dei potenti, di Erode soprattutto: “Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo". Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto”. Così Gesù è costretto a diventare profugo assieme alla sua famiglia. Anche lui deve iniziare quei viaggi della speranza di cui anche oggi le vie di mare e di terra dei paesi flagellati dalle guerre ne sono testimoni. Gesù sperimenta l’amaro destino dei profughi, degli esuli, di chi deve sradicarsi per cercare di tenere salva la vita. La sua condizione non è di privilegio ma di profonda condivisione dell’ingiustizia del mondo, dell’ingiustizia della storia, soprattutto dell’ingiustizia che riguarda gli ultimi, i poveri, coloro che consideriamo masse prima ancora che persone. Il problema vero però è che Erode non si arrende davanti al fatto di non riuscire a individuare questo bambino di cui gli avevano parlato i Magi, e così scatta quel gesto così disumano della strage degli innocenti, di cui oggi facciamo memoria liturgica: “Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi”. Il Natale è anche questo: è il dolore degli innocenti che Cristo è venuto a prendere sulle sue spalle. Il Natale è anche il grido delle madri che piangono i propri figli che non sono più. #dalvangelodioggi

I turbamenti di Maria (IV domenica d’Avvento)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.


Questo consumatissimo passo del Vangelo dell'annunciazione, è tra le pagine più belle del Vangelo. Tante postazioni di visuale troviamo al suo interno, tanti spunti di riflessioni, tanti paesaggi di bellezza. Ma oggi vorrei soffermarmi sul turbamento di Maria. Questa donna riceve da Dio un annuncio che comincia con la parola "Kaire", che significa "gioisci, rallegrati, sii felice...", ma la prima reazione a questo annuncio è un turbamento. Mi permetto di usare Maria per fare un elenco dei motivi per cui molto spesso invece della "gioia" nella nostra vita c'è il "turbamento", la "paura". 1. La vita a volte c'ha dato così tante fregature, che quando arriva qualcosa di bello diciamo a noi stessi che non è vera, non è reale, e che prima o poi si rivelerà con la sua porzione di sofferenza. 2. Ci siamo convinti che la felicità non esiste e ogni volta che abbiamo creduto alla felicità siamo stati male. Così ogni volta che ci viene proposta una strada che conduce alla felicità noi abbiamo paura in partenza. 3. Ci sentiamo sproporzionati rispetto alle cose che dobbiamo vivere. Ci domandiamo spesso chi ci darà la forza, la costanza, la capacità di affrontare le cose che ci vengono proposte e ciò ci crea ansia, che altro non è che un sinonimo della paura. 4. Pensiamo che Dio lavori contro di noi, snobbando i nostri desideri, così quando la Sua volontà si manifesta a noi attraverso le cose che viviamo pensiamo che ci stia privando di noi stessi e della possibilità di realizzarci, dimenticandoci che Lui è l'unico che conosce veramente i nostrid desideri più profondi, ed è l'unico che li prende sul serio. La scelta, proposta nel Vangelo di oggi è radicale: o la gioia o la paura. Maria sceglie la gioia, ma scegliere la gioia significa rischiare, significa soffrire per averla, significa affrontare tanti imprevisti. Ma la "gioia" è l'unica cosa che vale la pena, l'unica cosa che ci fa sentire vivi. La gioia non è un sentimento ma la meta di un cammino non facile. Scegliere la paura significa scegliere i nostri calcoli, le nostre insicurezze, le nostre depressioni. Esse hanno più argomenti a favore ma non conducono a nessuna parte se non a una "mezza vita", a una vita arrancata, accontentata, frustrata, mediocre. Non possiamo preparci al Natale senza decidere di cosa vogliamo fidarci: di Dio che attraverso la realtà ci porta annunci di gioia (seppelliti anche sotto problemi e imprevisti), o alle nostre paure che per difenderci dal dolore e dalla sofferenza alla fine ci difendono dal vivere e ci costringono a sopravvivere. Maria rischia. Maria dice si alla realtà che c'ha davanti...per questo "tutte le generazioni la diranno beata". E noi? A cosa stiamo dicendo si? Alla vita o alla paura della vita?