Canti liturgici

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"Non clamor sed amor cantat in aure Dei.Tunc vox est apta chori si cor consonat ori"

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"Non il suono ma l'amore canta all'orecchio di Dio.

La voce è adatta al coro quando il cuore batte all'unisono con ciò che la bocca pronuncia."

 

Premessa e principi

 

La sezione di musica sacra, che curo personalmente dal 1999, rappresenta ormai per la nostra Parrocchia un valido metodo alternativo per nutrire i fedeli della Parola di Dio. In questi anni ho contribuito, insieme ai miei collaboratori e sulla base anche delle indicazioni del parroco a rinnovare il repertorio dei canti, un repertorio che rispondesse maggiormente agli insegnamenti del Vaticano II°. La Liturgia è il rinnovarsi dell’evento salvifico nella storia degli uomini, la porta aperta che ci mette in comunicazione diretta con la Redenzione di Cristo. Cantare questa redenzione è compito della musica liturgica che non solo è sempre sacra ma deve rispondere anche a canoni precisi dettati dalla Chiesa stessa che disciplina e sceglie l’uso della musica nella celebrazione dei misteri. La musica è il linguaggio che sottolinea, interpreta e traduce in modo artistico e nello stesso tempo rituale l’evento teologico vissuto. Sulla base di questa breve premessa, è possibile capire quale siano stati i principi ispiratori ed il criterio di scelta del repertorio parrocchiale:

  • Il repertorio ereditato della tradizione popolare e locale
  • Il ricco repertorio dei canti gregoriani
  • Il Repertorio di autori come Marco Frisina e Jean Paul Lécot

Se noi volessimo eseguire tutto il repertorio sacro del 700-800 durante la liturgia ci troveremmo in difficoltà e a volte addirittura in imbarazzo, perché le strutture musicali non sono sempre compatibili con i ritmi e le caratteristiche della Liturgia. La stessa libertà di espressione di alcune partiture mal s’addice al senso stesso della Liturgia. Il problema sta nel focalizzare bene il fatto dell’uso liturgico della musica e in questo ci viene in aiuto il canto gregoriano, che rimane in un certo senso normativo. Non che il canto gregoriano sia l’unica musica oppure che solo copiando quello stile e quel linguaggio si fa musica autenticamente liturgica, ma in senso più profondo e direi autenticamente strutturale il gregoriano è la testimonianza viva di secoli di canto liturgico in cui le esigenze della preghiera e della musica si sono incontrate e si sono evidenziate in diversi modi, ad esempio:

  • il testo, deriva sempre dalla Scrittura e dalla teologia filtrata attraverso l’uso liturgico della Chiesa;
  • le forme: come l’antifona, l’inno, il salmo, il responsorio, la litania etc, tutte inserite nella viva prassi liturgica;
  • la distinzione dei ruoli: l’assemblea, il coro, i solisti, il salmista, il presidente;
  • l’andamento e la struttura musicale: la musica che segue il testo, gli archi melodici, le espressività diversificate a seconda del testo e del tempo liturgico.

È chiaro che non tutto ciò che è sacro è adatto per la liturgia, mentre tutta la musica scritta per la liturgia deve essere sacra. Ovvero nelle forme e nell’ispirazione, come nel testo e nelle emozioni interiori che suscita, la musica per la liturgia deve essere sempre sacra. I criteri fondamentali per questa distinzione sono abbastanza semplici in quanto il fine della musica sacra resta sempre il raggiungimento di una elevazione spirituale e di un rapporto interiore con Dio che la musica può indirizzare e sostenere; ma nella musica liturgica tutto questo diviene più oggettivo, universale, semplice, puro, non legato a gusti del momento, capace di far sentire dentro di essa tutti i duemila anni di arte cristiana e nello stesso tempo capace di essere musica di oggi. La musica sacra scritta per la liturgia o quella libera frutto di una meditazione poetica del compositore deve sempre rispondere ad alcuni criteri:

  • il testo: deve essere sempre sacro e comunque teologico;
  • le forme: una musica non scritta espressamente per la liturgia può avere libertà di forme anche se queste non devono esulare dal loro fine: aiutare l’anima a raggiungere Dio, a conoscerlo, ad amarlo.
  • può riflettere in modo anche drammatico le difficoltà del credere con una espressività più libera. In questo caso però si tratta di composizioni da non considerarsi liturgiche anche se a volte possono benissimo essere annoverate tra i capolavori ma esprimono semplicemente una fortissima carica religiosa. 

Quello che è stato detto non esime però il compositore di musica per la liturgia dal rispettare alcune esigenze strettamente musicali:

  • l’utilizzo eminente del testo biblico e il suo primato sull’invenzione musicale, come il canto gregoriano che utilizza quasi esclusivamente la Sacra Scrittura e i testi liturgici, mentre negli inni la creazione poetica acquista le caratteristiche di una sintesi teologico-spirituale.
  • le forme musicali che devono essere corrispondenti e coerenti alle azioni liturgiche a cui sono legate inscindibilmente, come il canto gregoriano ci mostra: l’antifona, l’inno, il salmo, il responsorio, la litania etc. Tutte forme a servizio della liturgia e non viceversa.
  • il primato della melodia, che diviene il linguaggio comprensibile e comunicativo di ciò che la parola sacra esprime. Nel canto gregoriano non esiste accompagnamento perché non è necessario, la melodia è autosufficiente.
  • l’eseguibilità delle melodie destinate, come nel canto gregoriano, non a professionisti ma a cantori che possano con arte e soprattutto pietà innalzare la loro lode al Signore.
  • il senso profondo di raccoglimento e preghiera che deve essere sempre presente nella musica liturgica e che il canto gregoriano ci suggerisce, orientando il nostro canto verso Dio.

Queste caratteristiche, con altre meno significative, formano quell’insieme di elementi costitutivi del canto gregoriano ma in realtà universali e tipici per ogni musica liturgica e per questo capaci di orientare verso in Dio in modo deciso l’anima orante.

Nella musica liturgica la celebrazione ha caratteristiche di universalità e non semplicemente soggettive, la liturgia respira il tempo della Chiesa che non è semplicemente la contemporaneità ma è l’”oggi” di Cristo risorto, è l’”oggi” di una tradizione sempre viva come testimonianza della fede dei nostri padri.

In questo contesto si inserisce l’attività del Coro "Cantiamo al Signore con Gioia". Esso nasce all'inizio dell'Anno pastorale 2006 con la benedizione del parroco don Giuseppe Pavan ed è erede di una consolidata tradizione liturgico-musicale: non posso non citare infatti sacerdoti come don Tarciso Casali, don Antonio Tamburini, laici come Silvio Mastrosanti ecc… che in modi e tempi diversi hanno lavorato proficuamente in questo ambito.

Il coro è composto da circa 20 operatori pastorali che si impegnano (in modi differenti e secondo le possibilità) durante tutto l'anno pastorale a partecipare alla prova settimanale. Anima tutte le celebrazioni della parrocchia. Da ricordare con tanto affetto la celebrazione del ventennale della nostra diocesi e il 20° anniversario di ordinazione episcopale del Vescovo Salvatore Boccaccio ( 4 gennaio 2008, Chiesa del Sacro Cuore, Frosinone) a cui il coro, per volere dello stesso Vescovo, è stato chiamato a partecipare per animare il momento musicale. Il coro si è dato delle regole da rispettare, tutte contenute nel vademecum che ognuno riceve al momento dell'iscrizione. La festa annuale del coro è stata fissata nella solennità del Sacro Cuore, il primo venerdì dopo il Corpus Domini. In quell'occasione dopo la celebrazione dell'Eucarestia vengono consegnati gli attestati di partecipazione.

 

Luca Caliciotti

In questa sezione alcuni canti del nostro repertorio




La sezione verrà sempre aggiornata

Dio per mezzo di Gesù

dal Repertorio di Lourdes