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Mercoledì dell'ottava di Pasqua. Gesù cammina con noi

di don Luigi Maria Epicoco

Mercoledì dell'ottava di Pasqua. Gesù cammina con noi

Se Vangelo significa “buona notizia”, allora la buona notizia del vangelo di oggi è questa: “Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo”. La mia non è una battuta ma è un’affermazione seria. Questa annotazione iniziale di questo famoso brano dei discepoli di Emmaus ci ricorda che Gesù cammina con noi anche quando non siamo capaci di accorgerci di questo. I nostri “occhi” non sempre sono in grado di riconoscere Cristo presente nella nostra vita, ma ciò non significa che Egli non lo sia. Lo è anche quando non sentiamo nulla, quando non ci accorgiamo di nulla, quando tutto sembra diventare nero e la tristezza sembra prendere il sopravvento. Egli è qui. E non ha altro modo di parlarci se non attraverso la nostra inquietudine e le nostre domande: “Ed egli disse loro: "Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?"”. Ci accompagna anche attraverso i dubbi, le incertezze, i nostri ritorni a casa con la coda fra le gambe. Ma c’è un luogo dove tutto diventa chiaro e visibile. Un posto dove c’è una misteriosa chiarezza: “Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”. L’Eucarestia è quel posto dove i nostri occhi si spalancano e riconoscono nella fragilità di quel pane il Figlio dell’Onnipotente. L'Eucarestia è un collirio che ci sana la vista. #dalvangelodioggi

Un augurio ed un abbraccio a tutti con la certezza che Gesù a già vinto per tutti!

Un augurio ed un abbraccio a tutti con la certezza che Gesù a già vinto per tutti!

La Comunità guanelliana di Ferentino con don Calogero, don Aniello e fratel Giorgio porgono a tutti gli auguri più cari di Santa Pasqua. Gesù ha già vinto, ricordiamocelo sempre!


Il problema della Pasqua è lo stesso problema che viviamo quando in una difficoltà qualcuno ti dice "non ti preoccupare, vedrai che finirà bene". Per quanto tu voglia crederci, ne vorresti le prove. Ma la Pasqua non solo è l'annuncio che "andrà a finire bene", ne è anche la prova. E questa prova dovrei essere io, tu, e tutti quelli che si dicono cristiani. La prova della Pasqua dovremmo essere noi. Se il mondo non crede più che "andrà a finire bene" è perché ha gli occhi pien...i della cronaca, ma non vede in noi la "profezia" di come andrà a finire veramente. Vede "zombi",gente che si trascina con la propria vita, e non vede "risorti",gente che anche quando perde lo fa a volto scoperto, con coraggio e speranza così come ci ha insegnato Cristo. Tra poche ore risuonerà l'annuncio di Pasqua, ricordati che sei tu questo annuncio. Sei tu questa piccola candela accesa nella notte. Finché ne resterà anche solo una accesa, nessuno potrà mai maledire la vita, e il buio intorno. #laGrandeVeglia (don Luigi Maria epicoco)

Sabato Santo: La grande apnea

di don Luigi Maria Epicoco

Sabato Santo: La grande apnea
Oggi è sabato santo, ed è il giorno dell'impaziente attesa. E' il tempo in cui si trattiene il fiato prima di saltare, prima di riuscire da sott'acqua, prima di spalancare la porta e vedere chi c'è dentro. Normalmente quest'apnea dura qualche istante, la liturgia la prolunga per un intero giorno, mentre i Vangeli per ben tre giorni... La stessa apnea che Giona fece nella pancia della balena che lo aveva ingoiato, prima che lo vomitasse sulla spiaggia della sua vocazione.
Ma anche quest'apnea ha un gran ruolo in tutta questa storia. Non basta fare qualcosa o essere qualcuno, bisogna recuperare la vertigine emotiva di entrambe queste cose. Se non provi paura mista a speranza mentre fai qualcosa di importante allora forse non è veramente importante quella cosa. E' come se una donna partorisse un figlio senza provare nemmeno un frammento di un qualcosa che assomigli almeno lontanamente a un po' di paura e a un po' di felicità. Bisogna avere paura della paura quando è sola, quando invece la paura è accompagnata dalla speranza, allora è solo adrenalina pura che ti fa trattenere il fiato prima di scoppiare in un gran pianto di gioia e stupore.
E' così che lo immagino il giorno in cui vedremo Cristo faccia a faccia. Per un intera vita forse abbiamo trattenuto il fiato, tormentati dalla paura che avevamo sbagliato tutto, ma anche coltivando la speranza che ne valesse la pena. Si è cristiani quando accanto alla paura, che è una cosa umanissima, si ha il coraggio di lasciare sempre un posto di riguardo alla speranza. La resurrezione di Gesù altro non è che un buon motivo per cui non disperarsi mai veramente sino in fondo. La nostra vita è un lungo sabato santo che si incastona tra le nostre croci piantate nei venerdì santo della nostra vita, e l'alba della domenica di Pasqua dove l'assenza del cadavere ci ricorda che il finale è diverso da come sembrava a noi.
Ma ancora non è il momento di urlare di gioia. Siamo ancora in fila dietro le mirofore (le donne che andarano a ungere di profumo il corpo di Gesù), silenziosi, ansiosi e con il fiato sospeso di chi spera con tutto il cuore in un imprevisto...