Venerdì Santo: La latente bellezza

di don Luigi Maria Epicoco

Venerdì Santo: La latente bellezza

“Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.” (Isaia 52)

Il silenzio del venerdì Santo non nasce dalla beatitudine ma dalla quiete dopo la tempesta. E’ il silenzio di chi è esausto perchè ha visto cose che non avrebbe voluto mai vedere, ha udito parole che non avrebbe mai voluto sentire, ha vissuto cose che non avrebbe mai voluto vivere.
E’ il silenzio di chi è atterrito dall’accaduto. Il vero scandalo del cristianesimo risiede nella “forma” di Gesù, cioè nella Sua maniera di mostrarsi:”Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere”. Quando uno si compromette con ciò che crede, paga salato questo prezzo, e questa cambiale non è mai bella, è sempre una perdita specie davanti agli occhi degli altri. La traduzione volgare di questo è riassunta in quelle parole fredde e agghiaccianti che tante volte diciamo e ci vengono dette: “ma chi te l’ha fatto fare”. Questo rischio, questa fatica, questo apparente fallimento è il luogo dove incontriamo Gesù Crocifisso. Dio non abita solo le giornate dove tutto va bene, Egli ha riempito anche quegli anfratti oscuri dove tante volte passiamo molto tempo della nostra vita. Sono gli angoli oscuri di certe famiglie, di certe malattie, di certe storie, di certe circostanze. Gesù ha sancito un cambiamento radicale. Quello che prima era solo un fallimento oggi è anche il luogo della Sua presenza, e se trovi il coraggio di non dissertare la fatica di quell’istante, e di quelle circostanze, allora vinci come Egli stesso ha vinto. Ma la vittoria passa sempre attraverso la prostrazione della sconfitta. Per paura di perdere molte volte evitiamo anche di vivere. Gesù ci insegna che non solo non dobbiamo avere paura di perdere, ma dobbiamo avere il coraggio di perdere; ma di perdere alla Sua maniera. Perdere con fiducia, rischiando in estremo di lasciarsi nelle mani di un Padre/Dio che senti lontano, assente, inestistente, incomprensibile. La fede và professata quando tu avverti l’assenza di ciò che credi. ”In manus tuas”, Nelle Tue mani, Padre, consegno tutto, consegno ciò che sono, consegno la mia vita…Da quel momento inizia la risurrezione…

Giovedì Santo: Cena con i piedi (liberi)

di don Luigi Maria Epicoco

lavanda roma0004Oggi comincia quello che i cristiani chiamano il "triduo santo", cioè tre giorni in cui a rallentatore si ripercorre tutto il nocciolo della fede in Cristo. La giornata di oggi è tradizionalmente conosciuta come la liturgia dell'ultima cena, cioè del momento in cui Gesù istituisce l'eucarestia. E' paradossale, però, il fatto che oggi durante la messa "in coena domini" si legga la versione che ne dà l'evangelista Giovanni. Non ci sono pani spezzati e calici passati di mano in mano, ma si racconta più che altro di piedi lavati e di silenzi imbarazzati.Gesù si inginocchia, dopo essersi cinto le vesti, e lava i piedi ai discepoli. Perchè proprio i piedi? Qualche ora dopo Pilato si laverà le mani, e ancora prima Giuda avrà sicuramente tentato di lavarsi la bocca da quel bacio dannato che aveva dato al maestro nell'orto degli ulivi. Gesù sceglie i piedi. Forse lo fa perchè sotto la pianta dei piedi della gente è archiviata la strada che hanno fatto. Dove è andata, in quale pozzanghera è caduta, che sentieri faticosi ha percorso o quanta erba fresca ha calpestato. I piedi sono il simbolo di tutto quello che percorriamo con la nostra vita. Lavarli significa liberarsi di tutta quella terra, molto spesso fatta di dolore, che ci è rimasta attaccata addosso. Solo quando uno ha preso questa distanza significativa dalla propria storia, può sedersi a tavola con Gesù ed ascoltarlo; diversamente continuerà a tenere il pensiero a quella terra, a quel dolore, a quelle pietre conficcate nella carne, e non ci sarà tempo per accorgersi di nient'altro se non dei propri piedi. Non ci saranno tramonti o panorami, volti o amori, speranze o silenzi, colori o musiche. Tutta l'attenzione sarà sempre fissa su questo archivio segreto relegato in fondo al nostro corpo, in quella parte che tocca la terra con tutto il peso del resto del corpo, della testa innanzitutto ma anche del cuore...Gesù libera i discepoli da un' attenzione sbagliata e li abilita a sentire, vedere, accorgersi, mangiare, gustare, piangere. E' interessante come il maestro ci tenga a dire "lavatevi i piedi gli uni gli altri". Cioè il cristianesimo è mettersi in ginocchio davanti ai piedi degli altri e non ai nostri. La fede in Gesù la si consuma solo a vicenda e mai nella solitudine. Lasciarsi lavare i piedi e lavare i piedi agli altri...Volesse il cielo che ci riprendessimo questa vocazione primordiale a liberare gli altri dalla sporcizia della terra che hanno calpestato. Dalla pece oscura del dolore che non si stacca più dalla carne. Dalle ferite profonde di chi è stato tradito o ha dovuto svoltare repentinamente per altre vie a causa di forze maggiori. Se non ci carichiamo della storia degli altri e non lasciamo che gli altri facciano altrettanto con noi, allora non siederemo mai a tavola. Non sperimenteremo mai la vertigine dell'amicizia, dell'intimità, delle parole sussurrate, della nostalgia, degli sguardi, dell'intesa. Ma avvertiremo solo la paura, la frustrazione, la rabbia, il rancore, l'insicurezza per tutto quello che ci è capitato. "Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!»." #giovedìsanto

Mercoledì Santo: Dobbiamo accogliere quel Giuda che c’è in noi e disarmarlo

di don Luigi Maria Epicoco

Mercoledì Santo: Dobbiamo accogliere quel Giuda che c’è in noi e disarmarlo

“Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: "Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?". E quelli gli fissarono trenta monete d'argento”. Si può stabilire un prezzo per vendere chi si ama? C’è una cifra per comprare o vendere l’amore? Siamo tutti indignati davanti al gesto di Giuda ma senza accorgerci che anche noi siamo dei commercianti d’amore. Anche noi a volte vogliamo comprare l’affetto delle persone perché vorremmo sentirci amati. Anche noi svendiamo il nostro amore magari solo per una questione di convenienza. Giuda è una mentalità, e purtroppo una mentalità molto diffusa. Ma per cambiare dobbiamo smettere di crocifiggere Giuda e fare come avrebbe fatto Gesù. Dobbiamo accogliere quel Giuda che c’è in noi e disarmarlo. Se avessimo più rispetto e più bene nei nostri confronti smetteremmo di pensare come Giuda. Uno che si ama non si metterebbe mai a commerciare con l’amore. Capirebbe che è meglio soffrire che trovare anestetici a buon prezzo. È meglio una mancanza che una finta pienezza. È meglio essere poveri che avere in tasca il denaro ottenuto vendendo amore. In termini laici questa è prostituzione, ma fa impressione a dover dire che in noi c’è il rischio di tutto questo. Chi vive così è come se non vivesse: “Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!". Giuda, il traditore, disse: "Rabbì, sono forse io?". Gli rispose: "Tu l'hai detto"”. #dalvangelodioggi

Martedì santo: salvezza e resurrezione nella vertigine delle delusioni

Di don Luigi Maria Epicoco

Martedì santo: salvezza e resurrezione nella vertigine delle delusioni

Ci sono due tipi di dolore: uno fisico e uno interiore. Gesù li ha provati entrambi. La Sua crocifissione esteriore è avvenuta ad opera dei romani, ma quella interiore ad opera dei suoi amici. Il tradimento dei suoi fu per Lui come un altra crocifissione forse più dolorosa, perchè si porta addosso l'amaro della delusione, dell'abbandono di chi Egli pensava gli volesse bene. Molte volte anche noi sanguiniamo di questo dolore interiore, feriti dal fuoco amico di chi ci ama. Gesù nel Vangelo di oggi ci ricorda che anche quando sentiamo la vertigine di certe delusioni e di certe fitte provocate da chi ci ama, anche lì Lui è con noi come qualcuno che sa quanto possa far male. Anche lì Egli porta salvezza, resurrezione. #dalvangelodioggi