Post legge Cirinnà. Riflessione di Mons. Giovanni D'Ercole

Continuano a giungermi commenti d’appoggio e attacchi pieni di livore solo perché ho fatto professione di fedeltà all’insegnamento della Chiesa in materia morale presentata come “diritti civili”. Sono anch’io “straorgoglioso” non per la legge ma per questo dialogo che si è avviato e che spero si allarghi sempre più. Grazie a tutti. Vorrei dire che questo momento è l’ora della verità ed è bello uscire allo scoperto senza paura. Non si può giocare a nascondino dicendo e non dicendo, trasformando il dono della misericordia di Dio, che papa Francesco ci fa vivere in quest’Anno santo straordinario, in un insulso buonismo. Chi si dice cristiano ha da riflettere perché non esiste un cristianesimo “self service” dove prendi e consumi a tua scelta. Quando ognuno è ben consapevole della propria identità dialoga meglio con tutti, specie con chi non la pensa come lui. Ed è proprio questo lo spazio che oggi manca nella nostra cultura attuale perché si ritiene che esprimere la propria posizione sia giudicare gli altri e peggio obbligare gli altri a pensarla come te. Non è così e non dove esser così. Gesù è maestro di verità e di libertà e c’insegna che non è la libertà che costruisce la verità, ma è la verità che ci fa liberi. E ascoltarsi, rispettarsi e amarsi ricercando insieme la verità è un’esperienza appassionante. Vorrei qui ringraziare quelle persone che vivono la loro diversità ( in ogni campo, specie in ambito della fede) e con le quali riesco a dialogare facilmente perché ci vogliamo bene. Sì! Voglio loro bene – e lo sanno – e lo comprendono soprattutto quando dico loro senza sconti quello che Gesù chiede a ciascuno dei suoi discepoli, nella piena convinzione che siamo tutti impotenti di realizzarlo ( me per primo), ma la sua grazia tutto può e compie il miracolo della conversione. Avviene allora l’imprevisto: Dio irrompe nella tua vita e solo allora tutto cambia. Di questa bella e sempre nuova buona notizia come vescovo sono messaggero e apostolo. Questo solo vorrei comunicare con i miei interventi perché – lo ripeto – questa è un’ora storica e, mentre tutto sembra crollare, ho la perfetta consapevolezza che sta nascendo una nuova umanità. Di questa è protagonista quel Dio che oggi liturgia della terza domenica di Quaresima ci fa incontrare come un Dio che non se ne sta chiuso in sé, ma scende accanto agli ultimi. Lo riconosci dal suo essere misericordioso, cioè intento a mettere il cuore accanto alle nostre miserie. Lo riconosci dal Nome, «Io-Sono»: garanzia che nel duro cammino verso la libertà te lo troverai sempre accanto. Gesù parla del Padre come di uno che sa attendere: non benedice il peccato (la sterilità dell’albero), ma ama il peccatore e perciò lo circonda di cure perché porti domani i frutti di cui è privo oggi. Misericordia non è buonismo, ma amore che responsabilizza, in quanto propone l’adesione a un progetto di conversione che inizia col riconoscere il proprio peccato. Con questa consapevolezza camminiamo insieme pregando per noi, per chi sta perdendo la speranza, per chi deve governare i processi vitali dell'Italie e del mondo con decisioni all’altezza delle sfide del momento.

Fonte: https://www.facebook.com/dongiovanni.dercole

Domenica, 28 Febbraio 2016 Posted in Etica