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14 settembre 2008: la Diocesi prega per i cristiani indiani

Proponiamo l'articolo preso dalla prima pagina del sito diocesano.

Come anticipato da Mons. Spreafico in occasione dell’incontro con i media locali, domenica 14 settembre la nostra Diocesi pregherà per le violenze subite dai cristiani in India. Di seguito, il testo che il Vescovo ha inviato ai sacerdoti.
A seguito delle recenti violenze contro le comunità cristiane in India La Conferenza Episcopale Italiana ha indetto una giornata di digiuno e preghiera. Molte parrocchie della nostra diocesi hanno accolto questo invito come un momento di comunione con questi nostri fratelli e sorelle lontani. Vorrei tuttavia che la situazione di tanti cristiani che vivono in situazioni molto più difficili della nostra non si dimenticasse, come si dimenticano spesso anche fatti dolorosi che non ci toccano personalmente e per i quali siamo pronti a mobilitarci. Tutti abbiamo appreso dai media le violenze subite dai cristiani dello stato indiano dell’Orissa.

Benedetto XVI al termine dell’udienza generale del 27 agosto scorso ha detto: “Imploro il Signore che li accompagni e li sostenga in questo tempo di sofferenza e dia loro la forza di continuare nel loro servizio d'amore in favore di tutti. Invito i leader religiosi e le autorità civili a lavorare insieme per ristabilire tra i membri delle varie comunità la convivenza pacifica e l'armonia che sono state sempre segno distintivo della societa' indiana”.

La festa dell’Esaltazione della Santa Croce è un momento opportuno per tornare a ricordarci di loro soprattutto nelle celebrazioni della Liturgia Eucaristica della domenica. Quale modo migliore per essere in comunione con loro che sentirli uniti a noi attorno alla mensa eucaristica, memoriale della morte e resurrezione del Signore!

La festa odierna ci riporta all’evento centrale della nostra fede, quella croce a cui fu appeso l’unico giusto. Essa ricorda il 14 settembre dell’anno 335, quando una folla numerosa di fedeli si raccolse a Gerusalemme per la dedicazione della Basilica del Santo Sepolcro restaurata da Costantino. In quella celebrazione fu ricordato anche il ritrovamento della croce di Gesù. Durante la liturgia la croce fu innalzata al centro dell’assemblea e mostrata verso i quattro punti cardinali, ad indicare l’universalità della salvezza. La celebrazione, di così alto significato spirituale, non restò circoscritta a Gerusalemme, ma si estese ben presto nella Chiese d’Oriente prima, iniziando da Costantinopoli, e in quelle d’occidente poi, a partire da Roma.

Certo questa festa appare paradossale in un mondo in cui si esaltano la forza, la bellezza, la salute, la ricchezza, e non certo la sofferenza né tanto meno la condanna della croce, il supplizio peggiore che allora veniva comminato ai criminali. Non si tratta di un’esaltazione masochista né di un vuoto invito alla sofferenza, quanto dell’esaltazione dell’esito della vita di un uomo, Figlio di Dio, che ha resistito fino alla fine a quell’amore istintivo per se stessi, che caratterizza tanta parte della vita di ogni generazione. Gli dicevano, passando sotto la croce, “Salva te stesso”, ma Gesù ha voluto salvare noi mostrandoci che la vera vita e l’unica vittoria si realizzano nell’amore gratuito per gli altri. Per questo Dio Padre lo ha salvato dalla morte facendolo risorgere dai morti, primizia di tutti quelli che muoiono.

La croce ci ricorda anche il martirio, la sofferenza talvolta fino all’effusione del sangue, che ha sempre accompagnato la storia della Chiesa di Cristo. Per questo oggi vogliamo pregare per i cristiani dell’India, perché il Signore li custodisca e possano continuare ad essere testimoni della gratuità dell’amore cristiano, che non risponde alla violenza con la violenza ed ama anche quando non riceve il contraccambio, come hanno fatto in questo tempo a nostra testimonianza.

Io stesso domenica celebrerò nella Chiesa di Sant’Agata a Ferentino, dove si venera un antico crocifisso che tanti di voi conoscono. E’ bene per tutti tornare sotto la croce, perché solo da lì è possibile essere veri discepoli del Signore. Infatti, come dice l’Apostolo Paolo, “quando sono debole è allora che sono forte” (2 Cor 12,10).

Mons. Ambrogio Spreafico
Vescovo Coadiutore

Preghiera della Croce:

Signore Gesù,
che sei morto impotente,
legato alla croce,
senza salvare te stesso
proprio tu che hai salvato tanti,
volgi a noi i tuoi occhi,
abbi pietà e perdonaci
delle ore di avarizia,
di orgoglio e di arroganza,
liberaci dalla tentazione
di salvare la nostra vita,
aiutaci a perderla
per te e per il Vangelo,
tu che sei risorto
e stai alla destra del Padre
in unità con lo Spirito Santo
per tutti i secoli dei secoli
Amen

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