Messaggio di S.S. Benedetto sulla musica liturgica

  • Liturgia

PAPA BENEDETTO XVI
ai rappresentanti della "Associazione Italiana Organisti di Chiesa" - 1 Aprile 2009

Cari organisti di Chiesa! Oggi ho l'immensa gioia di accogliere una folta
rappresentanza dei musicisti impegnati nel servizio liturgico. Saluto
tutti Voi che siete venuti qui a nome dell'Associazione Italiana Organisti
di Chiesa presieduta dall'egregio maestro commendator Giancarlo Parodi,
docente ordinario d'organo nel Pontificio Istituto di Musica Sacra.

Conoscete tutti la mia passione per la musica e molti di Voi conoscono
forse le pagine dove ho fissato le riflessioni sulla liturgia e sulla
musica durante la mia missione di docente universitario e il mio ministero
di pastore a München e a Roma. Da parte mia ho letto con interesse, talora
con non celato stupore e fremito, alcune pagine che esprimevano vari
giudizi, desideri e timori quando sono stato chiamato a succedere al
beneamato pontefice e mio predecessore Giovanni Paolo II. Vescovo oggi di
Roma, proprio perché sento una particolare propensione per la musica,
permettetemi di rivolgermi a Voi con familiarità e semplicità, direi quasi
con la confidenza che abbatte diffidenze e timori tra amici.

È mio fermo convincimento che nella Chiesa cattolica l'impegno musicale
sia scarso. Ciò dipende certamente da aspetti musicali quale, ad esempio,
può essere qui in Italia, l'analfabetismo diffuso al quale sono condannati
i giovani che non trovano nell'istituzione scolastica un adeguato aiuto
formativo. Il problema, a mio modesto avviso, è tuttavia ben più grave e
trascende il campo della musica; riguarda tutto il nostro continente e il
mondo intero.


Dove non c'è profondo interesse per la musica sacra è perché prima ancora
non c'è attenzione alla liturgia. Una perversa infiltrazione mondana ha
stravolto l'ordine delle cose e ha favorito il sorgere e il diffondersi di
un nefasto convincimento: la liturgia sarebbe una serie di operazioni
culturali fatte dall'uomo secondo i propri gusti individuali, come piace,
quando piace, se piace. Si è perso il senso mistico di ciò che nella
Chiesa e per la vita della Chiesa è stato - ed è ancora - la 'Opus Dei': l'opera
che noi realizziamo nei confronti di D-i-o elevando a Lui la nostra
preghiera, ma prima ancora - ed è la cosa più importante, l'essenziale - è
quanto lo Spirito di D-i-o realizza nel nostro cuore e porta a compimento
quando nella sua totalità della nostra persona siamo trasfigurati e resi
capaci di rivolgerci a D-i-o con il dolce appellativo di 'babbo-abbà'.

La liturgia non è un momento che si possa relativizzare nel cammino di
fede, che si possa fare o omettere a piacimento, e neppure può essere
manipolata e stravolta nell'affannosa ricerca di trovare adesione e
plauso. La liturgia è un momento privilegiato e unico nella storia della
salvezza: vede come protagonista Cristo Signore che ci chiama alla sua
sequela attraverso il nascondimento di Nazareth e la vita pubblica negli
impegni sociali, nel diffondere la buona novella delle Beatitudini e nello
stupore silenzioso dell'adorazione. La liturgia è prima di tutto fare
memoria della passione morte risurrezione del Signore che ha aperto il suo
cuore confidando i segreti più intimi attraverso le parole del Vangelo.


Per questi motivi, cari amici, la vostra formazione di organisti di
Chiesa non può limitarsi allo studio dello strumento e all'approfondimento
delle tecniche compositive. Anche nel vostro itinerario formativo c'è una
priorità: una rigorosa e insieme appassionata presa di contatto con la
Parola di D-i-o. Questo impegno trova un suo sostegno nello studio della
vita della Chiesa e del divenire storico dei riti liturgici, del loro
significato teologico e spirituale. Queste conoscenze non devono certo
limitarsi alla sfera di uno sterile nozionismo, ma sono l'inizio di un
cammino verso la maturazione interiore che introduce alla sapienza
spirituale, al gusto delle cose di D-i-o, a percepire la realtà e il
valore della liturgia nella vita quotidiana.

Penserete allora: tra poco ci dirà che dobbiamo cantare solo il canto
gregoriano. D'istinto lo direi, e con grande commozione. Ma mi trattengono
due considerazioni: la prima, tragica - conosco il peso di questa parola!
- è che pochissime comunità sarebbero oggi in grado di svolgere un
programma musicale impegnativo in modo dignitoso. Non lasciatevi ingannare
dalle apparenze: il canto gregoriano, quello che noi oggi cantiamo a una
sola, voce è quanto di più difficile ci sia da interpretare in modo
creativo. Penso, tra l'altro, alla linea semplice della salmodia: la sua
esecuzione limpida richiede una tensione spirituale e una correttezza
verbale che si acquisiscono solo in un diuturno impegno sul fronte della
preghiera personale e del canto comunitario.


La seconda considerazione: il canto gregoriano costituisce un'esperienza
fondamentale e ancora attuale nella vita della Chiesa come, in misura
diversa, può dirsi anche della polifonia sacra. Ma la vitalità della
Chiesa, che pure si manifesta nell'attualizzare oggi l'esperienza orante
del passato (non perché è del passato, ma perché i nostri Padri hanno
raggiunto un valore di perenne attualità), esige una sapiente
com-posizione sinfonica tra 'nova et vetera', tra 'conservare et
promovere'.


Alcuni di Voi resteranno delusi, ma occorre fare delle scelte oculate e
prudenti in questo momento particolarmente critico nella vita della
comunità cristiana. Essa è smarrita, confusa, ha perso o non trova più
precisi punti di riferimento. Non ritengo opportuno dire che questo o
quello è vietato. Penso che le catechesi del magistero ecclesiale e le
norme del diritto canonico siano già sufficientemente esplicite e chiare.
Sono convinto che la cosa più urgente da fare sia il ricupero dell'identità
cristiana attraverso un rinnovato impegno spirituale.

Cari organisti di Chiesa, prima di suonare e comporre qualche brano che
serva alla glorificazione di D-i-o e alla santificazione della Vostre
assemblee, pregate, meditate sulla Parola e sui testi della sacra
liturgia. Pregate. Ritagliatevi spazi di silenzio per l'adorazione,
inginocchiatevi davanti all'Eucaristia, regalatevi ore di adorazione
attonita. Il rinnovamento della musica sacra esige una profonda pietà che
sboccia dall'ascolto della Parola e dalla preghiera che da essa deriva.
Gettiamo le fondamenta per un rinnovato edificio ecclesiale che si
distingua per bellezza e armonia, luminosità e trasparenza.

Affinché questo cammino trovi un impulso concreto e fattivo, vorrei
rivolgere un pressante invito ai miei diletti fratelli nell'episcopato.
Curate la formazione del clero! Aiutate i seminaristi a divenire ministri
della Parola e non freddi burocrati e meri organizzatori. Sia incoraggiato
ciascuno a trovare il tempo dell'otium necessario a coltivare le letture
che non servono direttamente a sostenere le verifiche scolastiche, ma che
sono necessarie alla formazione integrale della persona: letture di testi
poetici, letture e ascolto della musica, letture delle opere delle arti
pittoriche e scultoree, letture delle architetture che danno il senso
degli spazi interiori protesi non verso l'alto, bensì verso l'Altissimo.

Nei seminari sia coltivata la musica quale scoperta ed esperienza vissuta
di inedite e sconfinate vibrazioni interiori. Sia cantato ogni giorno in
modo dignitoso qualche brano del patrimonio gregoriano anche nell'intento
di fornire ai nuovi pastori d'anime il senso del canto liturgico. Essi
acquisteranno così un solido criterio di valutazione per accogliere in
futuro nuove composizioni, differenti sì nel linguaggio, ma simili nel
significato spirituale.

Non vi trattengo oltre, cari amici, ma Vi assicuro che siete presenti al
mio cuore. Non lascerò deluse le Vostre aspettative per un rinnovamento
della musica sacra. Spero di potervi donare tra non molto un documento
ufficiale, forse un'enciclica o forse un 'Motu proprio'. Penso a un testo
che affronti in modo positivo e sistematico le problematiche della musica
sacra, una 'magna charta' che delinei l'universo liturgico e la sua
musica, fornisca spunti di riflessione teologico-spirituali e chiare linee
operative.

Cari organisti di Chiesa! Spero di ritrovarvi presto pervasi di quella
sensibilità che rende tutti voi attivi collaboratori nel campo del
Signore. Bandite concordi la zizzania effimera della banalità e dello
squallore, coltivate i fiori della bellezza rigogliosa che espande il
profumo dello Spirito. Le vostre voci siano profezia della Parola che
annuncia un'alba radiosa di speranza nel nome del Padre e del Figlio e
dello Spirito santo.

fonte dalla rete