Antifone "O" - 19 dicembre

  • Liturgia

 

O Germoglio di Iesse,
che t’innalzi, come segno per i popoli: (Is 11, 10)
tacciono davanti a te i re della terra
e le nazioni t’invocano: (Is 52,15)
vieni a liberarci, non tardare!. (Ab 2,3)


Con la monarchia davidica la Sapienza divina rivela un elemento nuovo del suo disegno. Israele non solo avrà una terra, una capitale, ma ben presto avrà anche un tempio come segno della presenza divina in mezzo al popolo della promessa.
Nella persona del re riceve inoltre un capo, garante dell’alleanza, servitore dei divini voleri:“Io ti presi… perché tu fossi il capo d’Israele mio popolo; sono stato con te dovunque sei andato” (2Sam 7, 8-9).


Anche quando l’infedeltà di Israele e dei suoi capi avrà attirato sul paese una nuova schiavitù, la casa di Davide rimarrà un segno, un vessillo innalzato, attorno al quale tutte le genti, e con esse gli esuli d’Israele e di Giuda, si ritroveranno uniti.
La rilettura che il Cronista ci offre della profezia di Natan ne è una testimonianza: la dinastia davidica ha lo scopo di mantenere viva la fede del popolo di Dio nelle promesse del suo Signore (1Cr 17,11-14) in un periodo in cui ben poco ancora sussiste di quanto era stato costruito.


La speranza rimarrà salda pur in una situazione di estrema afflizione, come fanno capire i canti del Servo (Is 52,15).Il fatto che dinanzi a questo Servo piagato e sofferente – Israele o qualcuno in particolare – le nazioni rimangano meravigliate e i popoli acclamino, non è forse la prova che il Dio ormai considerato morto con il suo popolo, è sempre quel Dio che compie meraviglie?
Ancora una volta egli stenderà la mano che riscatterà il suo popolo e farà conoscere il suo nome.


(Robert Gantoy e Romain Swaeles, benedettini dell’Abbazia di Saint-André de Clerlande, Belgio)

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