Memorie storiche di don Paolo terza parte

  • Memorie don Paolo Cappelloni
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Che facevano a Ferentino? E' risaputo che il seminario di Ferentino godeva fama, e molte famiglie-bene affidavano i propri figli per assicurare loro un corso regolare di studi superiori. Vestivano l'abito e ne accettavano la disciplina. Nell'anno 1920-21, in agosto avvenne il cambio della guardia: don Paolo lasciò Ferentino e passò la direzione a don Riccardo NEGRI. Il chierico Borghi fu ordinato sacerdote il 29 maggio 1921. Per noi piccoli fu più un papà che un maestro. Raccolti in una scuoletta, ci teneva a bada e richiamava all'ordine con una canna, senza lasciare la cattedra.
I ragazzi, tutti compresi, erano pochi, e la disciplina pesava tutta su di lui. E per l'età e le prestazioni infermieristiche al Vescovo, fu ordinato senza rispettare i periodi di attesa tra un ordine e l'altro.
Durante le celebrazioni straordinarie ho ricevuto, non ricordo se solo o con altri, la Cresima. O non fu redatto l'atto o è andato smarrito, nel richiederlo prima di entrare in Noviziato, ho dovuto fare
appello alla memoria: ricordando il nome del Padrino - Giuseppe - ed altri particolari, come l'aver ricevuto in regalo una monetina d'argento di 5 lire. Oltre l'abbecedario o sillabario, come libro di lettura avevamo "Allegretti e Serenella". L'Opera don Guanella era imparentata con la Casa regnante. Tralascio la visita della Regina Margherita alle nostre Opere di Milano, per ricordare che quando il Vescovo Bianconi, per aprire anche agli anziani, oltre a chiedere ben 15 locali dell'Orfanotrofio a don Guanella fece una petizione di poter titolare alla Regina Elena il Ricovero. Inaugurato nel 1910, come ente a sé accolse anziani del paese e dei Comuni limitrofi. Difatti all'intestazione della corrispondenza, obbligatoria per convenzione, "Orfanotrofio Macioti" fu aggiunto RICOVERO REGINA ELENA - Non ricordo la data precisa, l'anno 1921 per l'inaugurazione al monumento ai Caduti in piazza S. Valentino, fu invitato e venne il Principe Umberto di Savoia.
In attesa dell'arrivo, era prevista la prima sosta all‘Orfanotrofio, eravamo come non mai calzati e in divisa schierati sotto il portico. Arrivò. Bel giovane, alto, aitante, e ci passò in rivista, chiedendo notizie. Il direttore don Riccardo, approfittando dell'occasione, allargò il campo delle informazioni, ma il Principe, forse preoccupato di stare all'orario, fece capire che sapeva, perché la mamma lo teneva informato. Poco o nulla era cambiato dalla morte  del Fondatore nei nostri Istituti più assistenziali che educativi.
Ferentino non faceva eccezione, legato poi come era da una convenzione capestro. Il Comitato era formato da personale laico ed ecclesiastico, che si alternavano alla Presidenza. Si aggiunga la recessione economica del dopo guerra, di quella guerra inutile, che ha fatto 650,000 morti, invalidi, feriti, vedove e orfani per l'annessione alla patria di territori che abbiamo perso poi con la seconda guerra mondiale in maggior parte. I Ministeri, le Province, i Comuni passavano rette da fame, obbligando i Responsabili a ricorrere, con stampe e bollettini, o addirittura alla questua per sopperire alle scarse risorse economiche. Anche Ferentino aveva il suo bollettino: CULTOE CARITA' - Voluto dal Fondatore fin dal 1913. L‘ufficio e tutta l'attivita connessa veniva chiamata "PIA OPERA" con sotto denominazioni.
Al mattino brodo: acqua calda ove galleggiava qualche rimasuglio di cipolla; a pranzo se c'era il primo, minestra o pastasciutta,non c'era il secondo. Il pane, non più di una fetta. A cena idem. Era deprimente lo spettacolo dei ragazzi, che elusa la vigilanza andavano a mendicare il pane nelle famiglie vicine. La giornata era scandita dall'orario: levata - preghiere del mattino - S. Messa - colazione - breve ricreazione - scuola o lavoro - intervallata la scuola da un breve periodo di sollievo. Pranzo - ricreazione - visita - STUDIO! RICREAZIONEE RECITA DEL ROSARIO SEGUITA DALLA BENEDIZIONE EUCARISTICA! Cena - ricreazione e riposo. Ho faticato ad abituarmi: mi è servito però per gli anni successivi del ginnasio-noviziato. Al passeggio del giovedì, s'intercalava qualche passeggiata, sempre a piedi con meta i paesi vicini: Alatri - Fumone - Anagni - Supino - Patrica. Pranzo al sacco.
Non mancavano gli inviti in occasione di feste. Avevamo, e io vi facevo parte, una piccola banda o fanfara. Per due anni consecutivi,per la festa di S. Francesco, su invito del Convento abbiamo cantato la Messa dell‘Aller, nostro cavallo di battaglia, a Pofi. Non so se il primo o secondo anno, ripassando la Messa, prima dell'esecuzione in chiesa, sotto il p0rtico, sempre curioso, visti dei peperoncini appesi mi azzardai a toccarli. Ho lacrimato per tutto il tempo della Messa.
Un anno venne l'invito da Castro dei Volsci per una Messa a suffragio di un dottore del paese, che durante la sua permanenza in Africa aveva studiato e curato la malattia del sonno, provocata dalla mosca TZE - TZE. So che gli hanno eretto un busto in paese. Ho chiesto e ottenuto notizie dall'attuale parroco del paese, don Avallone.
Curiosità, direte. Ma la vita è tutta intessuta di minuzie, curiosità, avvenimenti lieti e tristi. Allora andare in collegio era come andare al militare. Il famoso vestitino fu subito  sostituito con il grembiule o zinale, le scarpe con le zoccole, la testa rasata, almeno una volta al mese. Frizioni di petrolio per paura dei pidocchi.
A Ferentino, come a Grotte, non c'erano i pidocchi, ma una vera infestazione di cimici e pulci. Le pulci non erano tutte nostrane, molte emigravano da fuori annidate nelle ampie gonne delle donne, che preferivano accoccolarsi sul pavimento invece di inginocchiarsi nei banchi. Le cimici, anidate nelle crepe dell'intonaco, o nelle testate delle reti, aggredivano di notte, succhiavano il sangue e lasciavano il segno. Fu tentato tutto per la disinfestazione . Tutti i sabati, rifatto il letto, si battevano le testate. Le cimici cadevano a pioggia. Si
schiacciavano con le zoccole, unica arma a nostra disposizione. Non vi dico la puzza che emanavano. Si é tentato con l'acqua bollente, con la fiamma dei lattonieri o degli stagnini. Almeno una volta all'anno si
faceva la grande disinfestazione a base di zolfo. Si lasciava l'Istituto per una giornata, con meta qualche paese vicino con pranzo al sacco. Chiuse porte e finestre, sigillate con carta collante, su coppi si bruciava lo zolfo. A sera, di ritorno, spalancate le finestre per arieggiare i dormitori, si rifacevano i letti si andava a dormire respirando le le esalazioni residue. Al mattino .... punto e a capo.