Memorie storiche di don Paolo seconda parte

  • Memorie don Paolo Cappelloni

2a parte
dormitorio-post-guerra
(accanto un'immagine del dormitorio dell'Istituto di Ferentino ricostruito)S
eppi poi che risaliva all'epoca di Paolo III° Farnese, che mise insieme un Ducato - con capitale Castro - e nel Ducato, barattandolo con Frascati aggrego Grotte con il suo territorio.
La mia conoscenza del territorio non andava oltre San Lorenzo Nuovo e la Cantoniera, dove abitavano alcuni parenti. Uscivo perciò dal guscio, né, stordito com'ero, mi interessava sapere dove si andava. Tanto è vero, che solo molto tardi seppi che la prima meta era Orvieto. Giunti infatti, lo zio salì in città, prima di scendere alla stazione, per sdaziare degli abbacchi da portare ai parenti di Roma. Assolta l'operazione, siamo ahdati a prendere la funicolare, per scendere alla stazione. La funicolare funzionava ad acqua. Ricordo
ancora lo scarico dei cassoni a fine corsa. L'impianto ancora esiste, ma non funziona. Sembra la vogliono ripristinare, Attraversato l'ampio piazzale, entriamo in stazione, facciamo il biglietto e chiediamo l'orario del treno. "Sciopero, ci dicono. Non sappiamo quando riprenderanno a viaggiare". Forse, consultando qualche giomale d'epoca potrei riscoiitrare la notizia. Vale la pena? Non volendo né potendo tornare indietro abbiamo atteso in stazione fino ad ora tarda il primo treno che andava a Roma. Seguii lo zio dai parenti che ci ospitarono non appena giunti a Roma. La stagione e l’ora tarda, la giomata grigia e piovosa, vidi la città etema, come in un sogno. Così l'indomani, mentre lo zio sbrigava alcune faccende, solo nel pomeriggio, prendemmo il treno per Caserta, la direttissima per Formia forse non funzionava ancora, che poi ci avrebbe portato lontano dalla nostra meta. Giunti alla stazione di Ferentino, lontana qualche chilometro dal paese, nella valle del Sacco, salimmo sulla corriera che faceva servizio tra stazione e paese; il conducente, giunti all'altezza dell'lstituto, richiesto, dice allo zio: "L'entrata è qui".
Entrati nei vecchi locali della vecchia portineria, Peppe, il portinaio, male in arnese, indovinato o saputo il motivo del nostro arrivo, diede una scampanellata .... Non molto dopo comparve un prete basso, tarchiato, con sulla guancia sinistra una vistosa escrescenza pavonazza. Parlottò con lo zio, prese in consegna i documenti. Lo zio chiese se c’era una locanda per cenare e passare la notte. Avuta risposta, che proprio dirimpetto ce n'era una, salutò e scomparve .... e non lo rividi più.
Quello che piu mi colpl di don Paolo, oltre la vistosa voglia, era il modo di parlare. Parlava a fiotti, e le parole gli uscivano come l‘acqua da una bottiglia. Mi prese pero a voler bene, perché mi chiamavo come lui. Dato un altro o due segnali di campana, comparve un prete, tale lo credevo, perché in talare, alto. Era poi il chierico Borghi. Don Paolo mi consegno a lui. Mi prese la mano nella sua, grande e villosa, e,avendo saputo che non avevo cenato, mi accompagnò, attraverso un cortile interno, nella dispensa della cucina, Mi offrì un piatto di minestra. Ne assaggiai un cucchiaio. Non era buona. Vidi sulla scansia pagnotte di pane integrale. — Pane del dopo guerra. Pensai al pane bianco del mio paese. Sempre accompagnato dal chierico Borghi fui condotto al primo piano. Gli orfanelli erano tutti da tempo nei loro lettini in lunghe file doppie, nei dormitori grandi. Mi assegnarono un letto nel dormitorio piu stretto in fondo, vicino ai bagni. Aveva in comune una parete con la chiesa, ove per una porta si accedeva al
pulpito. Il chierico Borghi si caricò un materasso, preso da un locale che faceva da ripostiglio, mi fece il letto e mi cacciai sotto le coperte. Solo con i miei ricordi, lontano oltre 200 chilometri dal mio paese, ebbi una crisi di pianto. Stanco però com'ero, stavo per addormentarmi, quando sentii un tonfo di piedi nudi. Alla poca luce che illuminava il dormitorio, vidi luccicare due occhi e sentii una voce che mi chiedeva "Che, sei un bambino nuovo?" Scoppiai a piangere. Seppi poi chi era e la sua storia. Si chiamava Carlo VALERI ed era di Artena, un paese addossato ai monti Lepini. Al mattino alla levata, indossato il grembiule mi accorsi che la manica sinistra cadeva vuota. Ho saputo il perché. Il padre, cavallante, lavorava per conto del comune. Trasportava brecciame per le strade. Qualche volta si portava dietro Carluccio che saliva sul cassone; il carro aveva le ruote alte. Un giomo, il bambino trovava divertente far sbattere il bastone della martinicca sui raggi della ruota. Il giuoco durò poco, perché il bastone preso dai raggi catapultò il bambino sotto la ruota. Accortosehe, il padre, blocca la bestia e scende a vedere. La ruota mordeva il braccio del bambino. Che fare? Preso il mulo per il barbazzale diede uno strattone e raccolse il iiglio con il braccio “ sinistro ciondoloni. Passò davanti casa gridò alla sposa che andava all'ospedale...dove, purtroppo dovettero procedere all'amputazione totale. Mi fu sempre amico. Fece con me la IV elementare, ho saputo che ando a Torino al Cottolengo. I primi giorni furono tristi per me. Un ragazzone robusto un po' tardo, soprannominato Arnara dal paese d'origine, oggi in provincia di Frosinone, mi portava a cavalluccio. Ad anno scolastico già a metà strada, sarei stato un fuori classe. Fui allora affidato ad una suora perché mi preparasse alla Prima Comunione. Feci progressi rapidi, tanto che il 23 Maggio di quell’anno, mi pare festa della Trinità, dopo la confessione, la prima, accuratamente preparata, ricevetti Gesù. Ero solo, e tutte le attenzioni erano per me. Fui a mezzogiomo a tavola con
i Superiori. "Per il più bel giomo della vita" ebbi a ricordo un'oleografia, con su la Beata Imelda e S. Luigi. Ebbene, quella stampa l'ho ancora con me e messa in onore. Tornando dopo 4 anni, nel 1930 a Ferentino l'ho rinvenuta in un armadio. Fu quel giomo, che tornato tutto allegro tra compagni, dissi: Io mi faccio prete. Pur non frequentando la scuola imparai a servire la Messa.   Per le feste straordinarie in onore del miracoloso Crocefisso, no so quante messe ho servito, succedendosi i sacerdoti a celebrare.
Allora non c'era la concelebrazione. Venne ottobre e venni iscritto alla prima elementare, privata. Maestro; il chierico Carlo BORGHI. Per l'Immacolata ebbi la gioiosa sorpresa di rivedere due del mio paese, scesi con il Vescovo e i chierici del Seminario: Teodoro ORZI, quello del vestitino, e un certo Lucidi figlio del famacista.