Memorie storiche di don Paolo - Premessa

  • Memorie don Paolo Cappelloni

Periodicamente racconteremo le" memorie storiche" lasciateci nel 1998 da don Paolo Cappelloni. Attraverso la sua esperienza di "orfanello" della Casa Divina Provvidenza ripercorreremo la storia e le vicende dell'Opera don Guanella a Ferentino.

La raffigurazione accanto, ci mostra don Paolo a 11 anni nella Casa di Ferentino con don Luigi Guanella. Essa si trova sull'altare della Cappella dedicata a don Guanella nella Chiesa di S.Agata. 


Ricordi d’infanzia trascorsa nella Casa Divina Provvidenza di Ferentino

di Paolo Cappelloni

Premessa

Il perché di queste memorie

Ripetutamente invitato, anzi sollecitato, narrando occasionalmente episodi della mia vita a metterli per iscritto, ho resistito, accantonando l’idea. Compiuti gli 85 anni, nato il 17 marzo 1912, e veleggiando verso gli 86, nonostante gli anni e i malanni, aggravati, oltre che dal naturale degrado cui van soggetti tutti i viventi, dalle prolungate degenze in cliniche e ospedali, le operazioni subite, ultima la resezione totale dello stomaco il 21 ottobre 1992 alla Clinica Gemelli; nonostante l’età, ripeto, e i malanni, la mente è rimasta ancora vigile e la memoria tenace, mi accingo a mettere per iscritto le MIE MEMORIE, che coprono l’arco di oltre 76 anni, tanti sono gli anni di mia presenza nella Congregazione dei Servi della Carità, più nota come Opera Don Guanella.
Stralcio da quanto messo per iscritto il periodo trascorso a Ferentino, e precisamente dal 15 marzo del 1920 al 15 settembre del 1926.
Ritengo utile però, per non dire necessario, per convogliare l’inizio della nostra Opera a Ferentino dalla nostra opera a Ferentino dalla leggenda sui binari della Storia, una premessa.
Finchè non fu rintracciata una lettera di don Guanella a Mons. Bianconi, vescovo di Ferentino, datata  Frosinone 2 dicembre 1906, correva a voce e per iscritto, suffragata da un articolo di don Carlo Coppotelli e fatta propria da don L. Mazzucchi, primo biografo di don Guanella, da don Leo Brazzoli nei suoi “Profili Biografici” a pag. 138-140 ricordando don Riccardo Negri, e ultimamente da suor Maria Piromalli sul bollettino “La Voce” delle nostre suore, leggenda che lega gli inizi ad un colpo di sonno o disguido ferroviario, l’incontro del nostro Fondatore con il Vescovo, che lo accolse come inviato da Dio ospite in Episcopio, ove smarrito, era salito con il nipote domenicano proveniente da Roma con lo stesso treno per passare le ferie, come era solito, con l’eccellentissimo Zio.
Rifacendoci invece  ai documenti: la D.P. e alla lettera su menzionata dopo l’incontro, uno dei tanti, con Pio X il 1° dicembre 1906: secondo la D.P. don Guanella sarebbe risalito al nord, stando invece alla lettera del 2 dicembre a Mons. Bianconi da Frosinone, partì per rendersi conto di persona come era uso, se valeva la pena accettare l’offerta di Ferentino, auspicata e richiesta, anche per interposte persone autorevoli, da Mons. Bianconi, stretto dalla necessità di salvare l’Orfanotrofio Macioti dalla chiusura, dopo che i Frati Minori Osservanti, fin dal 1900, asportato tutto ciò che ritenevano di loro spettanza dalla Chiesa e dall’Istituto: arredi, utensili, vasellame, vendute le minuteglie durante la fiera del Crocifisso, e caricate le ultime cose su una carrettella, partirono per il loro convento di Valmontone, chiusa la porta, e consegnate le chiavi al Comune, lasciarono Ferentino. A trattenerli non valse neppure l’impegno del Vescovo di interporre la sua autorità, benemerenze e buoni uffici per far ritornare ai Frati chiesa e convento indemaniati.
A Frosinone perchè si era impegnato con il Card. De Azevedo, nativo di Frosinone e Vescovo di Veroli, che visitata la Colonia di Monte Mario per lungo e per largo, aveva espresso a Don Guanella il desiderio di avere un'opera simile nella sua diletta Frosinone.
A Ferentino non scese, né ebbe incontro con il Vescovo. Non è dato sapere il motivo. Di qui la lettera del 2 dicembre a Mons. Bianconi di scusa, assicurandolo però che avrebbe mandato un confratello da Monte Mario, che resosi conto della reale situazione di quell'Opera fatiscente, e delle condizioni per una eventuale Convenzione, per assumerne la Direzione e l'Amministrazione, lo ragguagliasse.
Passando da Roma, prima di risalire al Nord, mandò a Ferentino don Filippo Gramatica.
Don Guanella firmò una lettera di compromesso nel gennaio 1907. Solo ai primi di febbraio si recò per la prima volta a Ferentino, trattenendosi per la festa di S. Agata. In una lettera a Madre Marcellina ne descrive la positura e ne esalta la purezza del clima. Non manca di annotare che quel giorno nevicava.
Dal primo incontro con il Vescovo nacque con la stima reciproca una profonda amicizia, come si può rilevare dalle lettere.
Ritenne perciò che fosse giunto il tempo per addivenire alla convenzione.

II A.C.S. - 22 giugno 1908

X delibera  -  Mons. Vescovo di Ferentino e l'egregio Avv. Giorgi già da tempo insistono perchè da noi si abbia da assumere l'Amministrazione e Direzione dell'Orfanotrofio "Macioti" in Ferentino, ove si potrebbe oltre l'Orfanotrofio, impiantare Colonia agricola, Ricovero per vecchi e vecchie, potendosi il locale, che il Comune cede per anni 30, dividere in tre scomparti ben distinti l'uno dall'altro.
Mons. Vescovo cercherà a Roma il permesso, riceverà i Chierici in Seminario, e li ordinerà. Il Comune cede anche la Chiesa di S.Agata, che sarà da noi funzionata.
Vorrebbero che si incominciasse presto e si stabilisce di mandarvi un laico, un chierico e un sacerdote.

Ritenuti non validi o non disponibili i confratelli proposti per motivi vari, si rimanda la nomina, che nella III A.C.S. del 5 ottobre, cade su don Riccardo Negri.
Avuta l'approvazione del Consiglio Superiore, come scritto nell'Adunanza del 5 ottobre 1908 e la scelta del confratello nella persona di don Riccardo Negri, il Fondatore anticipò l'invio del confratello due mesi prima della firma della Convenzione. Don Riccardo con l'aiutante Giovanni Fumagalli giunse a Ferentino il 28 ottobre 1908.
Nel frattempo e sicuri della venuta, il Comitato aveva provveduto a dotare l'Istituto e la Chiesa degli arredi, utensili e di quant'altro necessario per il funzionamento. Falsa quindi la diceria, che i nostri non trovarono neppure una sedia. D'altronde un certo numero di ragazzi era ancora presente, che sotto la guida di un "Maestro di Agricoltura", facevano la spola tra l'Istituto e i ricordati appezzamenti di terreno.
Da una lettera dell'allora Presidente del Comitato, Can. Perlini al Vescovo, assente, sappiamo delle accoglienze onoste e liete.
Dopo un incontro in Casa, per l'accolgienza ufficiale salirono al Comune, per finire con un buon pranzo in uno dei migliori ristoranti di Ferentino. 
Questo è l'avvio della nostra Opera laggiù allora l'unica protesa verso il Mezzogiorno: Opera sofferta, martoriata - distrutta - riedificata, tanto cara all'estensore di queste memorie.
Altre più numerose e preziose notizie, le affido alla grande  monografia, affidata al nostro confratello don  Tarcisio Casali, nativo di Ferentino.