Breve storia di don Guanella pagine 8 e 9

  • Culto e Carità

pag-8pag-9Quarto appuntamento con una Breve storia, ricca di disegni di don Luigi Guanella edita nel 1956 dalla Casa Divina Provvidenza di Ferentino.

 
Estratto dagli Aneddoti di don Luigi Guanella:

Che camino e che gargarozzo!    

Don Guanella amava particolarmente, tra gli ospiti delle sue case, quei pacifici picchiatelli che chiamava " buoni figli " e li faceva segno di particolari attenzioni. Infatti, quando aveva un po' di tempo, andava a cercarli: parlava con loro, scherzava e faceva qualche partitina a carte. Prima d'incontrarli, tuttavia, si preoccupava di avere in tasca una buona riserva di caramelle, dolci, biscottini e qualche sigaro.
Si fermava spesso per questo rifornimento da un tabaccaio di via Dante, a Como, che lo conosceva e sapeva a chi era destinata tutta quella roba.
Capitò una volta che il tabaccaio prese un aiuto, un giovane venuto di fuori che si vide capitare davanti per la prima volta Don Guanella con un'ordinazione imponente. Questo prete grande e grosso, con l'aria trasognata e assorta, gli occhi semichiusi e una voce buona, gli andava ordinando con la massima naturalezza: una dozzina di mezzi toscani, cinque sigari Virginia, quelli con la paglia dentro, tre pacchetti di spuntature e cinque di trinciato, un paio di chili di caramelle, mezzo chilo di mentine, biscottini...
La merce andava ammucchiandosi sul banco e Don Guanella non s'accorgeva dello sbalordimento del tabaccaio che lo guardava con una specie di avversione; anzi, almanaccando i conti di quanto gli serviva e computando cosa andava a quello e cosa andava a quell'altro, prendeva sempre più l'aria del gaudente che non voleva dimenticare nulla, ripromettendosi di passare una serata come si deve.
Alla fine il giovane dietro il banco non poté trattenersi e disse:
— Che camino e che gargarozzo!
Don Guanella si riscosse e, mentre pagava il conto di nove lire, si accorse dell'equivoco che involontariamente aveva provocato e volle togliere quel ragazzo dai dubbi. Quasi scusandosi e con un certo imbarazzo, che l’altro interpretò ancora in modo sbagliato, disse:
— Non sono per me, sono per i miei buoni figli!
Nel dir questo uscì lasciando il poveretto di stucco senza sapere se sognava o se era desto. Si dice che poi la cosa gli fu spiegata, ma per quella sera rimase un po' frastornato.