La vita delle scuole guanelliane di Ferentino fino alla loro soppressione (1920-1964)

  • Culto e Carità

La vita delle scuole guanelliane di Ferentino fino alla loro soppressione (1920-1964)

di Biancamaria Valeri

tratto da Scuole nella Casa della Divina Provvidenza in Ferentino, La costituzione della  casa guanelliana in Ferentino nel 1908 -  ultima parte

La Casa Divina Provvidenza, istituita a Ferentino, non si discostò dalle aspettative del suo fondatore: raccolse subito orfanelli, vecchietti e minorati, che il B. Guanella amava chiamare" buoni figli", ad esempio del Cottolengo. I primi anni di vita dell 'istituzione furono difficili. Nel ricovero "Regina Elena" bisognava allestire anche un'infermeria e un ambulatorio; nell'orfanotrofio, oltre ai locali di ospitalità dei giovani, aule e laboratori con tutte le attrezzature richieste per addestrare un valente artigiano. Agli orfanelli si impartiva l'istruzione elementare in scuole interne fino alla classe quinta. L'istruzione fu affidata dapprima a sacerdoti abilitati all'insegnamento, a qualche buona suora o a qualche insegnante disposto a prestare la sua opera caritatevolmente nelle sue ore libere. Alle scuole elementari si affiancarono le scuole per l'apprendimento professionale e specialmente laboratori di falegnameria, calzoleria e sartoria.

Dal 1922 il direttore don Negri si prodigò, affinché si impiantasse anche una tipografia. Anche l'Ordinario diocesano era favorevole a tale iniziativa, fornendo la banca regionale locale i mezzi economici per avviare l'impresa. La richiesta, avanzata il 24 febbraio 1922, fu riproposta il 21 aprile del medesimo anno: don Riccardo Negri, per reperire i locali, proponeva di trasferire gli anziani del ricovero ferentinate a Roma, dove avrebbero trovato migliore e più funzionale accoglienza. Nei locali, resisi liberi, sarebbe stato facile impiantare la tipografia. Anche questa volta il progetto fu accantonato, rimandato a tempi migliori; si preferì potenziare le botteghe di falegnameria e calzoleria, già esistenti e funzionanti ottimamente. Il buon don Negri, però, non si diede per vinto e la tipografia finalmente cominciò a funzionare nel 1923. Ebbe come denominazione un titolo, che era un programma, "Scuola Tipografica Antoniana"; si fregiò anche di un motto, quello dello stemma ferentinate: Det tibi florere Christi potentia vere.

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La rivista "Culto e Carità" del 13 marzo 1924 annotava: "La tipografia, che un anno prima appena osavamo sperare, è un fatto compiuto". Furono acquistate a Roma, di seconda mano, diverse macchine: una Marinoni "Paris" doppio piano 70x100, ad azione meccanica; una mezzana ad azione meccanica o manuale; una pedalina, una taglierina; banconi e casse da composizione con caratteri in legno e piombo. La tipografia fu sistemata nei locali prospicienti la via Casilina; ma l'angustia delle stanze e il rumuore assordante delle macchine consigliarono di trasferire il laboratorio tipografico in un'altra ala dell'edificio, in locali ricavati dai sotterranei a fianco del campanile. In tale nuova sede si ricavò una stanza per accogliere la compositoria e, al piano superiore, un'aula scolastica. La tipografia funzionò fino al maggio del 1944, quando venne completamente distrutta dal bombardamento aereo, che provocò anche la morte di due orfanelli che stavano lì lavorando. Vi si stampava di tutto: dal bollettino "Culto e Carità", ai manifesti, alle stampe commerciali, a moduli e schedari; gli artiginelli, che vi lavoravano con passione, si cimentarono anche nella stampa della monumentale opera di un francescano, P. Tirocchi , "La ricerca del tempo attraverso la storia della terra". Tale opera, però, fu fallimentare e la maggior parte dei volumi stampati, rimasti invenduti, finirono al macero. L'Istituto di Ferentino, che ospitava un numero sempre crescente di artigianelli e orfanelli studenti, fu ampliato e migliorato rispetto al primitivo edificio conventuale. Nel 1930, il 20 ottobre, finalmente vi si fondò la colonia agricola e venne riformato il regolamento della Casa, che diveniva istituto elemosiniere, trasferendo la cura degli orfani ai Servi della Carità di don Guanella, non più all'orfanotrofio maschile "Macioti "(26). La vita della Casa Divina Provvidenza di Ferentino trascorreva calma: gli ospiti osservavano con diligenza il regolamento ed erano di edificazione morale e religiosa per tutta la cittadinanza. Anche se vi furono controversie di natura giuridica tra Vescovo di Ferentino ed il Comune in merito al possesso degli immobili, queste non turbarono lo spirito di serena collaborazione, che animava i giovani ed i loro educatori. Le vicende tristi della seconda guerra mondiale obbligarono svolte decisive nella storia delle scuole guanelliane di Ferentino. Nel dicembre 1938 erano cessate le convenzioni stipulate nel 1908 e l'Eca, che aveva sostituito la Congregazione di Carità, avrebbe dovuto procedere alla liquidazione ed al pagamento delle migliorie apportate dai guanelliani all'ex convento dei Francescani di S. Agata.

Rinnovate le convenzioni, iniziarono nuove trattative, che tragicamente furono interrotte dalla guerra; tuttavia ci fu l'esplicita intesa di riprenderle a pace conclusa. Purtroppo i bombardamenti del 24 e 25 maggio 1944 imposero una diversa soluzione, perché distrussero quasi totalmente gli edifici nei quali i Servi della Carità avevano allocato il ricovero dei vecchi, l'orfanotrofio maschile, le scuole e le officine artigianali. I religiosi, non volendo che andassero perdute le loro opere, si dichiararono disposti a far risorgere in Ferentino un edificio ancor più funzionale di quello ormai distrutto, a patto che il Comune e l'ECA avessero ceduto l'area dei fabbricati con l'orticino, gratuitamente, assicurando tali enti, senza corrispettivo, l'acqua necessaria agli usi igienici e alimentari degli orfani. In quel periodo i ricoverati nelle opere guanelliane di Ferentino erano 73: 55 orfani e 18 vecchi, temporaneamente alloggiati nel Seminario Vescovile. Il bilancio dell'opera pia era in deficit: le entrate, che in tempi normali ammontavano a £ 40.000, erano scese a £ 10.000; le spese di mantenimento dell'istituto, invece, ascendevano a £ 380.000. La Casa di Ferentino aveva ricevuto dalla Casa Provincializia di Roma un contributo di appena £ 20.000 per affrontare le spese del trimestre luglio-agosto- settembre; ma per risolvere i problemi più gravi ed urgenti, quali quelli del sostentamento alimentare, ci voleva un sussidio di almeno £ 100.000(27). I debiti della Casa erano ingenti. Anche il Comune, per il quale la Tipografia Antoniana aveva lavorato dal 1938 al maggio 1944, aveva cumulato un debito di oltre £ 25.000(29). I problemi economici furono ben presto risolti e la Casa risorse dalle macerie più ampia e più funzionale di prima. Vennero rimesse in funzione le scuole elementari e professionali, lustro della pia istituzione, anche se per diversi anni si trascinarono le spese per il loro impianto e arredamento(30). Negli anni immediatamente successivi alla ricostruzione l'istituto ricoverava 108 orfani minorenni, 18 gratis e 90 a pagamento: 60 orfani pagavano ciascuno £ 200 di retta giornaliera, 26 orfani avevano la retta ridotta a £ 180, 4 orfani a £ 120. Le entrate complessive dell' opera ammontavano a £ 10.000.000, così ripartite:

£ 6.000.000 dalle rette

£ 3.500.000 dalla beneficenza

£ 500.000 dalle opere delle officine e dal ministero sacerdotale dei religiosi.

Il bilancio, però, era in passivo, perché le uscite ascendevano a £ 12.000.000.

L'opera dei Servi della Carità aveva bisogno di un sussidio governativo, per poter far fronte alle spese per ultimare la nuova ala del fabbricato, adibita ad orfanotrofio, e per sistemare le scuole elementari interne, purtroppo collocate provvisoriamente in quattro camere anguste a pian terreno. Nel progetto di ristrutturazione, promosso dal direttore don Luigi Boschetti, si prevedeva anche l'installazione di una scuola di tipo industriale per gli orfani, che, conseguito il grado di istruzione primaria, intendessero proseguire gli studi per una migliore sistemazione professionale(3l ). All'interno dell'opera guanelliana, dunque, funzionavano un'efficiente scuola elementare, dove l'insegnamento era impartito da maestri abilitati, una moderna tipografia, annessa alla scuola tipografica, una falegnameria ed una calzoleria.

La scuola agricola, non era stata più attivata, essendo l'orticino dell'istituto inglobato nel campo sportivo; invece erano funzionanti corsi di addestramento, qualificazione e specializzazione per falegnami e meccanici. La scuola elementare interna funzionò privatamente fino all'anno scolastico 1949-50; vi insegnarono i maestri Marchioni, Paolo Poce, Giovanni Luchetti, Alfredo Catracchia, Vittorio Celani e, nel dopo-guerra, Emilio Bianchi, Leonello Sterbini e Silvia Pinelli. Nel 1950 la Direzione dell'istituto, rappresentata dal direttore don Antonio Passone e dal vice-direttore don Aldo Forlin, decise di far frequentare dai propri ragazzi la scuola pubblica. Tale decisione suscitò dei problemi: la nomina di un accompagnatore degli orfanelli e il reperimento di altre aule nel plesso scolastico "G. B. Paolini", per sistemarvi circa ottanta nuovi alunni. L'allora direttore didattico, G. B. Ferdinandi, addivenne ad un accordo con i guanelliani: i religiosi avrebbero messo a disposizione le aule necessarie per il funzionamento di una nuova sede e il Direttore vi distaccava tre insegnamenti del plesso "Paolini".

Dall'anno  scolastico 1950-51 cominciò a funzionare il plesso scolastico "Don Guanella": i tre insegnanti che presero servizio nel nuovo plesso furono Cesare Bianchi, Gino Catracchia e Attilio Mancini. Vennero attivate solo le classi terza, quarta e quinta elementare, non essendovi alunni frequentanti la prima e seconda classe. Potevano frequentare il plesso "Don Guanella" anche i ragazzi domiciliati nella zona di S. Agata; per i primi anni di funzionamento del plesso questi furono presenti in numero esiguo. L'ins. Cesare Bianchi, eletto all'incarico di maestro fiduciario, prestò servizio nel plesso "Don Guanella" per quattordici anni, fino all'anno scolastico 1963-64; invece gli insegnanti Catracchia e Mancini furono sostituiti dai colleghi Guerino Leoni e Gino Coletta. La collaborazione tra maestri e sacerdoti guanelliani fu sempre improntata al reciproco rispetto; gli insegnanti svolgevano serenamente la loro opera e potevano cogliere ampie soddisfazioni dal lavoro didattico e dal progresso culturale dei loro allievi, che si imponevano per la loro preparazione, ricevendo elogi nelle gare di cultura generale, promosse dal direttore didattico Gino Luchetti. L'opera degli insegnanti non si limitava allo svolgimento del programma scolastico, indicato dagli organismi governativi, ma si estendeva alle attività complementari, curate in particolar modo dal maestro Cesare Bianchi.

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Questi ogni anno invitava i piccoli allievi del plesso a costruire nelle loro aule artistici presepi, davanti ai quali, poi, alla presenza del Direttore Didattico, dei Superiori della Casa della Divina Provvidenza e delle famiglie degli alunni la scolaresca rievocava la nascita di Gesù con riuscite accademie. Sono da ricordare la mostra che gli scolari allestirono per il centenario dell'Unità d'Italia e le recite teatrali, che i ragazzi preparavano a chiusura di ogni anno scolastico. Tra queste degna di menzione fu la riuscitissima operetta musicale in tre atti Il principino di Golconda, eseguita nella sala teatro della Casa Divina Provvidenza alla presenza dell'ispettore scolastico Archimede Todini, del Direttore didattico Gino Luchetti, dei Superiori dell'Istituto e di un gran numero di invitati. La collaborazione tra docenti e religiosi si concretava anche nella programmazione di gite scolastiche, alle quali gli allievi partecipavano con entusiasmo e con profitto. Oggi la Casa Divina Provvidenza di Ferentino ha smesso di svolgere la sua attività assistenziale; sono mutati i tempi e sono sorte strutture pubbliche, appositamente concepite per l'assistenza ai minori e per l'avviamento professionale.

A distanza di ottant'anni non si può non essere riconoscenti ai Servi della Carità, che hanno profuso in Ferentino le loro energie a vantaggio dei più poveri e dei più bisognosi.