Il saluto del Superiore Generale, scheda storica di don Mario e Omelia di don Umberto Brugnoni

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Mi unisco al dolore della vostra Comunità e della famiglia del caro confratello don Mario Latini e insieme elevo al Signore una preghiera perchè il Padre lo  accolga nel suo abbraccio paterno. Il mio ringraziamento al Signore e ai suoi parenti per il dono di una vita gioiosa e santa, che anch'io ho potuto condividere durante alcuni anni della nostra prima formazione. Sia benedetto il Signore.


P. Alfonso

SCHEDA DON MARIO LATINI

Don Mario Latini, sacerdote guanelliano da 47 anni, nasce a Valmontone il 10 febbraio del 1935. Avrebbe compito tra pochi giorni 77 anni.
Il suo cammino verso il sacerdozio presso la nostra famiglia guanelliana inizia a d Anzano del Parco, dove entra come postulante nel 1953 per iniziare l’anno successivo il Noviziato a Barza d’Ispra e completare il percorso religioso con la Professione perpetua sempre a Barza nel 1962.
Viene ordinato sacerdote il 28 giugno del 1964 nella parrocchia dell’Assunta a Valmontone.
Ha ricoperto nel corso dei suoi lunghi anni di ministero sacerdotale vari incarichi soprattutto relativi alla sfera pastorale educativa. Infatti nei suoi primi anni di sacerdozio è stato Educatore e Assistente a Milano, Amalfi, Napoli, prima di diventare Superiore dell’Istituto Torriani di Roma, dove risiederà fino al 1983, anno della sua nomina a parroco della Parrocchia S.Maria della Provvidenza di  Napoli dove si tratterrà fino al 1990.
Un anno a Roma presso la nostra ex parrocchia di san Giuseppe Cottolengo come vicario parrocchiale, per poi iniziare la sua esperienza siciliana che lo assorbirà per ben diciotto anni, come parroco in solidum a Messina nelle nostre due parrocchie del SS.Salvatore e di san Pio X  anche se per un breve periodo sarà responsabile del Santuario della Casa san Calogero di Naro.
Ritorna nella sua terra di nascita nel 2010 come coadiutore parrocchiale della parrocchia S.Agata di Ferentino. Gli ultimi tempi del nostro caro don Mario sono stati caratterizzati da un delicato intervento al cuore che gli ha minato la salute, non impedendogli tuttavia di svolgere con amore e carità il suo ministero quotidiano nella parrocchia.
Don Mario si spegne improvvisamente domenica 15 gennaio 2012.


Per capire la forza rivoluzionaria di questa Parola di Gesù, bisogna ricordare come il riposo del sabato, presso gli Ebrei, avesse valore assoluto. Basta dire che quanti lo violavano potevano essere messi a morte. Lo stesso Mosè eseguì qualche condanna. Gesù, invece, proprio per amore dell’unico Assoluto che è Dio, mette al centro dell’attenzione la persona dell’uomo che Egli ama. I suoi hanno fame e stanno attraversando un campo di grano. Colgano pure le spighe! Si nutrano, anche se la legge del sabato, di un rigore esasperato, non lo avrebbe assolutamente permesso. Così come ha pure fatto Davide davanti alla fame dei suoi soldati prendendo il pane riservato come offerta a Dio e nutrendoli con esso. Ne deriva che Gesù è consapevole di poter violare questa legge assoluta, considerata intangibile e posta da Dio, perché lui è più grande di essa. Sì, perché Egli è Dio stesso.

Non si dirà mai abbastanza circa la dignità dell’uomo e il primato dell’uomo sulle cose. Soprattutto oggi, in cui abbiamo continue occasioni per constatare precisamente il contrario. L’uomo diventa schiavo delle cose, diventa cosa lui stesso, manipolato da altri uomini. Chi lo libererà? Cristo Gesù, il suo Vangelo. ( Giovanni Paolo II).

+ Il Signore rispose a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né all'imponenza della sua statura. Io l'ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l'uomo.

L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore». Il contenuto di questa pagina biblica ci fa toccare il vertice più alto del Primo Testamento e anche quello di tutte le grandi rivelazioni religiose presso i più antichi popoli. Il contesto riguarda Samuele. Dio gli ordina di recarsi a Betlemme presso Iesse. Tra i suoi figli il Signore si è scelto il re che deve sostituire Saul, colui che ha "disobbedito". Ecco, Samuele è giunto da Iesse e gli ha chiesto di convocare i suoi figli. Vengono in sette: uno più bello e prestante dell'altro. E subito Samuele, colpito dall'imponenza e dal bell'aspetto del primogenito, chiede a Dio se è lui il prescelto. Il Signore lo avverte che deve cambiare registro: non valutare da ciò che appare ma da ciò che viene dalla radice profonda dell'uomo: il cuore. È infatti al cuore che Dio guarda; Lui che, a differenza dell'uomo, non si lascia adescare da ciò che appare esteriormente. Davide, il più piccolo, non era neppure convocato. Era un ragazzetto, qualcosa che agli occhi stessi di suo padre contava poco o nulla. Ed ecco, proprio sul più piccolo, cade la scelta di Dio. E subito Davide viene unto re. Il Catechismo della chiesa cattolica definisce l’uomo nella sua ricerca di verità e di felicità come “il mendicante di Dio”.

Don Mario: mi permetto ora di sottolineare tre aspetti della sua vita e missione di sacerdote guanelliano che oggi possiamo donarci scambievolmente come sua eredità spirituale. Tre componenti che riflettono bene il carisma guanelliano: Dio al centro della propria vita e missione, i poveri nel cuore, Maria madre e maestra di vita. Tre caratteristiche che hanno distinto la vita di San Luigi Guanella fin dal suo inizio a Gualdera, il giorno della Prima Comunione. Un trinomio che descrive molto bene la vita e la missione di ogni guanelliano.

1. Un uomo innamorato della sua identità e missione di consacrato al Signore, felice di essere sacerdote, come il profeta Samuele. Certo umanamente debole anche lui, fragile anche lui davanti ad un mondo spesso violento, vendicativo, non rispettoso della persona umana; ma proprio perché di Dio, appartenente a Dio, don Mario è stato sempre fedele al suo Signore, pronto ad annunciare la Sua parola anche in momenti difficili; difensore convinto, ardito e per niente disponibile al compromesso a riguardo della fede, della chiesa, della morale cristiana. Pronto a fare sempre la volontà del suo Dio nella obbedienza e nella accettazione dei suoi progetti, anche di quelli non attesi, da lui non preventivati. Lo testimonierà anche nella frase che fa porre sulla immagine funebre alla morte di sua madre Emma: “tutto accettiamo dal Signore”, tessendo poi l’elogio non di sua madre, ma del grande valore del fare la volontà di Dio nella nostra vita sull’esempio di Maria e di Gesù. Figlio esemplare di San Luigi Guanella che si sentì sempre beneficato dall’Alto ogni qualvolta risultò capace di far tacere i suoi risentimenti, le sue personali posizioni e si mise nelle mani della Divina Provvidenza, di quel Padre tanto buono che si china, mentre tu dormi, a contare i battiti del tuo cuore.

2. Un uomo amabile, sensibile e riconoscenti specie con i più deboli, fragili, malati Le testimonianze che in questi giorni sono giunte a sua memoria evidenziano questa componente. I 13 anni passati nei nostri istituti di ragazzi difficili e i 29 trascorsi nella pastorale parrocchiale a Napoli, Messina, Naro e Ferentino confermano questa attenzione guanelliana agli ultimi, ai malati, ai disabili. L’attenzione, il rispetto, la difesa della persona, di ogni persona, anzi specie di quelle che agli occhi della società contano poco, non hanno voce, non producono, sono sopportate o addirittura eliminate; ecco queste categorie di persone riscuotevano la sua attenzione e premura. Con alcuni ha costruito una rete di rapporti così solidi e costruttivi che anche dopo gli avvicendamenti per obbedienza sono proseguiti nel tempo tramite telefono, lettere e incontri occasionali e oggi sono proprio loro quelli che piangono il sacerdote-padre semplice, dal cuore in mano, dalla parola di speranza sempre disponibile. L’uomo positivo che sapeva cogliere con il suo ottimismo sempre la parte bella e meno negativa della situazione. Come il suo Fondatore San Luigi don Guanella per il quale il povero è l’immagine della incarnazione più vera ed eloquente di Cristo stesso. E’ stato attratto dai poveri non per sensibilità alla loro condizione, ma per il desiderio di poter in loro incontrare, amare, servire il Signore stesso. Non si è mai sentito un filantropo, ma sempre un mandato, un inviato da Dio ai suoi figli prediletti per portare loro il suo amore di Padre.

3. Un uomo animato da una profonda e sincera spiritualità mariana. Don Mario era indicato in Congregazione come “il mariano”. Quanti pellegrinaggi da lui animati nei più grandi Santuari mariani d’Italia e del mondo. Quanti rosari avrà recitato! In tutte le sue Omelie c’era sempre, quasi appuntamento obbligato e distintivo, un pensiero o un riferimento pratico a Maria, alla sua vita di donna, di mamma, di sofferente, di prima seguace del Figlio. Le immagini ricordo dei suoi anniversari religiosi e sacerdotali portano tutte questa impronta di fiducia mariana. L’immaginetta del suo 40° di Sacerdozio recita così: “O santa Maria, Madre dell’eterno sacerdote, accogli la nostra umile preghiera di perenne ringraziamento alla Trinità Santissima, per il dono dell’Eucaristia e del sacerdozio cattolico”. Sua madre Emma gli aveva inculcato questa certezza, che col tempo è diventata in lui fede solida: il giorno che tu sei nato tuo padre ottenne il lavoro nella fabbrica a Colleferro, tre anni dopo insieme ad altre 80 persone trovò la morte per uno scoppio ed un incendio tremendo. Si chiuse così una porta sulla nostra vita di famiglia, ma la Madonna successivamente aprì per noi un portone quando ti ha chiamato a seguire Gesù come sacerdote. Vedete: una fede genuina, semplice, quella di mamma Emma, priva di riferimenti biblici o teologici, ma sgorgante dal cuore di madre che amava. Di questa fede così pura e genuina si nutrì la vita serena e preziosa di don Mario. Ed oggi termina per lui il cammino terreno di attesa, di speranza e incomincia il tempo della comunione, della festa, dell’amore che non avrà mai fine. Grazie don Mario, Servo della carità, per questa tua preziosa e luminosa testimonianza. Siamo orgogliosi di averti avuto come confratello nel cammino di questi anni vissuti insieme. Con il nostro Santo Fondatore, don Guanella, ora dal cielo aiutaci ad orientarci anche noi, sempre più, verso quella meta felice che tu oggi hai raggiunto e ti fa vivere nel Signore per sempre. Amen.

don Umberto Brugnoni

Vicario generale dei SdC