Circa uno dei primi oratori cristiani di Ferentino

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estratto da "Ferentino - le mura ed il Cristianesimo" di Benedetto Catracchia, Ed. 2002

Estratto di pag. 65

Avevo appena finito di dire della grande storia del Cristianesimo in Italia, quando per caso ho letto sulla citata vecchia monografia ("Ferentino fra le più illustri Chiese d'Italia" - F. Gregorovius, N.Angelini) l'importante notizia di cui riporto il testo: " Si vedono in quella istessa contrada, detta Valloncello di Ninia e Chivi, sotto l'odierna Chiesa di S. Agata, situazione recondita sin da allora perché lo stradale antico passava al di sopra, nell'interno della città, alcune grotte incavate nel masso di tufo vivo, che s'internavano nel colle di Ninia (o Nidiola)".

Nel volume dei Consigli Comunali dal 1760 al 1774 ai fogli 9 e 10 parlando del restauro della fontana di Nidiola che sgorga al di sotto di fontana Novella, negli scavi si rinvennero le suddette grotte che s'internavano nel colle suddetto, e dove sul principiare della discesa di Chivi, vi esisteva come si disse uno di quei primi oratori nel quale frequente i fedeli ferentinati si adunavano nella preghiera, e nel tempo delle persecuzioni non solo i ministri sacri del Cristianesimo vi si nascondevano entro quelle grotte ma pure tutti i seguaci del Salvatore i quali dalla città accorrevano ad assistere al Divino Sacrificio della santa Messa, ed alle Divine Orazioni.

L'istessa denominazione della contrada rimasta presente ci fa determinare e credere che approssimativamente si dovrà stabilire che fin dai primi secoli del Cristianesimo quella località era chiamata dal volgo Clivi ad nidiam o Nidiola volendosi indicare il clivo dove erano annidati i cristiani in tempo di persecuzione e come in fatto si ha dall'antica tradizione che ivi esistesse oltre al suddescritto oratorio cristiano, un sacro departato locale dove solevano seppellirsi quei primi fedeli che costretti andavano a morire per Gesù Cristo come, poi realmente in quel sacro recinto ivi si sono rinvenuti sepolti i corpi e le reliquie di vari santi, che in oggi veneriamo nella chiesa ferentinate come qui in seguito sarà narrato.

In primo luogo si costrusse in più ampie forme l'oratorio o cappella della valle di Chivi ed alla prima dedica del Crocefisso e Maria Santissima Addolorata, vi si aggiunse il titolo della Martire S. Agata". (Fonte G. opera citata, capitolo I. Primo secolo dell'era cristiana). Questa è la Catacomba di Ferentino Maggiore di cui nessuno ha mai parlato e di cui non ho maggiori notizie perché a Ferentino i proprietari nascondono tutto. Alcuni anni or sono venendo da Roma con l'autobus, vidi nel crinale del colle di fronte che avevano fatto uno scavo con la relativa spianata dove nel taglio del tufo, al centro, c'era l'apertura di una galleria. Questo scavo fu fatto per costruirvi una casa proprio nel terreno ad angolo con la nazionale Casilina e la provinciale Ferentino-Morolo.

Ricordo pure che alcuni vecchi del luogo e dei sacerdoti della chiesa di S. Agata sostenevano che dalla chiesa, nei sotterranei si dipartiva una galleria per le riunioni dei primi cristiani. E' questa una cosa importantissima da accertare, che esula dall'ambito locale, perché aprirebbe un nuovo orizzonte alla storia del Cristianesimo, confermando la sua importanza demografica che era una città sui centomila abitanti e il grande interesse degli Apostoli S. Pietro e Paolo, che dovrebbero essere venuti più volte, per consolidare la fede tra i cristiani, cosa questa che non si è verificata in nessun'altra città al sud di Roma. Pozzuoli, scrivono le sue storie, contava nella stessa epoca sui sessantamila abitanti, cifre queste che ci danno un'idea dell'importanza dei due centri.

Della Catacomba di S. Agata, nella quale furono trasferite le spoglie mortali di S. Ambrogio si è completamente all'oscuro sebbene vi siano stati per duecento anni i Francescani minori osservanti e subito dopo i Guanelliani che nulla hanno esplorato e descritto. Certamente gli accessi della galleria ora non esistono più perché tutta l'area della chiesa è stata fortemente sconvolta dai feroci bombardamenti del 24 e 25 maggio 1944. Nulla si conosce delle manomissioni e utilizzazioni successive. Nello sgombero delle macerie della chiesa ed edifici attigui, fu rinvenuta una grande quantità di pezzi marmorei Longobardo-Carolingi che furono riutilizzati come pietrame nella ricostruzione degli edifici, i quali potevano avere nel retro iscrizioni tombali.