Ferentino: La Diocesi e gli apporti francescani. Estratto

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Atti del VI Convegno – Ferentino – 11/12 novembre 1978 – Centro Studi Storici Ciociari – Archivio di Stato – Frosinone

Estratto da: Il Mandato di Niccolò III per i Frati Minori di Ferentino (15 maggio 1278)

chiesa-santa-agata-1902L'antico convento francescano ferentinate, secondo Casimiro da Roma, sorgeva presso la chiesa di S. Agata (20). Giacomo Bono, del quale si dirà, afferma che questa chiesa era uno oratorio cemeteriale, risalente agli albori del cristianesimo, dedicato prima al Ss. Crocifisso e Maria SS.ma e che poi ebbe aggiunto il titolo di S. Agata (21). Enrico Stevenson, scrittore della Biblioteca Vaticana, sostiene che la chiesa fu inizialmente un possesso dell'abbazia di Montecassino prima di venir concessa ai Frati Minori (22).

Vittorio Celani sposta l'epoca della costruzione di S. Agata al secolo XIII (23). Alberto Cedrone riassume la teoria del Theuli, senza farvi riferimento, quando afferma che il primo convento minorita di Ferentino fu fondato da S. Francesco d'Assisi, che questo primo convento era annesso alla chiesa di S. Agata e che la sua fondazione debba ascriversi alla prima metà del secolo XIII (24).

Pur non prendendo in considerazione che il Poverello morì allo spirare del primo quarto del 1200, Cedrone non indica le prove di quanto afferma, contrariamente al Theuli che tentò di dimostrare la sua tesi sforzandosi di dedurla dal « mandatum » di Nicolò III.

La chiesa di S. Agata, almeno fino a tutto il pontificato di Innocenzo IV, appartenne al vescovo di Ferentino e fu sede di un collegio canonicale. Il papa, infatti, il 22 agosto 1254, chiese al vescovo di provvedere di un canonicato, o di un chiericato, in questa chiesa il chierico Giffredo, nipote di Giovanni suo piombatore di bolle (25). Alla luce di questo documento si deve concludere che rapporti tra i Frati Minori e S. Agata non dovrebbero essere esistiti fin da quando i francescani abitarono il convento estramuraneo.

La chiesa di S. Agata merita più attenzione di quella fino ad ora riservatale. Reliquati appena intravisti e giudicati dal Catracchia di ambiente damasiano (26) la collegano alla prima predicazione cristiana ed ai problemi inerenti a quel «Ferentinum novum» (27). Ipotizzare che debba essere riguardata come la chiesa più antica e che sia stata la prima cattedrale ferentinate non sembra troppo improbabile. La proprietà diretta del vescovo o, se si vuole, la « appositio manus », che si rileva dalla lettera innocenziana, lo proverebbe con certezza. La stessa custodia, ivi condotta delle sacre spoglie del protettore della città, il centurione Ambrogio, martirizzato in Ferentino sotto Vespasiano o sotto Diocleziano, fino al primo quarto del secolo IX (28) cioè fino a quando furono trasferite entro le mura - in S. Maria Maggiore - per difenderle dalle incursioni saraceniche, confermerebbe l'ipotesi. Questo trasferimento non fu definitivo essendo stare trasportate poi nella chiesa cattedrale dei Ss. Giovanni e Paolo (28a).

Le incursioni saraceniche nella regione di Ferentino come pure in quella sublacense, contrariamente alla tesi sostenuta da Pietro Egidi (28b), sembra che siano realmente avvenute secondo le conclusioni di Paolo Carosi, monaco dell'abbazia di Subiaco (28c). La pancarta «Convenit apostolica », sottoscritta dal papa Giovanni X il 18 gennaio 926, lo proverebbe con questa frase che precede l'elencazione dei beni confermati: «Quando venerabilia loca oportune ordinata ad meliorem fuerint sine dubio reparata. Igitur quia postulastis a nobis quatenus ... » (28d).

La pancarta giovannea avrebbe importanza per la storia di Ferentino qualora fosse sicura la pretesa indentità con « Ferentinus maior ». L'abbazia sublacense infatti, già da prima del pontificato di Nicolò I (858-867), possedeva chiese, vigne ed oliveti in «Ferentinus maior » (28e).

La ricerca però delle origini della chiesa di S. Agata condotta sulle fonti sublacensi finisce per porre in dubbio l'identificazione fra l'attuale Ferentino e quel « Ferentinus maior », essendo i toponimi del territorio di « Ferentinus maior » riscontrabili solo nei comuni di Roiate, Ponza e Affile.

La prima generazione francescana, probabilmente, non ebbe mai il possesso della chiesa di S. Agata, sembra invece, da quanto si può intravedere dalle linee storiche tracciate nel mandato di Nicolò III, che adattò un locale ad uso di oratorio nell'ottenuto asilo estramuraneo. Se così non fosse stato, si sarebbe dovuto leggere nel mandato il nome della chiesa di S. Agata, luogo di culto troppo legato alla storia religiosa ferentinate. I francescani inoltre non si sentivano vincolati al convento estramuraneo per il fatto che il loro luogo di culto era anonimo, recente e non godeva di nessuna tradizione presso i fedeli. Il trapianto in città potrebbe avere avuto anche lo scopo di insediarsi in un «luogo» religiosarnente valido ed anche rinumerativo.

Il trasferimento dei francescani nei pressi dell'acropoli, ove era la sede della provincia di Campagna e Marittima, venne a coincidere con il fenomeno della migrazione dai centri fortificati. Ferentino ed Anagni furono le prime cittadine del Lazio meridionale a presentare questo moto centrifugo demografico nel secolo XIII (29), ed è noto che questa fuga era infoltita dagli strati sociali più ernarginati, cioè da quelli costituenti il campo apostolico dei Frati Minori. Il motivo, storicamente addotto, del passaggio entro le mura urbiche fu presentato come derivante dall'ospitalità dura sofferta nel malconcio convento estramuraneo, mentre, attese le mutate condizioni demografiche debordanti dalle mura castellane, appare invece come una soluzione dipendente dagli orientamenti generali assunti dall'Ordine dei Frati Minori dopo la morte di S. Francesco d'Assisi, e subito realizzati in Assisi stessa da Frate Elia (30).

NOTE

(20) CASIMIRO DA ROMA, Memorie istoriche, cit., p. 145: « Capo XI. Della Chiesa, e del Convento di S. Agata presso a Ferentino» è il titolo della trattazione sulla storia dei francescani a Ferentino, per cui non vi è dubbio, secondo l'autore, del possesso francescano della chiesa di S. Agata.

(21) G. BONO, Storia di Ferentino illustrata e narrata, cito a nota 75, f. 173r: « L'oratorio con cemetero posto al clivo del Belvedere che Concordio (è uno dei vescovi di Ferentino, n. d. a.) ridusse a forma di tempi o, e come era stato dedicato fin dai promordi della Chiesa ad onore del SS. Crocifisso e di Maria SS.ma, vi aggiunse l'altro titolo per il culto della vergine S. Agata, da dove il detto tempio prese e conservò il nome fino ai di nostri ». Il Bono osserva a f. 173v che la chiesa più antica interna della città ferentinate era il tempio sottostante di S. Maria Maggiore dedicato dal vescovo Lucrezio alla SS.ma Trinità, titolo tuttora conservato con quello di S. Maria Maggiore, ed allora adibito a residenza vescovile; a f. 174v dichiara che la chiesa di S. Pancrazio sorse su quella più antica dedicata a S. Paolo e che, a f. 175r, l'oratorio sul quale fu elevata la chiesa di S. Valentino era dedicato ai Ss. Filippo e Giacomo. Questa chiesa, f. 176t, fu concessa ai cassinesi da Nicolò II nel 1059, riconfermata da Urbano II nel 1097 e da Pasquale II nel 1113, cfr nota 70, 76.

(22) Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 10587 f. 7.

(23) V. CELANI, Ferentino nella storia, nell'arte e nella vita moderna, s.l., Tip. Artigiana Moderna Latina, 1965, p. 32: «La Chiesa di S. Agata. Il tempio dedicato alla sicula, martire Agata, risale al secolo XIII come fanno fede il campanile e la cripta. Nella forma attuale ad una sola navata con presbiterio e coro fu costruita dai frati francescani e consacrata nel 1770 dal vescovo Paolo Tosi ».

(24) A. CEDRONE, Ferentino. Sant'Agata 1947-1972. La parrocchia dono di Dio, Ferentino, Tip. dell'Abbazia di Casamari, 1972, p. 71: «Si hanno notizie di una prima chiesuola costruita nel V secolo fuori Porta Romana, sopra la romba di Sant'Ambrogio Martire e dei suoi compagni. Essa, nel XIII secolo divenne cripta della chiesa Francescana, più grande, detta in seguito S. Francesco vecchio per distinguerla dall'altra intitolata al Santo Patrono d'Italia costruita intorno al 1254 all'interno della città. San Francesco, infatti (sembra nel 1218). trovandosi di passaggio per Ferentino, fondò il convento annesso alla chiesa di Sant'Agara, dando inizio a quel fulgore francescano che farà della nostra città la Seconda Assisi », ed a p. 55: « Il primo convento, piuttosto modesto, eretto in Sanr'Agata, fu fondato nella prima metà del 1200 da San Francesco d'Assisi, fermatosi a Ferentino durante un suo viaggio nel Meridione, al Monte Gargano, dopo essersi precedentemente fermato a Sezze, Velletri e Valmontone. Agli inizi il convento fu abitato dai primi seguaci di S. Francesco. Essi lo abbandonarono nel 1254, quando si trasferirono in un altro loro convento costruito all'interno della città là dove, dall'opera di maestranze locali, sorse poi la chiesa romanica di San Francesco ».

(25) E. BERGER, Les registres d'lnnocent N, Paris, A. Fontemoing, III, 550 n? 8274: « Obrenru fratris Johannis bullatoris nostri episcopo ferentinati mandat ut Giffredum c1ericum nepotem eiusdem Johannis, in ecclesia S. Agathae Ferentinatis recipi faciat in canonicum vel c1ericum (Reg. anno XII, nO 440 f. 201). Episcopo Ferentinati. Obtentu dilecti filii. Datum Anagniae, XI kalendas septernbris, anno XII ». L'assoggettarnento inoltre di S. Agata al pagamento delle decime proverebbe che la chiesa non fu mai posseduta dai francescani cfr Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Latium, a cura di G. Battelli, Città del Vaticano, 1946, pp. 213, 225, 236. Una prova ulteriore della proprietà episcopale sulla chiesa si ha dalla bolla del vescovo Ennio Filonardi, sottoscritta il 9 febbraio 1617. Il Filonardi dispose della chiesa concedendola alla provincia romana dei Minori Osservanti in accoglimento della richiesta avanzatagli dai «priores et homines magnificae civitatis Ferentini », pur dopo essersi accertato che il clero, i domenicani ed i carmelitani residenti in Ferentino non avrebbero fatta opposizione alcuna. Il Filonardi concesse di officiare la chiesa secondo il rito romano e quello proprio dell'Ordine. Concesse ancora di costruire accanto alla chiesa un convento. La bolla vescovile è pubblicata in CASIMIRO DA ROMA, Memorie storiche, cit., pp. 152•154.

(26) B. CATRACCHIA, Atti del martirio di S. Ambrogio centurione, Latina, 1970, p. 13 nota l: « nella rimozione delle macerie della chiesa distrutta dal bombardamento si rinvenne una quantità ingente di pezzi architettonici del secolo VIII ed un'iscrizione forse frammentaria dalle tipiche caratteristiche grafiche del periodo damasiano, che non riuscii a salvare dalla furia del costruttore. La tomba venne riempita di calcinacci e una parete, in grossi conci di travertino, fu intonacata».

(27) A. M. RANIERI, Fonti e monumenti di Ferentino paleocristiana, Te Roma sequor, Roma, 1977, pp. 153-166; A. P. FRuTAz, Sedi uescouili italiane al sec. IV, in A. FLICHE - V. MARTIN, Storia della Chiesa, Torino, 1961, III, pp. 277-281; A. P. FRuTAz, Le diocesi d'Italia nei secoli V e VI, ibidem, IV, pp. 777-783; L. DUCHESNE, Le sedi episcopali dell'antico ducato di Roma, in Archivio della Società Romana di Storia Patria 15(1892)499 e 503.

(28) Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 14069 ff. 36r-54v: Alcuni cenni dcli'inclito nostro protettore e martire S. Ambrogio di G. BONO, Storia di Ferentino illustrata e narrata, cfr nota 75. F. CARAFFA, S. Ambrogio centurione martire di Ferentino, in Atti del convegno «Il paleocristiano in Ciociaria », Fiuggi 8-9 otto 1977, Editoriale Grafica, Roma, 1978, pp. 25-38; B. CATRACCHIA, La chiesa di Ferentino, Frosinone, 1974; B. CATRACCHIA, Origine e affermazione del cristianesimo a Ferentino, Frosinone, 1972; B. CATRACCHIA, Atti del martirio di S. Ambrogio centurione, cit.; N. ANGELINI, Vita, martirio e culto di S. Ambrogio, protettore della città di Ferentino, Frascati, 1884. Gli atti del martire si trovano in Bibl. Nationale de Paris L7t. 3278, cfr BHL I, 62; Acta sanctorum, augusti, Venezia, 1752, III, 290. Le spoglie del martire che sarebbero state trasferite da S. Agata a S. Maria Maggiore nella prima metà del sec. IX per timore delle incursioni saraceniche, furono deposte, verso il 1110, nella cattedrale dedicata ai Ss. Giovanni e Paolo.

(28a) Biblioteca Apostolica Vaticana, Borg. Lat. 315, Historia dell'antichità e nobilit à della città di Ferentino aggiunta a quel che scrisse il Sig. Dottor Carlo Stefani dal P. Ambrogio Cialini da Ferentino lettore teologo del Serajico Ordine de' Cappuccini di S. Francesco, p. 8.5: « ... gli cristiani seppellirono quel sacro corpo (cioè di S. Ambrogio) in quel luogo ove poi fu edificata la chiesa di S. Agata officiata dai PP. Minori Osservanti del Serafico Ordine di S. Francesco. Stette quindi quel sacro corpo nascosto sino al tempo che gli saraceni entrarono in Campagna minandola e predandola quasi come tutto il resto d'Italia. Fu in questo tempo per divina rivelazione quel sacro corpo ritrovato e per sicurezza che non fusse rubbato fu trasportato dentro la città e collocato nella chiesa di S. Maria Maggiore nella quale translatione operò Iddio per intercessione del santo molti miracoli et in particolare la città fu liberata dalle mani di quelli tartari ... Fu fatta questa translatione nel tempo che papa Pasquale governava la chiesa di Dio primo di questo nome, essendo vescovo della città mons. Alfano nell'820. Nel pontificato di Pasquale secondo, nel tempo di mons. Agostino vescovo, l'anno di Cristo 1109 per rivelatione fatta ad un arciprere furono levate quelle sante reliquie da S. Maria Maggiore e trasportate nella chiesa cattedrale dei Ss. Giovanni e Paolo martiri ». Si noti che i saraceni sbarcarono dalla Corsiea sulle coste del Lazio nel 828-829, l'errore non sembra quindi molto rilevante.