Della Chiesa, e del Convento di S. Agata

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coperina Testimonianza tratta da:
P. Casimiro da Roma, “Memorie Istoriche delle Chiese, e dei Conventi ecc…”, Roma, 1741 - opera pubblicata postuma nel 1754.


Capitolo XI


Della Chiesa, e del Convento di S.Agata presso Ferentino.

 

veduta-ferentino-belvedere-anticaGli Scrittori fanno menzione di tre luoghi chiamati Ferentinum.
Il primo, che piuttosto dovrebbesi dire Ferentium, e forse meglio Ferentum, onde trasse l’origine l’Imperatore Ottone, secondo che narra Svetonio, era situato nella Toscana, cinque miglia lontano da Viterbo, distrutto l’anno 1074, siccome narra Leonardo Alberti.
L’altro, noto per la morte, seguita in esso l’anno 1250, il dì 13 Dicembre, di Federigo II Imperadore, è situato nella Puglia, e dicesi anzi Farentinum, e Florentinum, che Ferentinum. Il terzo, di cui favellar vogliamo, è posto sovra di un Colle della Campagna di Roma, o sia nel vecchio Lazio, in distanza di 5 miglia dalla Città di Anagni. Appartenne altre volte a i Volsci, ma dappoichè i Romani se ne impadronirono, lo rimisero agli Ernici, in virtù del trattato di confederazione concluso con quei popoli, e co i Latini. Ora della sua antichità, e grandezza non altro mostra che alcune iscrizioni, riportate dai Collettori di memorie; ed e di presente abitato da 3800 persone.
Tiensi per certo, che questa Città sia stata governata dal Vescovo fino da i primi secoli della Chiesa.
 Il primo, di cui si trova menzione, leggesi sottoscritto nel Concilio Romano, tenuto l’anno 487, nella Basilica Costantiniana, col nome di Basso. Nel tempo di Cencio Camerario questo prelato pagava alla Camera Apostolico 200 scutellas et 60 brachia panni. Presso gli Storici sovente si legge la dimora che quivi per varie cagioni hanno fatta gli Imperadori, ed i Sommi Pontefici, tra i quali Innocenzo III, che fecevi fabbricare optimum, et pulcherrimum fontem, e non volle ricevere dal Vescovo cosa alcuna per se, o per la sua famiglia, rispondendo a lui con quelle gravi parole: Episcopi, si tot et tantis vicibus, quantis ego Ferentinum venio, à vobis fodrum recipere vellent, Ecclesiae vestrae ultra modum gravarentur, ob haec recipere nolo.

Oltre le Badie di S. Lucia, di S. Valentino, di S. Maria Gaudentium, di S. Andrea, di S. Agata, e di S. Giovanni Evangelista, erano ancora in questa Città due Monisteri, l’uno di S. Matteo, l’altro di S. Benedetto, situato nella Parrocchia de i SS. Giovanni, e Paolo, in  loco, qui dicitur lo colle delli Britti iuxta moenia Civitatis, et viam publicam. Vi furono altresì collocati i PP. Predicatori, ed i Carmelitani; e l’autore delle giunte cucite al Vaddingo, nella nuova edizione degli Annali Francescani fatta in Roma, scrive che l’anno 1457 il Comune di Ferentino ottenne dal Papa la facoltà di fabbricare ancora un Convento per i Frati Minori, e che il Breve Apostolico, spedito da Callisto III lì 26 Febbraio del sopraddetto anno, incomincia: Regimini universalis etc. Ma ciò essere onninamente falso, si manifesta da un Breve di Niccolò III, sfuggito alla diligenza del Vaddingo, la cui copia, da me letta nel mese di Maggio dell’anno 1740, fu trascritta dall’originale l’anno 1599 da Mons. Flaminio Filonardi, Vescovo di Aquino, il quale da vari Archivi, e singolarmente da quello di Anagni, e di Ferentino, avendo raccolte molte preziose notizie, ne formò un libro, che oggi si conserva nella Terra di Trevi presso il Sig. D. Domenico Capparelli. L’accennato Breve fu spedito dal Papa il dì 15 Maggio l’anno primo del suo pontificato, e fu indirizzato al Cardinal Giordano, in quel tempo Rettore della Marittima, e della Campagna; e da esso risulta, che i Frati Minori prima dell’anno 1254, abitavano in un picciol Convento, lontano da Ferentino meno che un tiro di sasso, che il Teuli crede edificato dal P. S. Francesco nel passaggio che fece per quella Città, andando al Monte Gargano.
In secondo luogo narrasi in esso l’ostinata persecuzione del Vescovo, e del Clero di Ferentino contro de i Frati Minori, per avere questi incominciata la fabbrica di un nuovo Convento per entro della Città. Non potrà non istupire il Lettore, quando da un canto porrà mente alla imperturbabile sofferenza de i Frati nel tollerare sensibilissimi affronti, e gravissimi danni; e dall’altro all’incredibile pertinacia de i detti Cherici nel disubbidire a i comandamenti di Alessandro IV, Urbano IV, Clemente IV, Gregorio X, Innocenzo V, Adriano V, Giovanni XXI, e non dico di Niccolò ancora, perché sotto di questo, io son d’avviso, che avesse fine una sì deplorevole tragedia. Per tal cagione mi giova riferire interamente il mentovato Breve, di cui prima avea pensato di darne solo l’estratto; e potrà riscontrarsi da chi ne fosse vago, presso il mentovato Teuli.
 

(Segue il Breve di Niccolò III°, Pontefice, al
“Dilecto Filio Campaniae, Maritimaeque Rectori
salutem, et Apostolicam benedictionem”

nel quale, dopo aver narrato tutte le vessazioni sofferte da i Frati Minori, i quali col beneplacito Apostolico volevano trasferirsi dentro la Città di Ferentino, a causa delle continue persecuzioni del Vescovo della stessa città e del Clero, comanda al sullodato Cardinal Giordano di apportare il necessario rimedio affinché “quod saltem hac vice finis huiusmodi controversiis imponatur”. E se il Clero ed il Vescovo stesso non volessero cessare dal loro iniquo operato, vengano denunziati al tribunale dell’Augusta Sua Presenza.) (N. d. R.)


Queste misure prese da Niccolò, cred’io, che alla fine frangessero l’ostinazione del Clero di Ferentino, e per conseguenza che i Frati ripigliassero il lavoro della nuova fabbrica, anzi terminassero l’edificio del nuovo Convento, registrato nel secolo vegnente dal Pisano, e rammentato dal soprallodato Filonardi nel principio del Secolo XV, con attestare che l’anno 1407 le pubbliche Scritture della Città erano conservate nella Sagrestia Venerabilis Conventus Ordinis Minorum de Ferentino. Dalle quali cose manifestamente apparisce la falsità di quanto ha scritto in tal particolare il P. Melissano. Questo stesso Convento l’anno 1517 fu abbandonato a i PP. Conventuali, i quali tuttavia vi dimorano, e negli anni passati lo hanno insieme colla Chiesa interamente rinnovato. Quindi riuscendo di grandissimo incomodo, anzi impossibile, a i nostri Religiosi di potere in un sol giorno passare dal Convento di Valmontone a quello di Veroli, essendo l’uno dall’altro lontano intorno a 30 miglia, ne i princìpi del Secolo prossimo passato il  P. Antonio Marzer, Ministro della Provincia, si adoperò in tal maniera co i Priori di Ferentino, che il Vescovo, col beneplacito loro, concedette a noi la Chiesa di S. Agata, ufficiata in quel tempo da un Abate, e da alcuni Cherici, co i quali fin dall’anno 1613 erano stati stabiliti alcuni punti di concordia; e fra gli altri, di trasferire la cura delle anime nella Chiesa di S. Valentino, dipendente già dal celebre Monastero di Monte Casino, come risulta dal nuovo Bollario de i Privilegi, e Diplomi de i Romani Pontefici. Ed ecco il tenore della detta concessione.

(Anche qui abbiamo più di tre pagine latine e cioè viene inserita la lettera del Vescovo di Ferentino, datata del giorno 9 Febbraio 1617, “Dominici gregis saluti” nella quale dopo aver ringraziato il Signore di averlo posto a governare “Sua benignitate” quel gregge diletto, concede ai Frati Minori il possesso della Chiesa di S. Agata rilasciata con una specie di contratto dall’Abate e dai Chierici che in quel tempo vi tenevano il servizio. Inoltre con pace e tranquillità anche da parte degli altri Istituti Religiosi presenti nella Città concede lo spazio circostante la suddetta Chiesa e la facoltà di potervi edificare, quanto vogliono, e di prenderne possesso a loro piacimento senza bisogno di altri documenti o lettere; di esercitare tutte le funzioni e di godere di tutti i privilegi concessi dalla Sede Apostolica a tutti gli altri Regolari.) (N. d. R.).

crocifisso fine anni 60La detta Chiesa di S. Agata è posta non  molto lungi dalla Città, a mano dritta della strada per cui si passa a Napoli.
Nell’altare maggiore si venera un’immagine di legno del nostro Redentore Crocifisso, lavorata dal divoto Fr. Vincenzo da Bassiano, e poscia intagliata nel rame. Dalla destra dell’unica nave, che forma tutta la Chiesa, si passa ad una Cappella sotterranea, in onore della Madonna de i sette dolori, nel cui arco si legge: Venite, adoremus Dominum in loco isto, ubi steterunt corpora SS. Ambrosii Martyris, et Petri Celestini Papae Protector. Civitatis Ferentinatis anno Domini 1658. Per le quali parole si vuol dinotare, che quivi fu già seppellito il corpo di S. Ambrogio Centurione, ucciso per la confessione della fede Cristiana nella persecuzione crudelissima di Diocleziano; e furono altresì depositate, l’anno 1327, le ossa venerande di S. Pietro Celestino, trasferite nel medesimo luogo della Chiesa di S. Antonio, un solo miglio dalla nostra lontana, per cagion della guerra, che tra il popolo di Ferentino, e quello di Anagni erasi accesa. Don Lelio Marini, che tra gli altri ciò narra nella vita del detto S. Pontefice, aggiunge ancora, che nel tempo di questa traslazione la Chiesa di S. Agata era sotto la cura di non so quali Monache. Le accennate reliquie furono dappoi trasportate altrove; ne altro in questa Città è rimasto, che il cuore di quel Santo Papa, chiuso entro di un reliquiario d’argento dal Cardinal Niccolò Ludovisi, per voto fatto allo stesso Santo, che liberollo da pericolosa caduta, mentre si portava a Sora; e dal medesimo Porporato donato l’anno 1683 alle Religiose di S. Chiara. Il Convento, annesso alla detta Chiesa, contiene un picciolo Dormentorio con sole 12 celle. Negli anni prossimi passati furono gettate le fondamenta per arricchirlo di altre comodità necessarie; e ora si attende a perfezionare questa fabbrica.


Padre Casimiro da Roma
Roma, 1741.