La Casa Divina Provvidenza di Benedetto Catracchia

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LA CASA DIVINA PROVVIDENZA DELL’OPERA D. GUANELLA.
I SERVI DELLA CARITA' E LE FIGLIE DI S. MARIA DELLA PROVVIDENZA


di Benedetto Catracchia in "La Chiesa di Ferentino", Associazione Culturale Media Valle del Liri - La Provincia di Frosinone (Rivista bimestrale dell'Amministrazione Provinciale di Frosinone, Anno X, nuova serie, numero, n°1 - marzo 1992

la-casa-ricostruitaNelle scorso secolo, il Vescovo Macioti, oltre al collegio femminile, ne istituì anche uno maschile, presso il convento dei frati Minori Osservanti di S. Agata. Andati via questi nel 1908, ii Vescovo Bianconi e il Sindaco dell'epoca, Avv. Raffaele Giorgi, affidarono il collegio a D. Guanella che ne fu assai entusiasta e che definì Ferentino "Città di Fede e di macigno", per le sue mura ciclopiche. Don Guanella era molto noto ed amato a Ferentino, dove tutti gli anni veniva con piacere. Chiamò questa sua istituzione "Casa Divina Provvidenza", come la casa Madre di Como, dando vita ad un periodico intitolato "Culto e Carità". lstituì una scuola elementare interna, alla quale poi si aggiunsero le prime classi del Ginnasio, una scuola Tipografica editrice (Scuola Tipografica Antoniana), una calzoleria, una falegnameria e una sarteria. I giovanetti, appena imparato il mestiere, ricevevano molte richieste d’impiego. Questa casa e quella di Como e di Roma furono i capisaldi della nascente Congregazione. Da noi erano molto noti (e tanti li ricordavano con piacere) Mons. Aurelio Bacciarini, Vescovo di Lugano e D. Leonardo Mazzucchi, primo successore del fondatore, che ho conosciuto personalmente e del quale ricordo la dolcezza dei modi e la gara che facevano i ragazzi del rione per confessarsi da lui. Un giorno, mi disse che amava molto la casa di Ferentino "perchè era un alveare di laboriosità". Di Don Mazzucchi mi piace ricordare, che ha ristampato tutte le opere del venerato Fondatore: ascetiche, storiche e agiografiche, del quale ha redatto la prima biografia.  

in-ricostruzione Ricordo anche la forte personalità del Direttore dell'epoca, D.Remo Bececchi, uomo di notevole intelligenza, prestigio e operosità, che portò l'istituzione ferentinate ad un alto livello economico ed educativo; egli permetteva ai ragazzi del rione di sua conoscenza, di partecipare alla ricreazione con quelli dell’istituto, affinchè questi mantenessero vivo il concetto dell'ambiente esterno. Di D. Mazzucchi e di D. Bacecchi, mi è rimasto impresso il fatto di vederli continuamente negli stalli del coro a pregare e meditare. Dei sacerdoti che si sono fermati presso la casa, erano molto benvoluti e stimati D. Angelo Bollino, D.Giuseppe Legnani, D. Pietro Mazza, che ricordo di avere incontrato nell’inverno del 1943 sul trenino Roma-Fiuggi. Si scese ad Alatri che era già sera inoltrata, io portavo una pesante valigia, lui una valigia piena di sale, che portammo con grande fatica facendo la strada a piedi.
Conobbi anche D. Luigi Romanò, che della chiesa appena ricostruita aveva trovate solo i muri. Quanto oggi vediamo è opera esclusivamente sua. Di D. Romanò ebbi grande ammirazione, perchè lavorava in profondità sia nel ministero che nell'insegnamento catechistico, oltre ad essere un eccellente predicatore. Aveva in anime "il ritrovamento del sepolcro di S. Ambrogio e il restauro della cripta", unica costruzione rimasta in piedi dall'immane catastrofe.
Tra le figlie di S. Maria della Provvidenza, si ricordano particolarmente suor Maria Ambrosini, suor Emilia Carissimi e suor Maria Bessana, donne di santa vita, che tutte hanno donate in silenzio per costruire, senza mai chiedere nulla. Altra figura di sacerdote ben nota era D. Gaetano Bassani, poi parroco di S. Giuseppe al Trionfale, che molto maestre ricordavano per averlo avuto compagno di scuola nell’istituto Magistrale di Ferentino.
Nella chiesa, che aveva un proprio messalino ed altri libretti di devozioni proprie, si ascoltavano stupende prediche, belle musiche e si assisteva a funzioni solennissime, spesso tenute da porporati e da vescovi anche delle vicine diocesi, che tante invitavano a parteciparvi. Per queste caratteristiche la chiesa era sempre gremita. I1 Sabato Santo, al "Gloria" tutti s’inginocchiavano, dovunque si trovavano, al bar, per la strada, al mercato; subito dopo, tutti i sacerdoti della casa uscivano per la benedizione delle abitazioni, che allora era un'altra e più bella cosa. Nell'Istituto c’era una filodrammatica e una "schola cantorum" ambedue dirette dal pancione romagnolo Guido Guidi, e una fiorentissima Azione Cattolica. Siccome si è appena accennato al sepolcro di S. Ambrogio, sarebbe opportuno riprenderne l’argomento, rivolgendosi alle competenti autorità e ai cittadini per rimetterlo in evidenza, restaurarlo e renderlo agibile, perché da troppo tempo abbandonato e danneggiato.

le-macerie-dopo-il-bombardamento"Dalla destra dell'unica nave, che forma tutta la chiesa (scrive Casimiro da Roma),  si passa ad una cappella sotterranea, in onore della Madonna dei sette dolori", ricavata nell'interno del sepolcro, dove riposarono pure le spoglie di Celestino V; una lapide damasiana, non trascritta, è andata perduta.
La guerra non permise la realizzazione di un nuovo grande Istituto nella vasta area su una vicina stupenda collina, secondo il lungimirante progetto di D. Bacecchi.

Sulla chiesa di S. Agata, il primo e più illustre parroco, D. Luigi Romano scrive: "Era ancora nuda e spoglia, con un solo misero altare. A dieci anni si può presentare decentemente vestita e con un discreto bilancio di altre opere eseguite. Cinque altari   marmorei: quello maggiore imponente e splendido (ora trasformato in malo modo) e uno per le singole cappelle del Crocifisso, dell'Immacolata, di S. Antonio e di S. Giuseppe,  tutte adorne di magnifiche balaustre (ingiustificatamente levate) pure in marmi policromi. Un rivestimento in rosso di Verona fino ad una certa altezza dà maggiore decoro e armonia al tempio. Da ricordare per la storia l’artistica porta in pic-spain slavo, il restauro della bella torre campanaria, il nuovo concerto di campane ed altre opere, il restauro dell’effige dell'Immacolata, la corona aurea (della Vergine), molta suppellettile, e arredi sacri. Resta ancora molto da fare, come la liberazione dai calcinacci e il restauro del sepolcro di S. Ambrogio e della cripta".
Restauro ingresso cripta

ingresso cripta 2ingresso cripta

 

"Resti lo spirito di D. Guanella e restino sempre vivi ed eloquenti i suoi esempi di virtù e di carità, indicando la via sicura per altre mete e per numerose opere di Carità".
(Cardinale Clemente Micara, protettore ed ex alunno del Seminario di Ferentino).

 
AA.VV., Opera D. Guanella, Ed. Tumminelli, Roma 1954. IDEM, Cinquant'anni di vita all'insegna della Carità. Culto e Carità, Numero speciale, luglio-settembre 1958. IDEM, Il servo della Carità Don Luigi Guanella,
 in La Divina Provvidenza, Como nov. 1964. L. GUANELLA, Alle Figlie di S. Maria della Provvidenza nell’opera
degli asili, Como Tip. Casa Divina Provvidenza, 1913. IDEM, Nella scuola, norme per ben dirigere l'insegnamento elementare, Como, Casa Divina Provvidenza, 1933. IDEM, Scritti vari. L. MAzzucchi, La vita,
lo spirito e le opere di D. Guanella. A. TAMBORINI, Il Servo della Carità Beato Luigi Guanella, Postulazione
Generale dei Servi della Carita, Roma 1964. A. TAMBORINI — A. PREATONI, I1 Servo della Carità. Beato Luigi Guanella, Milano 1964.