Storia della Chiesa di Sant'Agata di Alberto Cedrone

  • Cronicon

La storia della chiesa di Sant’Agata.

di Alberto Cedrone, la Parrocchia dono di Dio, Ferentino 1972
si ringrazia la Sig.ra Teodora Strabone per l'immagine del Largo Ambrogiano - Tutte le altre immagini appartengono all'archivio storico "Alberto Cedrone" della Parrocchia di Sant'Agata.

largo-ambrogianoSi hanno notizie di una prima chiesuola costruita nel V secolo fuori Porta Romana, sopra la tomba di Sant’Ambrogio Martire e dei suoi compagni.
Essa, nel XII secolo, divenne cripta della chiesa Francescana, più grande, detta in seguito di San Francesco vecchio per distinguerla dall’altra intitolata al Santo Patrono d’Italia costruita intorno al 1254 all’interno della città.
San Francesco, infatti (sembra nel 1218?), trovandosi di passaggio a Ferentino, fondò il convento annesso alla chiesa di Sant’Agata, dando inizio a quel fulgore francescano che farà della nostra città la “Seconda Assisi”.
Nel 1327, la chiesa di Sant’Agata, stando ai ricordi di don Lelio Marini, era posta sotto la cura di una non precisata comunità di monache. Potremmo pensare che fossero le Suore Benedettine, visto che un loro monastero si trovava a poche centinaia di metri dalla chiesa.

san-pietro-celestino-caminada-68(a lato la tela raffigurante San Pietro Celestino venerata nella chiesa rurale dedicata al Santo)La chiesa, essendo costruita sulla Via Latina – poi Via Casilina – riceveva la visita di quanti si fermavano durante i lunghi viaggi del tempo ed accoglieva i Legati “a latere” nel giorno del loro solenne ingresso in città, dove venivano a reggere la Provincia di Campagna e Marittima, ed i Pontefici che sceglievano Ferentino per i loro soggiorni.
Si ricordano, fra le tante, le visite di San Gregorio VII di Savona (1073-1085) nel 1061 prima di essere pontefice – B. Urbano II di Reims (1088-1099) nel 1093 – Pasquale II di Bleda (1099-1118) nel 1105 e nel 1113 – Gelasio II di Gaeta (1118-1119) nel 1118 – B. Eugenio III, pisano (1145-1153) nel 1150 e nel 1151 – Adriano IV, Breakspeare inglese (1154-1155) nel 1155 – Alessandro III Bandinelli senese (1159-1181) negli anni 1160,1161,1170,1174 e 1175 – Innocenzo III di Anagni (1198-1216) negli anni 1201, 1203, 1204, 1206, 1207, 1208, 1213 e 1215 – Onorio III, Savelli romano (1216-1227) negli anni 1217, 1218 e 1223 – Alessandro IV, Reginaldo da Segni (1254-1261), quand’era “in minori bus” e quando era rettore della Provincia di Campagna e Marittima – San Celestino V di Isernia, Pietro del Morrone (1294-1294) nel 1272, prima di diventare pontefice – Urbano VI, Pignano napoletano (1378-1389) il 19 aprile 1383 e nell’agosto 1388 – Martino V, Colonna Romano (1417-1431) nel 1429 – Gregorio XVI, Cappellari di Belluno (1831-1846) nel 1843 – Pio IX, Mastai di Senigallia (1846-1878) nel 1850 e nel 1863 – Leone XIII, Pecci di Carpineto (1878-1903) da alunno del Seminario Minore e da Vescovo di Perugia – Pio XII, Pacelli romano (1938-1958) da bambino, quando era ospite della famiglia Tani – Giovanni XXIII, Roncalli di Sotto il Monte (1958-1963) quando era Patriarca di Venezia – Paolo VI, felicemente regnante, da Monsignore di Curia nel 1948.


chiesa-antica-esposizione-santissimoNella stessa tomba che fino all’anno 824 aveva custodito i resti di Sant’Ambrogio Martire, nel 1327 durante le lotte di Ferentino con la vicina Anagni, furono raccolte le ossa di San Celestino V prelevate dai Ferentinati dalla Chiesa rurale di Sant’Antonio abate.
Successivamente, nel 1517, i resti del Santo, ormai mal ridotti, furono trafugati di notte con astuzia da gente d’Abruzzo e portati nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio de L’Aquila.
Nella fretta, gli Aquilani lasciarono alcuni denti ed il cuore di Papa Celestino ancora miracolosamente “vivido”.
Il cuore, custodito prima dalle suore Benedettine, nel 1683 venne racchiuso in un artistico reliquiario di argento e donato dal Cardinale Nicolò Ludovisi alle suore Clarisse della città che ancora lo custodiscono.

Nel 1658 l’avello era stato sistemato in cappella dedicata ai “Sette dolori della Vergine”.
Sull’arco della cappella si leggeva questa iscrizione
“ Venite, adoremus Dominum in loco isto, ubi steterunt corpora SS. Ambrosii martyris, et petri Coelestini papae protector – civitatis ferentinis anno domini 1658”.
chiesa-1898(acconto, immagine del 1898 della navata, già pubblicata in uno dei primi numeri post-bellici della rivista "Culto e Carità;foto di Alfredo Collalti,....grazie)Al di sopra della volta della cappella, sul pavimento della chiesa, c’era un’altra iscrizione:
“ CORPORA – SS. PETRI COELESTINI PP – ET – AMBROSY MARTIRIS – DIU – (HEIC) REQUIVERUNT”.
Durante l’episcopato di Mons. Pietro Paolo Tosi (1754-1800) nel 1755, la vecchia chiesa di Sant’Agata, bellissima nel suo stile medioevale, venne demolita per essere ricostruita nelle forme barocche che i superstiti della II guerra mondiale ricordano.

tela-san-ludovico-santa-marghierita-santa-elisabettaCol rifacimento terminato nel 1770 la cripta con la cappella venne abbandonata.
La ricostruzione e la riconsacrazione della chiesa furono ricordate da questa iscrizione: “ D.O.M. – templum hoc – divae Agathae martiris nomine excitatum – anno domini MDCCLV lapide in fondamenta ex ritu iniecto – DCCLXX supra mille simum Petrus Paulus Tosius ferentinatium antistes solemni prece dicavit – Anniversario addicto die XI kal. Februarias”.
Davanti alla balaùstra giaceva il corpo del Ven. Vincenzo Tani (1770-1820), uno dei primi seguaci di San Gaspare del Bufalo.

La facciata della chiesa era uguale a quella attuale ma aveva, in alto sull’arco, due fiamme di travertino fra le statue di San Francesco e di San Bonaventura, anch’esse di travertino, e una caratteristica meridiana nella lunetta sul portale.

Nell’interno, ad una navata con presbiterio e coro, la chiesa era ricca di opere d’arte.


Azzardiamo un piccolo inventario delle più pregiate:
• Il vecchio altare centrale, autentico capolavoro dell’arte marmoria del 1700
• Il Crocifisso in legno del Getsemani del XVII secolo;
• Un Crocifisso in legno del XIII secolo;
• Il coro con diciannove stalli in legno di noce artisticamente scolpiti;
• La suppellettile della sacrestia anch’essa tutta in noce;
• Due statue in legno non datate, una di San Francesco d’Assisi, l’altra di San Bonaventura;
• Due confessionali in legno di noce scolpiti;
• Il pulpito, anch’esso di noce scolpito;
• Il Bambino Gesù del 1700;
simulacro-santantonio-di-padova-1939• La Statua di Sant’Antonio di Padova;(vedi foto)
• L’organo in noce massiccio scolpito;
• Un artistico candelabro;
• Gli altari minori in pregiatissimi marmi;
• La pala d’altare maggiore con la figura di Sant’Agata;
• La pala raffigurante San Ludovico Re di Francia,Santa Margherita da Cortona e Santa Elisabetta Regina d’Ungheria;(vedi foto)
• La pala raffigurante Sant’Antonio con le anime del Purgatorio;
• Le tele stupende della Via Crucis, d’autore ignoto;
• Il quadro di San Pasquale Baylon;
• Il quadro con la Pietà;
• Il quadro di Sant’Anna;
• Un affresco raffigurante San Francesco che istituisce l’Ordine;

• Un affresco raffigurante San Francesco che presenta la regola al Papa Onorio III;
• La Statua dell’Immacolata Concezione del 1854.
san-francescoTutte le tele erano attribuite all’artista ferenti nate Desiderio DE Angelis che le aveva dipente mentre si trovava impegnato in lavori per conto dei Borboni presso le regge di Napoli e di Madrid.
La chiesa fu sempre officiata dai Religiosi che nel corso dei secoli hanno abitato il convento e che tanto bene hanno diffuso nella città e nella campagna.
Con lettera “Dominicis grecis saluti” in data 9 febbraio 1617, il Vescovo di Ferentino Ennio Filonardi da Bauco – ora Boville Ernica – (1612-1644), unitamente al convento, concesse ai Frati Minori Osservanti anche il possesso della chiesa che fino allora era stata officiata da un Abate e dal alcuni chierici, con i quali, già da quattro anni, intercorrevano rapporti di collaborazione ed esistevano punti di concordia circa la cura delle anime nella parrocchia di San valentino.
Con lo stesso documento, il Vescovo Filonardi autorizzava i Frati ad esercitare tutte le funzioni inerenti al loro ministero ed a godere di tutti i privilegi che la Sede Apostolica concedeva agli altri Regolari.
Nel 1876, con la soppressione del convento, la chiesa di Sant’Agata venne ceduta al Comune di Ferentino con l’obbligo di farla funzionare.

I Servi della Carità del Beato Luigi Guanella, venuti a Ferentino nel 1908 per prendere possesso dell’antico convento e amministrare le Opere pie ivi ospitate, provvidero ad officiare la chiesa per il bene pubblico e per le necessità delle istituzioni di carità fatte rifiorire.

festa-santantonio-1931Il vecchio edificio fu distrutto il 24 maggio 1944 da un bombardamento aereo nel corso dell’offensiva degli Alleati durante la “Battaglia di Cassino”.
Col campanile rimasero in piedi soltanto una parete e parte della facciata della chiesa come pure la vecchia cripta.

La chiesa diventata parrocchia nel 1947 per volontà del Vescovo Mons. Tommaso Leonetti, fu da lui consacrata nella festività dell’Ascensione il 26 maggio 1960.

LE INDULGENZE

I Pontefici furono sempre prodighi di favori materiali e spirituali nei confronti della chiesa di Sant’Agata. Tra quelli spirituali ricordiamo alcune tra le più importanti indulgenze che le furono attribuite nel cosro dei secoli: le indulgenze del Perdono di Assisi; quelle concesse da Alessandro IV per le feste di San Francesco, di Sant’Antonio e di Santa Chiara; quella concessa il 5 maggio 1291 da Nicola IV, in quel giorno ad Orvieto, “Pro Ecclesia Sanctae Agathae Ferentinati in singulis Sanctorum Petri et Pauli Apostolorum festivitatibus, per octo dies sequentes et in anniversario die dedicationis eiusdem ecclesiae”.