Anno 1947: il Crocifisso e l'Immacolata fanno ritorno a S.Agata

  • Crocifisso

Delle Relazioni e Memorie - estratto da "Della Storia e Divozione del SS. Crocifisso venerato nella Chiesa di Sant'Agata in Ferentino, memorie istoriche - a cura di Luca Caliciotti

Anno 1947

Anno fondamentale nella storia della nostra parrocchia: i lavori di ricostruzione sono terminati e i due illustri pellegrini, il Crocifisso e l’Immacolata, vi fanno ritorno. Affidiamo alle parole del primo parroco, don Luigi Romanò, il racconto di quello storico giorno (domenica 7 dicembre 1947).

"...L'entusiasmo toccò l'acme nel pomeriggio nella solenne processione di trasporto delle Sacre Immagini del Crocifisso e dell'Immacolata dalla Cattedrale a S.Agata. Dire che tutta Ferentino si mosse, pianse e delirò, è dire poco. Mai a memoria d'uomo, si vide un entusiasmo pari a quello con cui tutta la cittadinanza prelevò i suoi più grandi tesori sfollati durante i bombardamenti e li accompagnò alla loro dimora. Già le tenebre avvolgono le vie. Più che le luci dei fuochi che descrivono nei cieli fantastiche stelle e guizzi di gioia, è la fede robusta che illumina il cammino a questo popolo. La folla intanto si accalca sulla piazza e nelle vie adiacenti. Appaiono sulla vetusta Porta S.Agata la Madonna bella e il suo Figlio ancor più bello. Sostano essi pure sulla facciata della Chiesa e dominano sul mare ondeggiante di teste e di cuori. In questa elettrizzante atmosfera di fede e di amore erompe la parola robusta dell'On. Cingolati, Ministro della Difesa e dell'Ecc.mo Vescovo. Quindi il Vescovo esce a benedire il popolo in piazza, elevando il SS. Sacramento. Poi gli Augusti e Santissimi Pellegrini, fra un interminabile scroscio di grida e di applausi facevano ingresso nella nuova , nella loro Chiesa e prendevano possesso delle rispettive cappelle. Anch'esse sono ancora vuote e disadorne, ma la pietà dei figli saprà preparare una degna dimora e li circonderà ognora dei cuori e delle preghiere che sono i più belli ornamenti...".

Uno dei protagonisti dell’evento: Intervista al Sig. Fernando Bianchi di Tiziana Bianchi

I ricordi riaffiorano insieme ad un dolore acuto mai sopito, neppure dopo tanti anni…il dolore di chi “partito per la guerra”e passando per Ferentino, vede la sorella più piccola vestita a lutto e capisce: la morte li aveva privati della madre rimasta vittima del bombardamento del 24 maggio 1944. Una delle tante famiglie distrutte dalla violenza cieca, ferina ed inutile di una guerra che, per la prima volta nella storia, aveva coinvolto le città e quindi i civili inermi. Mia nonna è stata una delle vittime del feroce bombardamento che distrusse il borgo e la chiesa di S. Agata.

1) Cosa ricordi,papà, di quel periodo?

La povertà, la fame, la distruzione e la disperazione degli sfollati nelle campagne. La vita era molto più semplice: è vero non c’era l’energia elettrica nelle case, né l’acqua diretta o il gas metano, le macchine a Ferentino erano pochissime…ma le persone si sentivano più vicine.

2) Cosa ricordi della Chiesa di S. Agata?

Per noi abitanti del borgo, era un luogo importante: da bambini ci andavamo a giocare con gli orfanelli ospiti della Casa Divina Provvidenza; da adulti le“funzioni”scandivano la vita quotidiana perché la fede era molto più viva. Dopo il bombardamento, ricordo il grande cumulo di macerie e la rabbia dei fedeli che si sentivano privati di un bene prezioso. Poi, ricordo gli operai impegnati nella ricostruzione.

3) E’ vero che le statue del Crocifisso e della Madonna sono rimaste illese durante il bombardamento?

Veramente non erano più in Chiesa da tanto tempo: a noi era stato detto che avevano trovato riparo a S.Giovanni, esattamente dove non saprei dirlo. Quello che è sicuro è che il 24 maggio 1944 le statue non erano sotto le macerie.

4) Della solenne cerimonia di ritorno nella Chiesa di S. Agata del 1947, cosa ricordi?

La partecipazione e la gioia di tutti, cioè di tutti i paesani voglio dire, non solo di noi parrocchiani: era come un voltare pagina, come se la vita riprendesse a scorrere come prima, sotto la protezione della Madonna e di Suo Figlio che tornavano nella loro casa. Uscite dalla Chiesa di S.Giovanni, le statue sono state portate processionalmente a spalla ognuna da 16 incollatori. La macchina della Madonna era molto più pesante, ma incollare il Crocifisso era pericoloso perché bisognava tenerlo in equilibrio.

5) Quale percorso avete seguito?

Da piazza del Duomo, abbiamo percorso via Consolare verso la Chiesa di S.Ippolito; quindi, giunti in Piazza Matteotti e superata la Chiesa di S.Valentino, abbiamo raggiunto la Chiesa di S.Agata.

6) Quante soste avete fatto lungo la strada?

Nessuna. Gli stessi incollatori hanno coperto tutto il percorso.

7) …e come avete fatto? Non sentivate la stanchezza?

Eravamo giovani!!!

8) Quale statua incollavi?

Il Crocifisso. Ero davanti, anzi precisamente ero l’incollatore esterno della prima coppia di destra: quindi incollavo con la sinistra. Il mio compagno era un mio grande amico: Elio Polletta.

9) (Per dovere di cronaca devo chiederlo, pur conoscendo già la reazione) Chi erano gli altri incollatori?

Alcuni erano dei ragazzi della campagna di cui non ricordo il nome, altri erano della nostra parrocchia ma oggi non ci sono più: Virgilio Bianchi, Antonio Collalti … (la voce, infatti, si è fatta più greve ed allora cerco di sdrammatizzare, chiedendogli)

10) C’è qualcun altro “superstite” ?

Oh sì, Emilio Minucci che incollava la statua della Madonna.

11) Quale statua avanzava per prima?

Il Crocifisso. Ma le due statue erano molto vicine, anche se poi, al momento dell’ingresso nella Chiesa di S. Agata, le persone che si sono messe in mezzo, le hanno allontanate.

12) Cosa ti è rimasto più impresso?

Le preghiere e le invocazioni accorate delle persone al nostro passaggio: ti ho già detto che le persone erano molto più devote rispetto ad oggi. Quello che ricordo come se fosse successo oggi, però, è l’emozione di incollare il Crocifisso perché la statua “prima” era intoccabile, non usciva mai; né veniva esposta durante la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce: per il 14 settembre veniva solamente addobbata la cappella, anche se in modo molto solenne. Gli occhi illuminati da quella stessa grande fede più volte evocata durante il racconto, tradiscono l’amore profondo e la grande venerazione da sempre nutriti per il “suo” Crocifisso e per la “sua” Madonna.

7 dicembre 1947-1

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7 dicembre 1947-2

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7 dicembre 1947-3

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7 dicembre 1947-4

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