Manifestazioni civili nella Festa del SS. Crocifisso

  • Crocifisso

Manifestazioni civili di Alberto Cedrone - Casamari 1988 - estratto da "Il Crocifisso di S.Agata, Storia e devozione" 


In occasione della festa del Crocifisso, un apposito Comitato organizza interessanti manifestazioni civili alle quali partecipano in gran massa i cittadini di Ferentino e numerosissimi forestieri, soprattutto provenienti dai paesi vicini. Bande musicali, orchestre o complessi, gruppi folk, gare sportive talvolta anche ciclistiche e calcistiche, tombole e lotterie con ricchi premi in palio, fuochi d’artificio allietano e caratterizzano la serata del 13 e la giornata del 14 settembre.L’evento civile più saliente dell’annuale avvenimento religioso è la tradizionale Fiera di merci e bestiame del 14 settembre preceduta dalla “Mezza fiera” del pomeriggio e la sera del 13. Le massaie fanno allora provvista di cipolle, di agli, di peperoncini e di altre mercanzie del genere da conservare per le future stagioni mentre i vignaioli acquistano tini, tinelle, tinozzi, bigonce (binuzi), botti, botticelle, cupellu ed altro armamentario in legno per l’imminente vendemmia e i contadini vanno alla ricerca di un buon porcellino da mettere all’ingrasso per l’inverno e del basto (‘mastu) per il proprio asinello.Un tempo i ragazzi, ma non soltanto essi, scendevano a Sant’Agata per sorbire negli appositi stand (si trattava di semplici tavoli coperti da ombrelloni), la “grattachecca”, una sorta di granita addolcita con sciroppi di vario colore e sapore, molto ghiotta, e per acquistare e mangiare soprattutto sul posto frutta secca e le ghiotte carrube (sulléccu), arachidi (nocciolinu americanu), gensole (lénzulu), lupini (fusaie), ed altre ghiottonerie simili.Fino a tempi piuttosto recenti, durante la fiera del SS. Crocifisso si potevano acquistare utensili da cucina in terra cotta di produzione artigianale, in vernacolo detti generalmente “lu pilucci”, quali: tegami, tegamini, pentole di varia grandezza (stufaroli), anfore (bucali i bucalitti), salvadanai (cicinegli) ed altri svariati oggetti per la cucina e per la casa.Spesso, i forti acquazzoni settembrini, nei due giorni di fiera, causavano violente “piene” che, “dalla piazza”, scendendo impetuosamente fino a “Chivi”, trascinavano a valle tutte “lu pilucci” che i modesti venditori ambulanti avevano diligentemente esposto lungo la via Garibaldi, dalla Porta di Sant’Agata fino davanti alla chiesa.Se l’improvviso spettacolo alluvionale suscitava ilarità in quanti la osservavano da dietro le finestre delle proprie abitazioni, diventate punti strategici di osservazione, o da dentro i portoni delle abitazioni, trasformatisi in comodi ripari dalla pioggia, per i poveri venditori costretti a correre con “la piena” nello spesso vano tentativo di recuperare gli oggetti strappati dall’acqua, costituiva una vera tragedia, perchè con l’acqua si dileguavano le loro speranze di un pur modesto guadagno.Un’antica tradizione voleva che alla festa venisse consumata “la bufaletta”, così come ancora avviene in altri centri della Ciociaria. Veniva scelta una giovane bufala fra quelle allevate nell’agro ai confini con Anagni e, legatala bene con robuste corde, veniva fatta correre per diverse ore lungo le strade di campagna fra le chiassose frotte di giovani e di ragazzi, che incitavano e gridavano. Quando la bufala era abbastanza “strapazzata” veniva mattata e venduta per la cucina dei buongustai. Per lo più, però, veniva cotta in padella sulla piazzetta o largo di Sant’Agata a fette panate che venivano servite dentro appositi recipienti di legno (“scife”) e consumate da intere famiglie o gruppi di persone sedute intorno ai lunghi tavoli allineati sulla piazza. I consumatori non disdegnavano certamente di bagnare le abbondanti libagioni col vino generoso delle nostre campagne. La tradizione finì quando in Ferentino venne meno l’allevamento dei bufali.   

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Le cose umane passano, quelle divine no! La devozione dei Ferentinati al SS. Crocifisso di Sant’Agata, che è un fatto di Fede, è rimasta e si è consolidata nel tempo. Ogni anno, il 14 settembre, in Sant’Agata si rinnova, infatti, il devoto omaggio al Ven. Simulacro e si innalzano preghiere e suppliche al Redentore che sempre consola, noi Suoi indegni fratelli, con larga abbondanza di grazie. Lo spettacolo delle persone che, riempiendo vieppiù la chiesa, si alternano ai Suoi piedi -  molti, trovandosi in lontane residenze, tornano volutamente per la “Festa” - , si fa allora continuo, confermandosi esaltante e commovente, ma sempre edificante, e per tutti di incitamento e di sostegno nel quotidiano coraggioso impegno di testimonianza della propria Fede di fronte al mondo.

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Le cose umane passano, quelle divine no! La devozione dei Ferentinati al SS. Crocifisso di Sant’Agata, che è un fatto di Fede, è rimasta e si è consolidata nel tempo. Ogni anno, il 14 settembre, in Sant’Agata si rinnova, infatti, il devoto omaggio al Ven. Simulacro e si innalzano preghiere e suppliche al Redentore che sempre consola, noi Suoi indegni fratelli, con larga abbondanza di grazie. Lo spettacolo delle persone che, riempiendo vieppiù la chiesa, si alternano ai Suoi piedi -  molti, trovandosi in lontane residenze, tornano volutamente per la “Festa” - , si fa allora continuo, confermandosi esaltante e commovente, ma sempre edificante, e per tutti di incitamento e di sostegno nel quotidiano coraggioso impegno di testimonianza della propria Fede di fronte al mondo.
 

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