1 - Nella tempesta: Il mare di Galilea e la sveglia di Gesù

  • Lettera del Vescovo Ambrogio Nella tempesta salvaci Signore

Il mare di Galilea e la sveglia di Gesù

Gesù prende i discepoli e li porta nel “mare di Galilea”, come a voler far vivere loro quanto avevano ascoltato nelle parabole, andando verso l’altra riva del lago: era territorio dei pagani, dove avrebbe incontrato un uomo posseduto dal diavolo. Quella parola doveva essere per tutti, anche per i pagani, gli altri, quelli dell’altra riva. C’è sempre un’altra riva da raggiungere, anche per noi, che andiamo sempre dagli stessi! Fu davvero una traversata difficile, come è sempre ogni percorso che ci porta dal nostro mondo a quello degli altri, coloro che non conosciamo. Fu impegnativa, com’è la traversata verso un mondo che sembra dominato dal male, rappresentato da quell’uomo posseduto da uno spirito impuro, furioso, rabbioso, che sfida Gesù. La traversata del lago anticipa quell’incontro complicato con il male, che ha preso possesso di una vita (Marco 5,1-20). Gesù invita i discepoli: “Passiamo all’altra riva”. Essi, allora, lo prendono con loro nella barca e cominciano la traversata. Ma, all’improvviso, “ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena”. Il pericolo di morire era evidente. Ma Gesù “se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva”. Sembra che Gesù sia davvero indifferente a quanto sta per avvenire. Quanto è facile, nella tempesta della vita, nella tempesta di questo tempo, pensare che, in fondo, Gesù si disinteressi, non si accorga di quanto sta avvenendo a noi tutti. Il Vangelo dice che i discepoli svegliarono Gesù e gli dissero: “Maestro, non ti importa che siamo perduti?” I discepoli svegliano Gesù. In un certo senso, potremmo dire che abbiamo la possibilità di “svegliare” il Signore quando ci sembra lontano dal nostro bisogno. È bella questa immagine! La preghiera nel bisogno risveglia Dio affinché si prenda cura di noi. Quante volte ciò avviene nella Bibbia, nei momenti difficili: svegliare Dio. Lo fece il paralitico che nessuno gettava nell’acqua della piscina risanatrice di Betzatà (Giovanni 5). Lo aveva fatto Mosè nel deserto davanti al lamento di Israele che soffriva per la fame e la sete (Esodo 17). Lo aveva fatto Ester per salvare un popolo intero (Ester 4). Lo aveva fatto il profeta Giona, che era stato gettato in mare ed era stato inghiottito dalla tempesta fino quasi a morire (Giona 2). Insomma, non abbiamo mai paura di scomodare Dio davanti al bisogno, perché la preghiera nasce sempre dal bisogno, anche quella della lode e del ringraziamento. La preghiera ha una grande forza,: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Poiché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto” (Mt 7,7-8). Per questo ogni comunità vera nasce e cresce nella preghiera.